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Il Futuro dei Giovani.

Da qualche anno, sebbene non rientri nelle mie specifiche attività professionali, mi sto occupando di formazione ai giovani. Lo faccio tramite un'associazione no profit che si chiama Happiness, che ho creato per portare avanti il progetto "Happy Academy", l'Accademia Felice in cui i ragazzi dai 18 ai 25 anni possono formarsi gratuitamente, grazie alle donazioni di molti Imprenditori Sovversivi.

L'idea, semplice ma molto apprezzata, è stata questa:
Ci sono centinaia di aziende sane, alla disperata ricerca di ragazzi in gamba e già pronti per supportare il titolare. Parliamo di piccole e medie imprese, quindi non cercano né il manager che arriva dalla Bocconi con 3 master (e zero esperienza), né possono permettersi il lusso di assumere il ragazzo tutta buona volontà ma totalmente da formare all'interno.
Dall'altra parte abbiamo migliaia di ragazzi che vorrebbero crescere professionalmente e lavorare, ma sanno perfettamente che la scuola tradizionale non trasferirà loro le competenze che richiede il mercato. Quindi sono incastrati psicologicamente in una situazione frustrante, perché si rendono conto che ogni scelta che faranno li porterà ad un vicolo cieco.
Perché quindi non unire queste due esigenze, ed impostare un percorso che porti ad acquisire quelle competenze che gli imprenditori vorrebbero e non trovano, dal momento che la scuola non è in grado di trasferirle?

Tre anni fa ho provato a portare il progetto di Happy Academy all'interno delle scuole. Con risultati davvero raccapriccianti.
L'apice di questa esperienza lo condenso in un episodio vissuto all'interno di un liceo, dove un preside, apparentemente disponibile, mi ha dato l'opportunità di tenere quello che doveva essere un incontro introduttivo a tutte le quinte dell'istituto. Al termine dell'incontro gli oltre cento ragazzi erano letteralmente entusiasti del progetto, così come buona parte dei docenti presenti. Ero quindi convinto che il preside avrebbe confermato il progetto (una serie di appuntamenti legati allo sviluppo di competenze relazionali). Ma con mia sorpresa a fine incontro la sua frase è stata: "Non ritengo sia il caso di continuare. Sa, lei con queste informazioni potrebbe rendere consapevoli i matti di stare all'interno di un manicomio. Questo renderebbe poi problematico il nostro lavoro di tutti i giorni".
Ecco, siamo messi così. Con le istituzioni scolastiche più concentrate a non far capire ai ragazzi di essere stati messi in un manicomio, piuttosto che focalizzate sul renderli responsabili della loro vita e del loro futuro.


Il dilemma del formatore.

"Nel dire alcune verità scomode devi fare i conti con l'impopolarità. Ma senza popolarità non puoi trasferire a più persone quelle verità scomode che qualcuno potrebbe apprezzare".
Molti bravi professionisti, nel mio settore (ma non solo) si trovano in questa situazione. 
Perché la maggior parte delle persone è affamata di certezze ed assetata di facili illusioni
Ma detesta la sgradevole sensazione di disagio che deriva dal fare i conti con la consapevolezza.
Per esempio le persone vogliono che tu fornisca loro le frasi adatte per "persuadere" un cliente, ma quando dici loro che in realtà non devono persuadere proprio nessuno, ci rimangono male e pensano che tu non sia competente.
Sono stati talmente lobotomizzati da video corsi da 5 minuti o da ebook da 30 pagine che sostengono di spiegare "come ipnotizzare il cliente con una frase" o come "avere successo in 5 passi", che ora vogliono solo formule magiche, non soluzioni vere.  

Ecco quindi il dilemma. 
Adattarsi e sfruttare questi ormai noti meccanismi psicologici per piacere al maggior numero di persone, oppure andare avanti senza preoccuparsi del consenso, comunicando solo a quei pochi veramente recettivi?
Il paradosso sta nel fatto che ormai popolarità, successo e qualità sono diventati sinonimi. 
Cioè chi vuole dimostrare la qualità di ciò che offre usa lo strumento del "piace già a tanti", come se l'ultima hit di Giusy Ferreri fosse per antonomasia qualitativamente meglio di "Prélude à l'Aprèes-midi d'un faune" di Debussy, poiché è evidente che nella hit parade c'è lei e non lui. Quindi lui è uno sfigato e come tale non può insegnarti a fare musica di qualità.
D'altra parte se non sei popolare come fai ad intercettare chi vorrebbe Debussy e non sa che esiste, e quindi si sorbisce solo quello che "piace alla gente"? 
Davvero un bel dilemma.
Ma questa sarebbe una riflessione superficiale, se non analizzassimo anche altri fattori interessanti. 
Ad esempio di quando popolarità e qualità coincidono. 

Perché la Sardegna affonda?

C’è una regola inviolabile nel business, che più o meno dice così: se gli affari ti vanno male, la responsabilità è unicamente tua.
La prova di questa affermazione è data dal fatto che a parità di condizioni fiscali, location geografica e mercato economico c’è sempre qualcuno che fallisce e qualcuno che prospera.
Partendo da tale presupposto si possono fare tutte le considerazioni che seguono, e che riguardano in particolari modo la mia terra d’origine, ovvero l’amata Sardegna.
Lo scorso anno, in un impeto chiaramente masochista, ho voluto cambiare la meta delle vacanze estive, optando per l’isola che sta sopra (geograficamente) la nostra, ovvero la Corsica.
Tutti parlavano di questo posto come un vero paradiso, tale da giustificare la scelta, più che legittima, di dare i nostri soldi ad un’altra Nazione, pur avendo noi 7.458 km di coste.
Ebbene, sono partito carico di aspettative e devo dire che in effetti, a livello paesaggistico, è sicuramente molto bella. Ma quello che hanno davvero in più rispetto alla Sardegna (e a tante altre località italiane) è la capacità di valorizzare tutto, anche quando la sostanza è ben poca.
Due esempi su tutti:
La tanto pubblicizzata “Strada degli Artigiani” in zona Balagne. Mi ha incuriosito così tanto da aver rinunciato ad un pomeriggio di mare, pur di andarla a visitare. Per poi scoprire che si trattava di 3 negozietti di costosissimi gadget. Oppure un’anonima piazzetta a Portovecchio, trasformata in ritrovo esclusivo, semplicemente grazie alla proiezione di video musicali sulla facciata di una casa.
Roba semplice, insomma.
Ma nel trovarmi di fronte a queste scene mi tornavano in mente le centinaia di veri artigiani sardi, costretti spesso a svendere i loro prodotti di qualità, o le decine di Torri Costiere, spesso lasciate al degrado, ed ho pensato che noi sardi, dall’unione d’Italia in poi, abbiamo sempre e solo scelto due strade:
1. Farci colonizzare e sfruttare da altri.
2. Rimanere passivi, limitandoci ad una “confortante” lamentela.

Queste due strade sono, a loro volta, il frutto di 5 diversi approcci, che originano tutto questo, a volte con risvolti paradossali:

Attività Redditizie 2015

Come sapete ogni anno inauguro il mio blog con le indicazioni da seguire per creare o sviluppare un’attività redditizia.

Lo scorso anno vi anticipai che ci sarebbe stato il boom dei FabLab (qui potete leggere l’articolo, se ve lo siete persi) con tutto ciò che è legato ad essi (crescita dell’open source, dell’autoproduzione etc.). Ed infatti così è stato. 

Vediamo quindi quali sono le prospettive per questo appena iniziato.

Aumenterà la tendenza verso tutto ciò che è “sharing”, ovvero condivisibile tra più fruitori. Alcuni esempi interessanti si trovano nei trasporti, da Bla Bla Car che ti permette di trovare un passaggio condividendo i costi vivi, a Uber, temibile rivale per la potente casta dei tassisti.
La nascita di siti dedicati, come gli italianissimi Sharing o SolverCity dimostrano in maniera evidente come dagli acquisti ci si stia spostando lentamente verso lo scambio, l’affitto o la condivisione.

Quindi il primo consiglio per quest’anno, se volete rendere redditizia la vostra attività è:

Figurati se.

La cosa che più mi sorprende e che nessuno la veda come una gigantesca anomalia. Al punto che quando lo affermo nei convegni o nelle discussioni con gli amici scorgo nelle persone lo stesso mio sguardo vitreo di quando non afferro del tutto un concetto.
Eppure è semplice, quasi lapalissiano.
Ma arriviamoci per gradi.

Ti faresti operare da una persona che ha solo la terza media, ma che per passione ha iniziato a svolgere la professione di chirurgo?
Affideresti la costruzione di un ponte ad un diplomato all'alberghiera che partendo dalle costruzioni con i lego si è via via improvvisato ingegnere?
Ti faresti seguire fiscalmente da una persona laureata in lettere, ma che che ha ereditato lo studio da commercialista dai genitori, e lo porta avanti solo per necessità?

La risposta mi pare sin troppo scontata.

Venditori si nasce o si diventa?

Non mi sono mai considerato un venditore. Eppure ho cominciato a farlo presto, sin dai tempi della scuola. Avevo creato le magliette del mio liceo, e con i soldi ricavati, circa 3 milioni, mi comprai la prima moto.
A diciannove anni poi creai la mia prima società, la De Gustibus, con cui pubblicavo un free press destinato ai ragazzi. Siccome non avevo nessuno che mi finanziasse per qualche mese girai in cerca di sponsor. Facevo vedere un foglio completamente bianco e dicevo: "Vede qui, ci sarà un articolo su cui lei potrà avere la sua pubblicità". Gli esercenti guardavano perplessi il foglio bianco, poi probabilmente mossi da pena e tenerezza acquistavano alla cieca il loro inserto pubblicitario...

Oggi però comprendo tutti gli errori che commisi allora. Saltavo l'approccio iniziale, mi concentravo solo su quello che dovevo dire io, non consideravo le caratteristiche caratteriali di chi avevo di fronte. Sì, la vendita è qualcosa di veramente complesso, se fatto in maniera professionale. Ecco perché i corsi su questo argomento preferisco farli fare alla mia socia, che ha sicuramente un talento maggiore del mio in questo campo e che riesce a trasferire la sua conoscenza tacita anche a chi è ancora fermo alla vendita come mera presentazione di prodotti e servizi.

Dopotutto lo vedo in questi giorni. Sto girando per concessionarie (ad oggi una decina) per acquistare un'auto nuova.
Vista la penuria di clienti mi sarei aspettato di fare un giro trionfale in cui i venditori si sarebbero genuflessi e mi avrebbero fatto sentire un re. 

Prima di aprire un'attività in proprio.

In Italia sta accadendo un fenomeno interessante. A fronte di tante aziende che chiudono cresce la voglia di mettersi in proprio, avviando la propria attività.
Qualcuno ritiene che siano gli effetti della disoccupazione, della serie "se nessuno mi dà un lavoro me lo creo io".
Di per sé l'approccio sarebbe corretto, se non fosse che a fronte delle oltre mille start up che nascono ogni anno, di media 7 su 10 chiudono senza aver neppure recuperato il capitale investito. Un disastro.
Il che significa due cose:
- se non trovavano lavoro forse qualche motivo c'era.
- l'arte dell'improvvisazione è ancora una caratteristica tutta italiota.

Certo, qui da noi c'è la burocrazia, la pressione fiscale e bla bla bla, ma queste cose un novello imprenditore dovrebbe metterle in conto prima, non dopo. Non si parte a fare un'azienda solo perché si ha una buona idea ed un finanziamento europeo.
E soprattutto non ci si butta a fare qualcosa di grande se prima non si è dimostrato di saper fare quelle piccole.

Cerco di spiegarmi meglio.

Come fare una buona impressione ad un colloquio di lavoro?

Negli ultimi anni le aziende sono diventate molto più selettive nella scelta dei propri collaboratori, ed il motivo è semplice: quando l'offerta aumenta chi "acquista" (in questo caso chi assume) non si accontenta più e cerca il meglio a parità di costo.
Questo per le aziende è diventato un bel vantaggio, mentre per chi è in cerca di lavoro le difficoltà si sono moltiplicate. Se a questo si aggiunge che spesso le persone che si candidano non sono particolarmente abili a compilare il loro curriculum o ad affrontare un vero e proprio colloquio di lavoro la sfida diventa quasi impossibile.
Un vero peccato soprattutto per tutti coloro che avrebbero le competenze e gli atteggiamenti idonei per poter ambire ad un posto di lavoro, ma che vengono scartati solo per non aver dato una buona impressione iniziale.

Quando consiglio qualche imprenditore sulla scelta da fare tra una rosa di candidati, o seleziono io stesso collaboratori per la mia azienda, mi trovo spesso di fronte a persone che commettono errori grossolani, che incespicano sulle domande che gli vengono poste, che dicono esattamente il contrario di quello che dovrebbero dire, perdendo così una serie di opportunità lavorative.
E purtroppo nessuno poi comunica loro i motivi per cui sono stati scartati o come migliorarsi per poter dare un'immagine più coerente al proprio valore professionale.


Il Professionista del futuro

La maggior parte dei miei corsi sono generalmente rivolti agli imprenditori, i quali spesso vengono da me con la richiesta di aiutarli a gestire meglio la loro attività, ed in particolare i loro collaboratori.
Trovo molto positivo che il titolare di un'azienda, con i vari problemi che si ritrova oggi a dover affrontare, abbia la lungimiranza di comprendere che buona parte del suo futuro è legato a quanto renderà efficiente la sua Impresa, grazie ad una migliore organizzazione e ad un maggior coinvolgimento di chi lavora per lui. E comprendono che dopo di loro a dover essere formati sono proprio i loro migliori collaboratori, ovvero coloro che dovranno aiutarlo a superare sfide sempre più difficili e problemi sempre più complessi.

C'è poi una categoria di persone che spesso mi scrive, per tentare di capire come utilizzare i miei consigli rispetto alle loro specifiche necessità. Sono i liberi professionisti, ovvero coloro che non sempre gestiscono collaboratori (o molto pochi) ma hanno le stesse difficoltà di chi ha un'azienda: clienti che non pagano, fornitori inaffidabili, mancanza di tempo e stress continuo!


Perché la scuola non è più adatta per la vita vera.

Quando parlo di scuola mi faccio sempre molti nemici.
Il motivo è semplice. Tranne rare eccezioni reputo la preparazione scolastica, dalle elementari all'università, assolutamente mediocre o poco adatta per formare realmente una persona rispetto alle attuali sfide della vita.
Le critiche che mi vengono solitamente fatte a questa presa di posizione sono che i bambini imparano molto più in fretta rispetto al passato (sintomo, quindi, di una maggiore qualità degli insegnamenti), che molti nostri laureati all'estero trovano subito lavoro (quindi che le nostre Università sono migliori di quelle straniere) e così via.

Questo tipo di obiezioni mi confermano ulteriormente quanto il percorso scolastico sia assolutamente mediocre, dal momento che viene valutata la qualità dell'insegnamento legandola esclusivamente all'aspetto mnemonico-razionale, trascurando invece tutto il resto.
E tutto il resto è TANTO di più.

Programma Accademia di Gestione Aziendale

Dopo 12 anni dedicati alla formazione e alla consulenza aziendale ho capito che ciò che maggiormente conta per un imprenditore o un manager è che i concetti da far propri siano facilmente applicabili, sintetici e legati alla realtà che vive quotidianamente. Col tempo ho quindi eliminato tutti i concetti accademici ma complessi, affascinati ma irrealizzabili, emozionanti ma inutili.

La sintesi di questo lavoro è nell'Accademia di Gestione Aziendale, un percorso di 10 incontri, sviluppati nell'arco di un anno per permettere ai partecipanti di poter applicare ciò che imparano, evitando le classiche full immersion i cui effetti svaniscono dopo qualche settimana.
Ogni incontro, della durata di 4 ore, è dedicato ad un argomento specifico ed è suddiviso in 4 distinti momenti: l'analisi teorica, l'esercitazione pratica, lo studio su materiali scritti ed una breve verifica finale.

Questa formula innovativa rende l'Accademia di Gestione Aziendale l'investimento migliore per coloro che intendono migliorare le proprie competenze imprenditoriali o manageriali, come testimoniano i partecipanti che hanno già completato il percorso (leggine qui alcune).
Sarò felice di averti con noi, nella nuova edizione 2012/2013 che partirà Martedì 2 Ottobre.

Per ulteriori informazioni contattami senza impegno via mail (info@all-winners.it) o chiamando al numero verde 800 592434.










La truffa di Alcoa

Non è possibile rimanere indifferente di fronte alla disperazione dei minatori sardi o degli operai dell'Alcoa, i quali stanno giustamente lottando per ottenere quello che in Italia è definito un "diritto", ovvero il lavoro.
Premesso che i diritti in Italia sono un bluff, poiché diventano fonte di privilegi per pochi e aria fritta per tutti gli altri, quello che sconcerta è il modo in cui è stata gestita tutta la faccenda di Alcoa negli ultimi 15 anni. Lo Stato ha infatti sovvenzionato un'azienda che non aveva alcun futuro solo per impedire che lasciasse a casa i suoi dipendenti, ma in realtà ha solo buttato via ben 3 miliardi di Euro per ritardare una scelta che era ormai stata presa.
Ci si chiede se con tutti quei soldi si poteva far altro, invece che prolungare l'agonia di un'azienda straniera, interessata solo a prendere finché c'era da prendere, per poi trasferirsi altrove non appena i rubinetti venivano chiusi.

Con 3 miliardi di euro si sarebbero potute aiutare le piccole e medie imprese sarde, oppure si potevano incentivare le start-up con progetti legati alla valorizzazione del territorio. Destinando 50 mila euro ad azienda si sarebbero potute aiutare 60.000 attività, dando loro percorsi di affiancamento imprenditoriale per almeno 3 anni, quindi non solo denaro ma anche gli strumenti per essere competitivi (la famosa canna da pesca, invece del pesce già pescato).


Programma Winner Group Emilia Romagna


Programma Gennaio - Luglio 2012
Tutti gli incontri si terranno presso l’ Accademia dei Notturni –  Via Armiggia 42 - Budrio (BO)
Orari degli incontri: dalle ore 14.30 alle ore 18.30
Info e dettagli sul sito www.winnergroup.it – Per comunicazioni: info@winnergroup.it



Martedì  31 Gennaio
Case history:  “I segreti per gestire un’azienda anti crisi”.
(Enrico Giuliani – Oto Spa)

Enrico Giuliani rappresenta la seconda generazione dell’azienda Oto Spa, e grazie anche al suo contributo il fatturato è raddoppiato, migliorando notevolmente l’organizzazione interna. Enrico ci spiegherà in maniera pratica, come solo un imprenditore sa fare, quali sono oggi i segreti per condurre un’azienda che sia immune dalle crisi sistemiche che hanno investito tutta l’economia.

Ci presenterà anche in anteprima il suo primo libro “L’azienda invisibile”, pensato proprio per chi deve tutti i giorni confrontarsi con problemi pratici di gestione aziendale e del personale.

Termine iscrizioni: martedì 24 Gennaio.

Martedì  28 Febbraio
“La fattoria dell’autosufficienza: un’azienda proiettata nel futuro”.
(Francesco Rosso – Macrolibrarsi)

Francesco a 21 anni inizia a gestire Macrolibrarsi, azienda che opera nel commercio in internet di libri e prodotti per il benessere di corpo mente e spirito, che segue tutt'ora.
A 24 anni crea la “fattoria dell’autosufficienza”, uno centro rurale davvero speciale, in cui è possibile conciliare il benessere personale con quello del nostro pianeta.

Dice Francesco: “Credo in un cambiamento globale molto prossimo, voluto o non voluto, e per questo mi sto impegnando per la diffusione di nuove conoscenze e di uno stile di vita più legato alla natura”. E di questo ci parlerà nel Winner Group di Febbraio.

Termine iscrizioni: martedì 21 Febbraio.

Martedì 27 Marzo
“Il colletto d’oro”: case histories di chi fa davvero la differenza.
(Testimonianze di collaboratori aziendali)
Ogni bravo imprenditore è consapevole del fatto che il proprio patrimonio più importante è dato dal “capitale umano” ovvero dalla qualità dei propri collaboratori. Chi sono quindi i “colletti d’oro”? Sono coloro che uniscono abilità tecniche e professionali a grandi capacità relazionali, dando in questo modo grande valore aggiunto all’azienda per cui lavorano. Trovarli però non è facile, per questo chiederemo direttamente a loro che caratteristiche devono avere un’azienda ed un imprenditore per rendersi “attrattivi”.

Termine di iscrizione: martedì 20 Marzo

Martedì 24 Aprile
“Disobbedienza e creatività”
(Igor Sibaldi)
Igor Sibaldi è grande esperto di religioni, di mitologia e filologia nonché autore di numerosi libri, tra cui il best seller “Maestri Invisibili”  e il suo ultimo “Libro della Creazione”. Dal 1997 tiene conferenze e seminari in Italia e all'estero su argomenti di mitologia e di psicologia del profondo, rendendo facilmente comprensibile ed utile nella vita quotidiana la grandissima conoscenza trasversale che possiede, dalla kabbalah ai romanzieri russi da lui tradotti.

Un incontro imperdibile, pensato da Igor specificatamente per i soci Winner Group, e che arricchirà profondamente tutti noi.

Termine iscrizioni: martedì 17 Aprile


La versione E-book del "Per fortuna c'è la crisi!"

Nel 2007, quando scrissi questo libro, in meno di un anno ne furono vendute quasi 6.000 copie.
Ad oggi il "Per fortuna c'è la crisi!" è più attuale che mai, ed il prestigioso sito di libri "Macrolibrarsi" ha deciso di riproporlo in versione E-book.


"Per fortuna c'è la crisi!" è un vero e proprio vademecum di azioni concrete ed estremamante efficaci per chiunque sia convinto che, anche nella crisi, si possa fare qualcosa per distinguersi ed emergere rispetto ai propri concorrenti diretti.
Ogni capitolo affronta una specifica tematica, spaziando dal marketing a costo zero alla gestione delle riunioni, dall'organizzazione aziendale alla delega efficace.
Un libro indispensabile per ogni imprenditore o manager, scritto in uno stile semplice e diretto. Ideale per chi ama poco la teoria, prediligendo la pratica, come hanno già potuto testimoniare gli oltre 6.000 professionisti che lo hanno già letto, ottenendone immediati risultati.

Indice dell'ebook

Premessa Le tecniche non bastano
Introduzione La rana bollita
PARTE PRIMA I due Pilastri: Accordi e Profitti
Capitolo I Accordo al vertice
Capitolo II Perfetto controllo di gestione
PARTE SECONDA Organizzare e Motivare per poter Delegare
Capitolo III Pianifica, verifica e gratifica
Capitolo IV Le Riunioni motivanti!
Capitolo V Lo spaccatore di pietre
Capitolo VI Non puoi ottenere ciò che non misuri
Capitolo VII Dividi la torta
Capitolo VIII Pronti per delegare
Capitolo IX Seleziona ghiande che diverranno querce
PARTE TERZA Salire sulla Scala del Valore Aggiunto per creare Espansione.
Capitolo X Il Total Brand
Capitolo XI Soddisfa le esigenze psicologiche
Capitolo XII Il valore aggiunto
POSTFAZIONE ALLA RIEDIZIONE 2011

Per acquistare l'E-book cliccare qui.

E' nato il sito "Gestire PMI"

Era da molto tempo che mi veniva chiesto di riassumere tutto il materiale inerente la gestione di una PMI pubblicato qui sul blog, ma anche sul magazine Migliorare o suoi miei libri. In effetti mi sono reso conto di quante informazioni ed esperienze ho raccolto in questi 12 anni di attività di consulente e formatore e che quindi sarebbe stato utile per molti imprenditori potervi accedere in forma totalmente gratuita.

Così oggi è ufficialmente nato il sito www.gestirepmi.com che già contiene una parte di questo immenso materiale che ho raccolto e che finirò di inserire nei prossimi giorni.

L'obiettivo sarà quello di far diventare il sito anche un punto d'incontro per tutti quegli imprenditori che desiderano migliorarsi e far crescere la propria attività, quindi molto spazio verrà dato ai commenti e alle riflessioni sotto ciascun articolo.
Mi auguro di ricevere i vostri feedback, per poter rendere questo progetto ancora più utile e fruibile per tutti.
A presto!

Pettegolezzi e zizzania

Chi non è rimasto mai vittima o non è mai stato complice di un pettegolezzo? Credo nessuno.
Il "sai cosa ho saputo di..." o il "sai cosa hanno detto di te" sono tra le maggiori piaghe che possano esistere all'interno di un gruppo di persone, e spesso è anche difficile non farsi coinvolgere da chi ama particolarmente questo genere di "comunicazioni".
Ci sono però alcuni consigli che, se applicati costantemente, possono attenuare il fenomeno o almeno evitare che dilaghi diventando lo sport nazionale in azienda (e non solo).

1. State attenti e bloccate i "finti amici", ovvero quelli che vi riportano cosa "qualcun altro" ha detto di spiacevole su voi. In questo caso ci sono due varianti:
a) La persona vi riferisce anche chi ha detto quella cosa.
b) La persona si rifiuta di dirvi chi l'ha detto o si rifugia dietro ad un generico "molti, tutti, si dice in giro".

- Nel primo caso la gestione corretta è: "Bene, grazie per avermi messo al corrente, andrò a parlare con questa persona e chiederò spiegazioni". Se chi vi ha riferito la cosa ve lo impedisce non è un vero amico, ma solo uno che gode a vedervi star male. Se invece si mostra disponibile ad appoggiarti o a testimoniare nel caso l'altro neghi, allora è una persona seria ed affidabile.
- Nel secondo caso non ci sono dubbi. Il vero nemico è quello che ti sta riportando la cosa, poiché nell'essere così generico ti impedisce di gestire il pettegolezzo (e non è da escludere che in realtà quello sia il SUO pensiero, non quello manifestato da altri. Ma è talmente codardo da non avere il coraggio di dirtelo direttamente). Quindi gli devi dire: "Ti ringrazio ma ti chiedo di non riferirmi più comunicazioni negative sul mio conto, se non mi permetti anche di gestire la cosa".
Si offenderà tremendamente, ma almeno smetterà di romperti le scatole e di farti stare male.

2. Se vi viene fatto il nome di chi sta facendo pettegolezzi hai solo una cosa da fare: andare a parlar chiaro con quella persona. In maniera gentile ma ferma gli va comunicato che se ha qualcosa da dirvi quello è il momento giusto e che lo ascolterete con attenzione.
A questo punto osservate la sua reazione.
- Potrebbe dirvi che sì, ha delle cose che non gli vanno bene di te (e questo sarebbe un atteggiamento corretto da parte sua o almeno permetterebbe un vero confronto).
- Potrebbe negare e chiedere un confronto a tre con chi vi ha riportato quelle cose (e qui di solito casca l'asino, ovvero scoprite chi sta facendo il doppio gioco)
- Potrebbe negare ma con agitazione. In questo caso avete fatto bingo. Probabilmente, dopo, se la prenderà con chi (secondo lui) ha fatto la spia (il vostro vero amico, a cui non dovrebbe interessare di perdere "l'amicizia" di un personaggio simile. Se si preoccupa vuol dire che ha un problema anche lui perché non sa selezionare le persone giuste da avere vicino).

Purtroppo il più delle volte viene invece gestito così: ti riportano un pettegolezzo, ma ti viene chiesto di non dire nulla, tu accetti, rimani turbato per un po' perché non puoi gestire, dopo un po' ti viene spontaneo cominciare a parlare male a tua volta di quella persona che ha parlato con te, si creano vendette trasversali, gli altri vengono coinvolti in questo conflitto sommerso, e chi ha generato tutto questo casino se ne tira fuori con un diplomatico "Ambasciator non porta pena...".

Queste piccole indicazioni non contemplano tutte le varie sfumature o intrecci che possono esserci nella realtà, ma mi auguro possano aiutarvi a gestire meglio chi si è degradato talmente tanto come essere umano da provare godimento solo nel fare pettegolezzi o nel creare zizzania tra le altre persone.

Il metodo Imprenditori Consapevoli.


Non nascondo l'imbarazzo nel dover rispondere alla classica domanda "e tu che lavoro fai?".
Il consulente? No.
Perché il consulente è una figura così generica che va dal commercialista al dietologo. Già formatore identifica un po' meglio, ma anche qui si va dai motivatori che ti fanno ballare la macarena ai conferenzieri soporiferi specializzati in fuffa.

In realtà il mio lavoro è piuttosto preciso, poiché mi rivolgo agli imprenditori e professionisti che vogliono raggiungere l'eccellenza nel lavoro e in azienda, per poi fare il vero salto di qualità: ovvero star bene nonostante il successo aziendale.
Uso non a caso la parola "nonostante", perché la mia esperienza diretta mi ha confermato che la maggior parte degli imprenditori di successo non riesce a godersi quello che ha creato, per una malattia di cui parlo spesso nei miei corsi (ma anche qui nel mio blog), ovvero la Felicità Infelice (ne parlo anche qui in un breve video).
Ecco perché ho sviluppato un percorso dedicato agli Imprenditori Consapevoli, ovvero a tutti coloro che vogliono uscire dal meccanismo perverso del "sarò felice quando..." o "sarò tranquillo se...", ma vogliono imparare ad usare il proprio lavoro come una sorta di "palestra" in cui il vero obiettivo sia crescere come persone, oltre che come professionisti.

La magia di questo tipo di percorso (purtroppo poco conosciuto qui in Italia, molto di più all'estero) è che progressivamente si esce dalla famosa "ruota del criceto", riappropriandosi di spazi e tempi, il che significa maggiore qualità di vita senza dover rinunciare a nulla.
Questo è possibile ovviamente solo dopo che sono stati risolti i famosi "problemi contingenti" in azienda di organizzazione, fatturato e crescita (vedi qui alcune testimonianze di alcuni ex imprenditori in crisi).
Ecco perché i miei interventi partono sempre da quello (nel caso ce ne sia bisogno), ma la differenza sta nel fatto che poi NON CI SI FERMA A QUELLO!
Tutto ciò che crei con la tua azienda è un mezzo, non può rappresentare il fine. Nel momento in cui ci si incastra in questa confusione ogni azione diverrà fonte di stress, frustrazione e fatica invece che di crescita e soddisfazione.
Ecco quindi in cosa consiste il mio lavoro: creare tutti i presupposti in azienda per portarla al successo, sviluppando poi nell'imprenditore la consapevolezza di come ci si può davvero godere quel successo, senza essere fagocitato dall'azienda stessa.
Ma a mia madre continuate a dire che faccio il pianista in un bordello, non vorrei crearle preoccupazioni inutili!

Il momento giusto per occuparsi di sé.

Esiste una categoria di persone che non si prende mai cura di sé, trasferendo in un futuro (improbabile) il momento in cui lo farà.
Potremmo riassumere le loro caratteristiche in questo modo:
- quando stanno male non si prendono cura di sé perché "non ne hanno le forze" o "gli mancano le energie sufficienti" per farlo
- quando stanno bene non si prendono cura di sé perché non hanno necessità contingenti, quindi perché occuparsi di stare meglio?

Per "prendersi cura di sé" intendiamo occuparsi del proprio miglioramento psico-fisico e, per chi crede, della propria "anima".
Riconoscete queste persone da un fattore: dichiarano di essere nella fase in cui stanno "bene" solo perché non hanno in quel momento problemi di "sopravvivenza", come se non esistesse nient'altro oltre al pagare bollette, al non avere il raffreddore o all'avere da mangiare tutti i giorni (qualcuno ci inserisce anche il fatto che la propria squadra del cuore vinca ogni domenica).
In realtà prendersi cura di sé molto spesso significa fermarsi ad osservare. Osservare se stessi, le proprie reazioni, le proprie abitudini ormai cristallizzate, il modo in cui rispondiamo alle persone, le emozioni più ricorrenti che proviamo, i pensieri che ci riempiono la testa.
Questa osservazione è come se fosse una radiografia di noi stessi e del nostro reale livello di "salute".

Chi non si concede questo lusso finirà con l'essere risucchiato dal vortice di ciò che gli accade, affermando implicitamente di essere una persona "on-off": quando gli eventi non creano malesseri ci si illude di stare bene, quando gli eventi creano disagi ci si lamenta di stare male.

Questo meccanismo è ancora più visibile in alcune aziende, gestite con la stessa modalità:
- quando l'azienda va male si dichiara di non avere "risorse economiche" per potersi permettere un percorso di crescita e di miglioramento organizzativo.
- quando l'azienda va bene si afferma di non avere "tempo" o "necessità particolari" per dedicarsi alla formazione.
Così come gli esseri umani anche queste aziende (e di conseguenza chi li dirige) vivranno cicli di alti e bassi pressoché costanti, in cui i momenti di "basso" verranno giustificati con le motivazioni più varie: mercato in depressione, sfortune "imprevedibili", clienti insolventi e così via. Senza comprendere che questo è solo l'effetto di non aver rafforzato la struttura mentre le cose andavano bene.
In poche parole è come la salute fisica, in cui ci si potrebbe avvilire per una malattia quando è nella sua fase più acuta (e quindi quando il corpo è più debole per reagire) dimenticandosi di rendere il corpo più forte proprio quando si è in salute.

Purtroppo è molto difficile trasferire questo concetto alle persone abituate da sempre a vivere in modalità "on-off", poiché per loro quella è l'unica possibile e quindi non è modificabile.
La verità più profonda è che queste persone non vogliono stare bene, oppure inconsciamente pensano di non meritare di star bene, quindi creano loro stessi i presupposti per trovarsi in situazioni difficili per poi potersi dare ragione delle loro lamentele.
Se tenti di togliere loro i motivi veri delle lamentele apparirai ai loro occhi come un nemico (che non li capisce, che la fa troppo facile, che fa il saputello etc).

Ancora una volta il libero arbitrio è superiore a tutto il resto, e questo ci permette di scegliere che tipo di esistenza vorremo avere. Persino di scegliere di avere un'esistenza stressante, conflittuale, problematica. E neppure un consulente, un dottore o un amico può andare "contro" questa scelta individuale, limitandosi ad accettare l'altrui volontà.
E' frustrante osservare questo meccanismo autolesionista senza poter far nulla (sopratutto quando siamo legati affettivamente a queste persone), ma è altrettanto importante non lasciarsi trascinare giù da coloro che hanno deciso di affondare.
Poiché l'altrui libero arbitrio non deve, allo stesso modo, condizionare il vostro personale libero arbitrio.

Come affrontare i problemi.


Tu sei vivo grazie ai tuoi problemi, perché un essere umano senza ostacoli da superare si lascerà lentamente morire. Ho conosciuto centinaia di persone che stavano vivendo una vita “ideale”, senza alcuna necessità economica, corteggiati per il loro fascino, in salute fisica. Ma molti di loro erano riusciti a crearsi fobie o ansie totalmente immaginarie, che chiamavano “problemi”.
Quindi cos’è, di fatto, un problema?
E’ semplicemente un’asticella che tu decidi di mettere nel valutare gli avvenimenti della vita. Se l’asticella è bassa, la maggior parte di quello che ti accade viene classificato dalla tua mente come problema da vivere male a livello emozionale: una telefonata di un cliente insoddisfatto, una persona che ti taglia la strada, una bolletta del telefono troppo cara, un’incomprensione col partner, una giornata piovosa e così via.

Viceversa ci sono persone che non vengono condizionate da eventi come questi, poiché pongono l’asticella più in alto e si turbano solo per eventi quali un licenziamento improvviso, il lutto di un loro caro o una grave malattia personale.
Pochissime persone poi sono in grado di non farsi turbare a lungo neppure da questi eventi così importanti, non per cinismo o aridità di sentimenti (il turbamento non ci sarebbe nemmeno per pochi istanti) ma perché hanno avuto la capacità di superare l’iniziale sconforto per poi ricominciare ad osservare quello che ancora potevano fare per godersi ogni attimo del presente.

Questo limite sottile, tra l’equilibrio emozionale e la totale assenza di emozioni, rappresenta uno degli aspetti più importanti per comprendere l’essenza della vita.
Facciamo un esempio pratico.
- Vengo lasciato dalla persona con cui avevo una relazione da qualche anno.
La totale assenza di sentimenti mi porterebbe a criticarla razionalmente, sostenendo che non sa cosa si è persa e provando solo rabbia per l’orgoglio ferito. Queste reazioni emotive non sono manifestazioni di forti sentimenti, bensì di aridità profonda, poiché ci si concentra solo su se stessi e sul “torto” subìto, invece che sull’esperienza realmente vissuta.
Una vera ricchezza interiore porterebbe innanzitutto a chiederci cosa avremmo potuto fare di diverso, per non essere lasciati. Una volta fatto questo, dopo la normale sofferenza iniziale, potremmo perdonare e rimanere amici con chi ci ha lasciati e comprendere cosa davvero stiamo cercando e cosa siamo disposti ad offrire al nuovo partner.

Questo secondo atteggiamento non ha nulla a che vedere col cinismo, ma è un modo per evitare di ripetere gli stessi errori (e quindi di provare nuovamente le stesse sofferenze). E’ un modo sano per ridisegnare la rotta della nostra esistenza, affinando contemporaneamente la meta e gli strumenti per arrivarci.


Se ti interessa approfondire questa tematica leggi anche "Cosa vuol dire Proattività"

Quanto incide oggi la Reputazione

In questo video spiego con una metafora i motivi per cui la reputazione oggi vale più del valore intrinseco di ciò che si offre al mercato. Tanto che ciascuno di noi è disposto a pagare un "premium price" a coloro che, oltre al classico prodotto/servizio, riescono ad abbinare anche una valida reputazione in termini di affidabilità.
Questo vale per un'azienda come per un libero professionista, poiché il cliente non fa distinzioni quando acquista e tende a prediligere coloro i quali offrono garanzie migliori, ovvero una migliore "reputazione".
Ecco il video.