Prima di aprire un'attività in proprio.

In Italia sta accadendo un fenomeno interessante. A fronte di tante aziende che chiudono cresce la voglia di mettersi in proprio, avviando la propria attività.
Qualcuno ritiene che siano gli effetti della disoccupazione, della serie "se nessuno mi dà un lavoro me lo creo io".
Di per sé l'approccio sarebbe corretto, se non fosse che a fronte delle oltre mille start up che nascono ogni anno, di media 7 su 10 chiudono senza aver neppure recuperato il capitale investito. Un disastro.
Il che significa due cose:
- se non trovavano lavoro forse qualche motivo c'era.
- l'arte dell'improvvisazione è ancora una caratteristica tutta italiota.

Certo, qui da noi c'è la burocrazia, la pressione fiscale e bla bla bla, ma queste cose un novello imprenditore dovrebbe metterle in conto prima, non dopo. Non si parte a fare un'azienda solo perché si ha una buona idea ed un finanziamento europeo.
E soprattutto non ci si butta a fare qualcosa di grande se prima non si è dimostrato di saper fare quelle piccole.

Cerco di spiegarmi meglio.

A chi non trova lavoro consiglio sempre di fare quello che io stesso ho fatto all'inizio: lavori umili. Cameriere, animatore turistico, raccolta della frutta, guardiano notturno. Ho fatto di tutto, e ne sono fiero. In molti casi mi hanno anche sfruttato. Mi andava bene comunque. Perché il mio obiettivo non erano solo quei pochi soldi che mi davano, bensì imparare da ogni esperienza qualcosa e dimostrare che, se volevo, potevo fare quel lavoro meglio di altri. Nessuno mi ha mai licenziato, anzi, spesso mi proponevano condizioni economiche migliori per restare o per ricoprire ruoli di maggiore responsabilità. A quel punto decidevo io di andarmene per cercare qualcosa di meglio. Perché avevo dimostrato principalmente a me stesso che quella cosa la sapevo fare, meglio di tanti altri.

Gli atteggiamenti che invece vedo oggi sono due, entrambi sbagliati:
- Si rifiutano lavori umili (perché io "ho studiato", perché io "merito di più" e stupidaggini di questo tipo).
- Si accettano, ma vengono svolti malamente, con un senso di sconfitta e di apatia che rende vana anche quella esperienza. E che ovviamente non porta mai ad una vera evoluzione.

Ecco, in entrambi i casi pensare di essere pronti per aprire un'attività in proprio si rivelerà un fallimento o (nel migliore dei casi) un'esperienza drammatica.
Perché non puoi gestire un ristorante se hai fallito come cameriere. Perché non puoi gestire altre persone se hai fatto fatica ad essere per primo tu disciplinato. Perché non puoi creare un business plan se non sei stato neppure in grado di farti bastare la tua paghetta mensile.
Ovviamente affermare queste cose nelle aule affollate da aspiranti imprenditori è più pericoloso che starsene con un parafulmini in mano durante un temporale. Di solito a ribellarsi sono, nel seguente ordine, queste categorie di persone:
1. Sensitivi (io sento che posso farcela!),
2. Vendicativi (dimostrerò a chi mi ha rifiutato che si sbagliava!)
3. Supereroi (vincerò ogni avversità e sconfiggerò il male!)
e a seguire tutti coloro che poi, dopo qualche mese, chiederanno aiuto ad amici, parenti o consulenti perché (guarda un po'...) le cose non vanno proprio benissimo.

Non mi stancherò mai di dire che PRIMA di aprire un'attività imprenditoriale (dal negozietto che vende cibo biologico per gatti alla società hi-tech che ottiene un milionardo di euro a fondo perduto) ci sono dei passi da fare o dei fattori indispensabili da avere, senza i quali è difficile sperare di arrivare al successo.
Vediamo i principali:

- Sondaggi.
Intervista quelli che un domani dovrebbero essere i tuoi potenziali clienti e chiedigli: "Se tra un mese ti proponessi di acquistare le mie meravigliose frittelle impastate a mano da ragazze vergini che usano solo ingredienti incontaminati dell'Himalaya, tu le acquisteresti per dieci euro ciascuna?".
Se la risposta è: "Ti prego portamele tutte appena saranno pronte" allora la tua idea è effettivamente interessante, mentre se cade improvvisamente la linea ogni volta che termini la domanda allora forse è meglio desistere.
E qua fioccano le proteste, purtroppo frutto di tutta quell'immondizia motivazionale che ci hanno rifilato come "casi di successo da emulare", tipo i Beatles che nessuno voleva scritturare o dell'inventore della fotocopiatrice che ricevette decine di rifiuti prima di incontrare la Xerox. E' vero che ci sono casi in cui grandi idee non sono state comprese all'inizio e che poi sono divenute di estremo successo (anche io amo raccontarle), ma sono appunto eccezioni. E' lo stesso meccanismo per cui tanti comprano biglietti della lotteria, pur sapendo che vincere è quasi impossibile. Ma il telegiornale parla di quel vecchietto che con cinque euro ne ha vinti un milione e tutte le pecore si immedesimano in lui pensando di poter fare lo stesso.
Fidati, nella maggior parte dei casi se un'idea non incontra già nel sondaggio un minimo di interesse, e tu non sei il nuovo Steve Jobs, è molto probabile che la tua idea valga poco.

- Business Plan.
Non si tratta di qualcosa di esoterico, né particolarmente complesso. Non devi essere laureato alla Bocconi per farne uno né essere riconosciuto come uno dei dieci economisti più influenti del globo terracqueo.
Si tratta semplicemente di fare una lista dei costi fissi e di quelli variabili e di cercare di comprendere cosa dovrai fare per:
1. rientrare dall'investimento fatto (e in quanto tempo)
2. raggiungere in forma stabile il punto di pareggio oltre il quale la tua attività produrrà veri utili.
Un business plan NON è "compro a 20 rivendo a 50, guadagnerò 30". E neppure "tolto l'affitto e il materiale il resto è utile".
E' innanzitutto una lista accurata di tutte le spese, anche quelle piccole o saltuarie (ci hai messo dentro anche la cancelleria? No? A te regalano i toner della stampante? Fortunato...). Successivamente è una concreta simulazione di quante vendite dovrai fare per coprire tutti i costi (anche te stesso, se non sei ricco di famiglia). Poi comprendere come farai a trovare quei clienti (no, mi spiace, non verranno spontaneamente da te). E poi la gestione finanziaria del tutto, compresa la quota che dovrai dare al tuo socio di maggioranza (lo Stato).
Potresti così scoprire che per arrivare al punto di pareggio devi produrre un tale numero di pezzi che non bastate tu e il tuo socio, ma che vi serve un'altra persone. Ma questo farà crescere i costi fissi e di conseguenza il numero di pezzi da produrre... insomma ti fai un'idea più realistica di cosa significa avere il tuo giocattolo da gestire.

- Competenze.
Le competenze devi averle prima di partire, non puoi più fartele con "l'esperienza" come negli anni '80. Da qui che fai esperienza la tua azienda è già kaputt. Le competenze devono essere ovviamente "tecniche", ovvero  legate al tuo settore (ecco perché farle anche da sottopagato è meglio), ma soprattutto di tipo IMPRENDITORIALE.
Sai fare un organigramma funzionale in cui si stabilisce, per esempio, chi di voi dovrà andare fuori a vendere o chi si dovrà occupare del controllo di gestione? Sai fare una trattativa commerciale senza andare subito a parlare di prodotti e di prezzi? Sai gestire i fornitori (ed i pagamenti) per evitare di trovarti un magazzino sovradimensionato? Sai selezionare il personale o commetterai il tragico errore di inserire la fidanzata in amministrazione e il tuo migliore amico in produzione? Sai far funzionare un gruppo (anche di 3 persone) oppure sei di quelli che ritengono che l'anarchia sia il modo migliore per rendere le persone produttive? Ci sai fare con il pubblico o siccome sei timido viene difficile anche un sorriso?
Molto presto ti accorgerai come ogni lacuna su uno o più di questi aspetti si rivelerà un boomerang che presto sbatterà sulla tua testa ancora piena di buone idee.
E ti assicuro che non sarà colpa del Governo, della Crisi o degli Austro-Ungarici se dopo sette mesi avrai più problemi tu di un tacchino nel giorno del ringraziamento.

- Carattere.
Ebbene sì, il genio intrattabile avrà vita difficile, almeno fino a quando il mercato non gli riconoscerà di essere veramente un genio. Prima risulterà solo un insopportabile rompicoglioni. E di conseguenza in pochi vorranno lavorare con lui, aiutarlo, fargli un favore. Questo del carattere è un aspetto troppo spesso sottovalutato, anche da chi deve assegnare finanziamenti pubblici (parlerò un giorno di questo). Eppure è spesso il vero fattore X, che determinerà il successo o il fallimento di una start up.
Il carattere ideale per chi apre una propria attività dovrebbe essere un mix tra determinazione ed empatia. Perché se sei troppo remissivo finisci con l'essere stritolato, ma se sei troppo aggressivo fai allontanare gli altri. Indispensabile una bella componente di proattività (leggi qui se non sai di cosa si tratta) e di lucidità (per la gestione del proprio tempo e di conseguenza del proprio stress,  ma anche per la pianificazione del lavoro altrui).
Assolutamente deleteria è la permalosità, la chiusura mentale e la tendenza agli sbalzi d'umore. 
Se conosci imprenditori con un pessimo carattere che hanno fatto successo sappi che hanno avuto solamente la fortuna di cominciare in anni in cui questo era un lusso che si potevano permettere. Se dovessero cominciare adesso come te, anche loro farebbero una brutta fine. Ora godono solo di un vantaggio competitivo acquisito negli anni, che prima o poi terminerà.

Ecco, questi sono i principali fattori da tenere in considerazione prima di aprire un'attività, se davvero vuoi avere buone possibilità di renderla redditizia in breve tempo.
Se invece vorrai tentare l'avventura ignorando questi consigli io ne sarò FELICISSIMO. Perché tra qualche mese c'è un'alta probabilità che cercherai un consulente esperto che ti aiuti a rimettere a posto le cose.
Ed io sarò ben lieto di farlo.


Leggi anche: Attività redditizie 2013 e Come capire se una start-up può avere successo



115 commenti:

  1. Grande post, complimenti!
    Se avessi applicato prima questi consigli mi sarei evitato tanti problemi che poi ho dovuto affrontare solo armato di buon senso....
    Paolo.

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    1. Grazie Paolo. Se nonostante tutto ce l'hai fatta vuol dire che sei stato in gamba. Quindi complimenti!

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  2. Buongiorno Fabrizio,
    io sono uno di quelli che ha deciso di mettersi in proprio, stanco di elemosinare un contratto di lavoro.
    Ho aperto un'attività di ristorazione, assieme ad un socio cuoco professionista. In teoria la competenza doveva esserci da parte sua, ma la sola gestione della cucina non basta, perché ci sono infinite cose da fare che non avevamo messo in conto, come ad esempio il marketing. Purtroppo non si può conoscere tutto e neppure affidarsi a professionisti per ogni aspetto, per via dei costi.
    Però sono demoralizzato perché le cose non ingranano e davvero non so come prendere in mano la situazione.
    Puoi darmi qualche consiglio?
    Grazie in anticipo.
    Giovanni Murolo

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    1. Buongiorno Giovanni.
      Capisco la tua demoralizzazione ma non comprendo cosa intendi per "non ingranano". I clienti non entrano nel ristorante? Entrano e non tornano più? Entrano, tornano, ma i conti non quadrano ugualmente? C'è disorganizzazione e ti stai logorando a star dietro a tutto?
      Come vedi si tratta di problemi molto diversi tra loro, che andrebbero affrontati con "cure" specifiche.
      Fammi sapere e cercherò di esserti più utile.

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    2. Grazie Fabrizio per la celere risposta.
      Il problema principale sono i clienti, o meglio il numero insufficiente di clienti. Probabilmente è la zona di poco passaggio e l'eccessiva offerta (nell'arco di un km ci sono altri 3 ristoranti). Il problema è che non possiamo neppure chiudere ormai perché abbiamo investito tutto quello che avevamo e fatto debiti. Ma qui si fa sempre più nera.
      Giovanni.

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    3. Quando c'è un problema quantitativo (di clienti) il vero problema è qualitativo (vostra offerta al mercato). Potrebbe essere causato dal menù che offrite, dal servizio percepito o da un errato posizionamento marketing. Oppure da tutti questi fattori combinati assieme.
      Scrivimi in privato (f.cotza@all-winners.it) o chiamami al numero verde (800 592434) così ne parliamo più approfonditamente e ti do subito qualche consiglio pratico da poter utilizzare nell'immediato.

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  3. Ciao Fabrizio. Mi potresti dare qualche indicazione più precisa per fare i sondaggi?

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    1. Ciao Paola,
      i sondaggi sono una sorta di "ricerca di mercato" da fare su un target ben preciso di potenziali futuri clienti (quelli a cui ti rivolgeresti se avessi già fatto partire la tua attività).
      Non è necessario intervistare diecimila persone, a volte un campione di un centinaio di intervistati è più che sufficiente per farsi un'idea. Come contattarli? Allo stesso modo in cui contatteresti potenziali clienti. Telefona, manda mail, vai di persona. L'importante è avere punti di vista diversi dai propri e che ci diano una visione un po' più oggettiva rispetto al nostro progetto imprenditoriale. Poi non è necessario avere il 100% dei consensi. Un buon risultato è già avere un 25% di persone potenzialmente interessate (e che un domani potranno realmente essere contattate, con il vantaggio di aver già ricevuto un loro segnale di interesse. Robert Cialdini lo chiamerebbe il principio di "coerenza").
      Se ti interessa entrare nel dettaglio su come strutturare un sondaggio contattami via mail.

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  4. Ciao Fabrizio. Molto interessante il tuo articolo.
    Io ho 47 anni, fino a 12 anni fa sono stato dipendente di una grande multinazionale, poi uscito dallo "zoo" mi sono accorto che era molto difficile vivere e cacciare da solo nella "giungla".
    Ne ho già provate tante, sempre fallite. Ho avuto di nuovo esperienze da dipendente, per poi di nuovo tentare qualcosa di "mio".
    Probabilmente i primi di settembre ripartirò con una attività in proprio, vedrò di utilizzare i tuoi consigli.......
    Grazie, Cardy

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    1. Ciao Cardy,
      in effetti è molto diverso il mondo delle multinazionali rispetto a quello di una piccola media impresa. Cambiano totalmente le dinamiche, al punto che se applichi i consigli dati da molti guru che fanno consulenza a grosse aziende rischi di fare errori fatali.
      Se potrò esserti di aiuto in qualche modo non esitare a contattarmi.

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  5. Grazie Fabrizio.
    E' già stato molto interessante leggerTi, in particolare a proposito di come considerare e rapportarsi con un lavoro umile. Possiamo essere felici nella nostra vita anche facendo un lavoro umile, certo non se dobbiamo combattere la concorrenza di operai che lavorano in Paesi dove non esistono diritti dei lavoratori, diritti che nella nostra terra abbiamo impiegato più di un secolo per conquistarli :-(

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    1. Ciao Anonimo.
      Per quanto mi riguarda un lavoro diventa umiliante quando si è privi di dignità personale. Anche fare l'imprenditore o il consulente può diventare umiliante se manca questo ingrediente intrinseco. In poche parole non è una questione di ruolo.
      Sto terminando di scrivere un libro, in cui parlerò proprio di come andrà evolvendosi il concetto di professionista, di dipendente, di imprenditore. Perché purtroppo DOVREMO fare i conti con quei Paesi in cui mancano diritti e in cui la cultura è diversa così come l'approccio alla vita. Sarà un manuale di "sopravvivenza" per molti di noi. Il che è triste, ma il futuro in Italia è semplice da prevedere...

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    2. Non mi sono spiegato bene, con "umile" intendevo un lavoro manuale o ripetitivo, senza responsabilità o soddisfazioni particolari.
      Mentre invece sulle semplici previsioni chissà?
      In questa globalizz. grandi marchi continuano a fare gli imprenditori, ma dando lavoro a uomini in altri Continenti, e cercando di vendere anche agli ex dipendenti europei licenziati e disoccupati.
      Io dico ke la previsione non è facile (spero) :-)
      Cardy

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    3. Cardy, ti riassumo in poche parole la mia previsione per i prossimi 15 anni: ritorno al Medioevo. Il che non è bello, ma neanche troppo brutto ;)

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    4. Fabrizio, chissà se una "pseudo revolution" contro i grandi poteri economici internazionali potrebbe essere il futuro? -PIL +FIL ? (R.F.K. 1968)
      E poi anke le ghigliottine non erano belle, ma neanche troppo brutte ;)

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    5. L'unica rivoluzione in cui credo è quella personale. Cominciando da noi, dalle nostre abitudini e dai nostri atteggiamenti quotidiani, potremmo davvero cambiare velocemente le cose. Purtroppo è molto più facile attribuire le cause all'esterno, puntando il dito su altri...

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    6. ottimo, si, è sempre molto difficile leggere nella sfera di cristallo.
      lo lasciamo fare a mago merlino.......

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  6. Buongiorno fabrizio, mi chiamo carlo ed ho intenzione di aprire un attività di ristorazione nella provincia di bologna.
    Siccome mia moglie è molto brava a cucinare avrei intenzione di coinvolgere anche lei, anche se è un po restia perchè dovrebbe lasciare il suo posto da amministrativa in un azienda. Io ritengo che nella vita si debba rischiare, ma non vorrei fare errori che poi coinvolgano tutta la mia famiglia, tu cosa mi consigli per non fare il passo più lungo della gamba? Grazie mille e complimenti per il tuo blog, il più interessante che abbia letto su questi argomenti.

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    1. Buongiorno Carlo,
      mi spiace ma non riesco a risponderti. Mandami via mail (f.cotza@all-winners.it) un business plan completo, in cui possa comprendere che tipo di ristorazione vuoi fare, con quale strategia marketing, con quale budget già a disposizione (da poter rischiare senza doverti indebitare) ed io potrò darti qualche consiglio concreto. Se non hai fatto un business plan è già quello IL problema.
      In base a quello che mi invierai cercheremo di capire assieme se è il caso di coinvolgere o meno anche tua moglie.
      A presto.

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  7. Egregio Dott. Cotza,
    ho letto con molto interesse non solo questo articolo, ma anche numerosi altri presenti nel blog e volevo sinceramente complimentarmi con Lei per la grande qualità dei contenuti e la professionalità che traspare.
    Appena rientrato dalle vacanze sarà mia cura contattarLa in privato per una consulenza presso la mia azienda (che Lei probabilmente conoscerà).
    Cordiali Saluti.
    M.M.

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    1. Buonasera,
      La ringrazio per le belle parole ed attendo il Suo contatto. Se preferisce può chiamarmi anche al Numero Verde 800 592434.

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  8. mi chiamo davide ho 23 anni vivo ad Ostia, e la seguo con molto interesse trovo molto utili e interessanti i suoi post. Be' la situazione e questa: io sono un cuoco però ho deciso di non intraprendere più questa professione in quanto ha degli orari improponibili. Io ho un piccolo capitale da investire ho vagliato molte possibilità sull apertura di una mia attività ( ovviamente non parliamo o di ristorazione) passando dal pub all' allevamento per cani ecc.Ma nessuna di queste mie "idee" sembra possa funzionare o perché è una cosa stupida o per colpa di una burocrazia troppo lunga. Allora ho deciso di voler lavorare sotto padrone, ma anche questa purtroppo sembra essere un mezzo fallimento, visto che per un posto statale bisogna avere santi in paradiso ( l' Ama mi ha bocciato perché lo psicologo ha detto che sono troppo intelligente per fare il netturbino) , e le altre proposte di lavoro o eri sfruttato o sottopagato, ho provato a fare il rappresentante ( procacciatore ) ma anche questa e una casta "chiusa" dove i vecchi non mollano i loro mandati importanti e li cedono o amici o parenti. Mi potrei rimettere a studiare ma non ha senso visto che approderei nel mondo del lavoro a 28 anni. So che di queste mail forse ne avrà ricevute a migliaia, ma io non so che fare che prospettive ho!?!? In questo momento in cui dovrei dare una sterzata alla mia vita non ci riesco, molti dei miei coetanei sono andati in altri paesi, ma io un po' perché ancora un minimo credo in questo paese e un po' perché non il cuore, non riesco ad andarmene. Lei cosa mi consiglia??
    Mi scusi per il disturbo e la ringrazio in anticipo per la sua attenzione

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    1. Ciao Davide,
      ho letto con molto interesse questa tua richiesta e credo che ci siano prima alcune riflessioni interessanti da fare. Poi ti darò quello che a mio avviso è il consiglio migliore per te.
      1. Se sai fare il cuoco credo che dovresti specializzarti in questo lavoro, più che andare a fare lavori diversi, perché in questo momento è una delle professioni che garantisce maggiore tranquillità economica. Di sicuro più che andare a fare il netturbino.
      2. Studiare è utile se questo rafforza le tue competenze di base, quindi piuttosto che fare una scuola generica vai a fare un corso di specializzazione di "cucina etnica" o "vegana" (ho sparato a caso i primi nomi che mi venivano in mente). I pezzi di carta non servono (quasi) più a niente.
      3. Se vuoi stare in Italia ti capisco, ma se un domani dovessi cambiare idea sappi che all'estero, come cuoco, troveresti lavoro in un attimo. Il che non è proprio da sottovalutare.
      E qui vengo la mio consiglio:
      Specializzati in qualcosa, sempre come cuoco, e se il problema sono gli orari puoi entrare in una nicchia di mercato che all'estero va molto mentre qui in Italia è ancora poco nota: il cuoco a domicilio.
      Ovviamente questo comporta un minimo di imprenditorialità (quindi il tuo piccolo capitale lo puoi utilizzare per farti un bel sito e del buon marketing) e la disponibilità da parte tua a metterti in gioco.
      Ma otterresti molti benefici:
      1. Finito di cucinare te ne vai a casa tua (quindi non fai tardi).
      2. Lavori meno e guadagni di più.
      3. Sei un libero professionista senza "padroni" evitando però tutti i rischi imprenditoriali di una struttura.

      Se ti serve una mano per impostare la cosa ne possiamo parlare in privato, sarò felice di poterti aiutare.

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    2. grazie del consiglio ne parlero in famiglia e ti faro sapere in privato eni prossimi giorni.
      grazie veramente di cuore

      Davide

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  9. Ciao Fabrizio, riesci sempre a rendere comprensibili e pratici concetti che non sempre lo sono. Anche secondo me si deve imparare dalla "gavetta", partendo da lavori umili (formano il carattere e insegnano molto).
    Purtroppo oggi per restare sul mercato bisogna fare il proprio lavoro meglio della concorrenza, se si deve cominciare bisogna impegnarsi ancora di più. Il cliente deve sempre essere messo al primo posto e vedere soddisfatte le proprie esigenze: solo cosi tornerà.
    Delicato ma non impossibile aprire un'attività in proprio, ma come suggerisci tu occorrono l'idea, le competenze e una pianificazione nei minimi dettagli; oltre ad un minimo di capitale. Bisogna anche essere determinati e crederci fino in fondo utilizzando un atteggiamento positivo. Forse è più difficile partire in società con qualcuno per via delle differenze di carattere, di motivazione e di obiettivi.
    Se ci sono le condizioni però penso valga la pena provarci ma prima di prendere decisioni delicate e difficili meglio forse ricorrere alla consulenza di chi ha una comprovata esperienza. Più che una spesa credo si tratti di un investimento…
    Marco

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    1. Ti ringrazio Marco.
      In effetti meglio prevenire che curare in questi casi, anche per evitare di buttare via i risparmi di una vita, magari messi da parte dopo tanti sacrifici...

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  10. Articolo interessante: la parte delle azioni preliminari per partire con una startup sono tutte cose condivisibili e che avevo già letto altrove, e che qui sono riassunte in modo sintetico ma funzionale.
    Discorso a parte merita il discorso dei "lavori umili", che secondo me sono la solita scusa per definire il tuo interlocutore disoccupato uno "choosy", quando in realtà non si tratta di essere schizzinosi , ma solo che il discorso è un po' più complesso:
    - in prima istanza, anche per fare il cameriere o lo spazzino, il più delle volte richiedono un titolo di studio specifico, per cui se sei laureato in filosofia e vuoi fare il commesso, devi avere almeno un master in marketing (o almeno così chiedono negli annunci);
    - tutti gli annunci chiedono l'esperienza in quel dato settore, oramai nessuno si fida più di prendere qualcuno senza esperienza (e i lavori in cui è specificato "anche senza esperienza" due volte su tre sono delle fregature);
    - se non "conosci" non fai nessun lavoro, nemmeno quello umile, almeno nel 70% dei casi (sono statistiche, non invento).

    E tutto ciò lo dico da architetto disoccupato, con una certa familiarità per le offerte di lavoro e basandomi sull'esperienza personale.. poi, non lo escludo, si tratterà anche solo di un pessimo personal marketing, però per me è così che funziona.

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    1. Generalizzare è sempre sintomo di stupidità, motivo per cui non ritengo che "tutti" i giovani o "tutti" i disoccupati possano essere etichettati o racchiusi nel mio post.
      Presupporre poi quello che "pensa" un altro è spesso foriero di fraintendimenti. In realtà io non ho posto l'attenzione sull'atteggiamento schizzinoso (che a volte, ti garantisco, c'è), ma su un aspetto leggermente diverso: ovvero l'abilità di fare con impegno e fierezza anche i lavori più umili o quelli in cui si viene "sfruttati" (mentre il "choosy" per definizione tende a rifiutarli a priori, cioè a non farli proprio). Che per fare il cameriere richiedano la laurea in filosofia, perdonami, mi sembra un po' estremistico(io non ho mai letto un annuncio del genere, ma se hai un link che dimostra il contrario ti chiedo di darmelo, ci farei sicuramente un articolo sopra).
      Per quanto riguarda le tue esperienze personali non entro nel merito, anche perché parleremmo di varianti infinite, senza poter arrivare a nulla. Certo, se mi parli di personal marketing o personal branding (che io preferisco) mi aspetterei almeno l'abitudine a firmarsi con un semplice nome, quando si commenta un post.
      Sono dettagli lo so, ma anche i dettagli fanno la differenza in un mercato iper competitivo come questo, non trovi? ;)

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    2. Ti assicuro, e se lo trovo te lo mando, che ho visto più di un'offerta di commesso, o di "store assistant", che è la stessa cosa, in cui si richiedeva una laurea in economia.. comunque il concetto che volevo passasse non è questo, ma che da una parte il mercato del lavoro (si dice) ha penuria di posti nelle professioni "umili", dall'altra le richieste spesso sono, a mio parere, del tutto assurde ed esagerate. Se uno "store assistant" deve avere una laurea uno "store manager" cosa deve avere, un MBA? Per fare un lavoro per cui basterebbe un "semplice" ragioniere? Secondo me non ha senso.

      Detto questo, siccome si tratta di opinioni (le mie e le tue), non è detto che si stia entrambi dalla parte della ragione.

      Per quanta riguarda la frecciatina sulla risposta non firmata, è dovuto al fatto che pensavo che i dati dal mio account Google li prendesse in automatico. A quanto pare non è così.

      Maurizio Targa

      p.s. "generalizzare" non è sempre sinonimo di stupidità, dipende come e se lo si dichiara.

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    3. Buongiorno Maurizio,
      non mettevo in discussione la veridicità dell'informazione, solo ci tenevo a distinguere le "eccezioni" dalla normalità.
      Purtroppo per esercitare bene determinati ruoli spesso non mancano i titoli accademici quanto le reali competenze.
      Il mio messaggio vuole essere: qualunque tipo di lavoro può servirti per accrescere queste competenze, soprattutto quelle relazionali (ovvero le più rare ed ambite).
      La distinzione va fatta soprattutto tra le modalità di selezione utilizzate dalle grosse aziende rispetto alle PMI. Con tutti i pro ed i contro.
      I miei consigli sono più validi se parliamo di piccole realtà e non di multinazionali, in cui spesso le dinamiche sono diverse (e vicine alle situazioni da te citate).
      Quindi sono d'accordo con te che non esiste l'opinione giusta o sbagliata ma solo diversi contesti.
      Grazie per il tuo contributo e a presto.

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    4. Elena store manager3 ottobre 2013 10:06

      Vorrei solo distinguere, il commesso o assistente di vendita, non ha la stessa mansione dello store assistant che deve supplire in tutto allo store manager in sua assenza e collaborare con quest' ultimo nella gestione del punto vendita, che di solito è di grandi dimensioni ed ha un organico di alcuni elementi...comunque trovo che anche per queste figure sia eccessiva una laurea in economia...troppo spesso i titoli fanno la professionalità...soprattutto in impieghi in cui serve molto di più la conoscenza empirica e della buona formazione diretta. Buona giornata

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  11. Complimenti!
    Non mi devo mettere in proprio ma fa piacere comunque vedere articoli come questi.
    Sotto molti aspetti è un'ottima linea guida anche per chi volesse cambiare attività anche come dipendente.

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    Risposte
    1. Grazie mille Stefano. Sono d'accordo con te che sono concetti utili per tutti, anche per chi si sta guardando in giro per cambiare semplicemente lavoro.

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  12. Salve,
    Ho appena letto i Suoi post...Ho 22 anni e per motivi di famiglia non ho potuto iscrivermi all'università e di conseguenza non sono riuscita a costruire la strada giusta per il mio futuro.
    Ho intenzione di aprire un baby-parking ma con servizi h24 di babisitteraggio,doposcuola,organizzazione compleanni,servizi supplementari quali babisitteraggio domiciliare nei festivi ecc ecc...secondo Lei è una buona idea?
    La ringrazio anticipatamente.

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    Risposte
    1. Dipende. Dove, come... ovvero tutti quegli elementi che ho descritto nel post e che non comprendo da questa anonima richiesta.

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  13. Salve Fabrizio, mi sto informando per aprire una grotta di sale dove si fanno sedute di haloterapia con nebulizzazioni per grandi e piccini, nella mia città una provincia lombarda di circa 80.000 abitanti....sarebbe l'unica in città. Cosa ne pensa? grazie

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    1. Salve Elena,
      non conosco il settore e non ho mai avuto clienti che si occupassero di questo, quindi non posso darti nessun consiglio concreto, tranne quelli che hai già letto (e, spero, applicato) del post. Mi raccomando in particolare i sondaggi a campione prima di avviare l'attività!

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  14. salve o intenzione di aprire un negozio on line per la commercializzazione di giochi gonfiabili e altro genere che produce divertimento cosa mi consigli?

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    1. Francesco, ti consiglio di... farmi una domanda più specifica. Su cosa, in particolare, vuoi un consiglio?

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  15. Vorrei fare eventi con giochi gonfiabili per bambini e piu in la la vedita e noleggio dei gonfiabili..secondo te e un buon settore?in che modo posso lavorare in mezzo a tanta concorrenza?

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    1. Servono numeri. Tanta concorrenza... quanta? Su quale territorio? E tu cosa offri di diverso? Punterai sul prezzo competitivo o sulla qualità? Che strategia marketing hai? Chi andrà a vendere questi eventi? Questa persona ha già dei contatti o è inserito nel mondo dei potenziali clienti? Quanto incidono i costi fissi? E quelli variabili?
      Una volta che ti sarai risposto a queste domande allora sarà possibile dire se è un buon settore oppure no. Senza queste risposte invece sarà una delle tante avventure alla cieca che potrà finire bene o, più probabilmente, sarà un insuccesso.

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  16. dino di bartolo9 novembre 2013 19:09

    ciao fabrizio vorrei aprire un centro di telefonia nel mio poccolo paese (3000 abitanti )e non sono un esperto la cosa che non mi convince se alla fine ci sara' il mercato , come posso sapere, vedere se nella mia zona e' redditizia ??e se mi volessi assocciare con la tim ecc ??

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    1. Buongiorno Dino,
      deve fare un sondaggio a campione e verificare quanto sarebbe richiesto un servizio del genere nel suo paese. Per questioni più tecniche come l'affiliazione a qualche marchio di telefonia non sono in grado di aiutarla.
      Saluti.

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  17. Buongiorno,
    anzitutto grazie per i consigli e per la sua disponibilità sempre esaustiva.
    Ho 45 anni e l'azienda per la quale lavoro ha espresso la necessità di dover "ottimizzare i costi", in soldoni da dicembre sarò disoccupato.
    Già da qualche mese mi sto proponendo a varie aziende di vario genere, ma purtroppo sembra che l'ottimizzare i costi e quindi licenziare oggi sia la parola d'ordine.
    Detto questo una delle vie di uscita che potrebbe consentirmi di portare il pane a casa sarebbe mettermi in proprio, a tal proposito non riuscendo ad identificare il settore, ho vero bisogno di un consiglio su quali secondo Lei potrebbero essere delle attività non in sofferenza e di conseguenza redditizie.
    Comprendo che la domanda è superficiale, ma in un momento dove tutto è nero ho bisogno di un punto di partenza, successivamente a idee più chiare sarò più specifico.
    Ringrazio anticipatamente.

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    Risposte
    1. Buongiorno,
      rispetto ad una richiesta così generica non riesco davvero a dare suggerimenti, se non uno: specializzarsi nella vendita, perché è l'unico ruolo che, se fatto con professionalità, non rischierà il licenziamento. Ad oggi non conosco nessun bravo commerciale che venga licenziato in caso di tagli del personale. Non so di cosa si sia occupato fino ad oggi, ma anche se fosse un mestiere nuovo per Lei è ancora giovane e potrà apprenderlo frequentando qualche buon corso di formazione.
      Saluti.

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  18. Salve, Io ho 40 anni e dato che è sempre più difficile per la mia età trovare lavoro ho deciso di aprire un negozietto di sigarette elettroniche includendo anche articoli e oggettistica che realizzo io manualmente tipo lampade in carta pesta, bijoux in porcellana fredda, bomboniere personalizzate fatte rigorosamente a mano...Potrebbe essere una buona idea l'associazione di articoli così diversi? Ho possibilità di successo in una città del meridione come cosenza, dove la crisi sembra ancora più incalzante?

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    1. Buongiorno Beatrice, io sconsiglio sempre di offrire cose troppo diverse, ma di mirare ad un target preciso di clientela. Non conosco però la realtà di Cosenza, quindi il mio suggerimento potrebbe non essere attendibile.
      Saluti.

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  19. Buongiorno
    Complimenti per la sua preparazione, ho 23 anni e sto cercando di aprire un piattaforma ecologica per il recupero di materiali riciclabili , carta plastica ecc.
    La mia paura è che in sicilia per convenienza non fanno la raccolta differenziata rendendo il mio lavoro piu difficile. Se mi puo aiutare mi lascia un contatto cosi le spiego in maniera piu dettagliata il mio progetto.
    Grazie

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Buongiorno e grazie.
      Il mio contatto è f.cotza@all-winners.it. Le condizioni per una consulenza personalizzata si trovano qui

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  20. Salve,il mio progetto è di rilevare una piccola cartolibreria di paese(11000 abitanti)situata di fronte alle scuole elementari ed unica nel genere,e di affiancarci l'assistenza tecnica ai pc.Quindi l'idea è "tutto per la scuola",dalla matita,al libro,al pc(prettamente assistenza,non vendita perchè è impossibile concorrere con la grande distribuzione in questo settore).L'investimento sarebbe ridotto,concorrenza per ora non ce n'è,si trova solo un'altra attività che segue uffici.Il problema è che lo spazio è di soli 40 mq,quindi non potrò offrire una vastissima scelta di prodotti.La mia domanda è:cosa ne pensa dell'idea?Il dubbio è se può funzionare una attività del genere,o se è necessario uno spazio più grande dove poter proporre più prodotti,magari anche di target alto(visto che i ricchi non vanno mai in crisi).Grazie

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    1. Salve,
      dipende da tanti fattori:
      - l'assistenza la farebbe Lei o deve pagare qualcuno per farla?
      - che marginalità darebbe?
      - i bambini delle scuole elementari sono un target giusto per questo servizio o punterebbe sui genitori dei bambini che li portano a scuola?
      La grandezza dei locali in questo caso non rappresenta un problema e se si punta sulla qualità la differenza la fa il modo in cui si gestisce l'attività, non tanto lo spazio a disposizione.
      Saluti.

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    2. Grazie per avermi risposto.Preciso che l'assistenza pc la faccio io,e ad oggi il target sono i bambini,in quanto in vetrina ho visto solo oggetti tipo puzzle,pupazzi e simili.Mi piacerebbe variare verso altro,ma quello si può provare una volta dentro l'attività.
      Mi spiega cosa intende per " se si punta sulla qualità la differenza la fa il modo in cui si gestisce l'attività, non tanto lo spazio a disposizione"?Grazie
      Giorgio

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    3. Per gestione ottimale intendo:
      - capacità legate al controllo di gestione
      - capacità commerciali
      - capacità relazionali con il pubblico
      - capacità di fare acquisti corretti
      - capacità di impostare un marketing corretto

      Tutti questi elementi sono più importante dell'ampiezza del locale e dei prodotti che si riesce ad esporre.
      In bocca al lupo.

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    4. ho dimenticato di scrivere che vicino ci sono anche le scuole medie.
      Giorgio

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  21. Buongiorno.
    Innanzitutto le faccio i complimenti per questo ottimo blog.
    Sono un ragazzo di 24 anni a cui piace la tecnologia e l'innovazione in generale.
    Il mio desiderio più grande sarebbe di aprire un attività nel settore industriale relativa alle nanotecnologie oppure alle biotecnologie.
    Però mi è stato detto che per questo tipo di attività ci vogliono conoscenze pazzesche ed una elevata esperienza.Lei cosa ne pensa? Senza queste 2 cose sarebbe una strada impossibile da percorrere? In caso contrario come si potrebbe fare per ampliare le mie conoscenze?
    La ringrazio della disponibilità.
    Christian

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    1. Grazie Christian.
      Riguardo le biotecnologie non ho esperienza diretta o indiretta, me presumo di sì. Invece lavoro con aziende che utilizzano le nanotecnologie ed in effetti serve molta competenza, sia "accademica" che - soprattutto- di "esperienza" sul campo. Io fossi in te mi proporrei a qualche azienda del tuo territorio che ne fa uso, per fare praticantato. Così ti rendi conto meglio di quali sono le tue lacune senza diventare un costo per chi ti fa fare questa esperienza.
      In bocca al lupo.

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  22. Buongiorno,
    ho trovato per caso il suo blog che sto leggendo con attenzione e che mi sembra molto interessante sia per quanto riguarda gli articoli che relativamente alle discussioni per gli spunti che offrono.
    Io sono un impiegato commerciale e sto abbracciando l'idea di aprire un'attivita in proprio. Sono orientato su tre tipi d'attivita: lavanderia self service(progetto principe), punto vendita di detergenti bio alla spina self service o punto vendita di prodotti biologici e a km0.
    Al di là di tutti gli aspetti che riguardano una meticolosa programmazione, il non improvvisarsi ecc... vorrei un parere generale su questi mercati in Italia. Io vivo a Udine che fa un 100k abitanti e conta più o meno una decina di lavanderie ss e ancora meno unità degli altri due tipi.Leggendo vari blog nn trovo (per esempio sulla lavanderia) altro che commenti negativi e malcontento da parte di gente che ha ne ha aperto.Mi rendo conto che esistono mille variabili per la riuscita o meno di un'attivita, ma è possibile che il trend di questo settore sia così negativo? E gli altri due?
    Mi scuso per la prolissità e spero d'avere una suo parere in merito.
    Grazie.

    Alessio

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    1. Buonasera Alessio,
      dei 3 il meno inflazionato mi sembra il secondo progetto, quello della vendita di detergenti bio alla spina. Ma se hai letto anche gli altri miei articoli come sempre suggerisco di iniziare con i sondaggi sui potenziali clienti piuttosto che seguire la propria idea. Un progetto può essere anche potenzialmente buono, ma fatto in una zona non recettiva e quindi destinato comunque a fallire.

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  23. Albero Borghetti18 marzo 2014 10:50

    Buongiorno Fabrizio, ci tengo a ringraziarla per questi preziosi consigli.
    Sono un ragazzo di 22 anni, lavoro da solamente 3 anni e prima ho fatto il cameriere con ottime soddisfazioni.
    Poi ho deciso di diventate maestro di tennis siccome ho imparato a giocare quando ne avevo 5 di anni arrivando ad un buon livello agonistico.
    Adesso con questo lavoro ho un buon stipendio che però vorrei utilizzare come investimento.
    infatti non mi sentirò realizzato finchè non riuscirò a creare qualcosa di mio con le mie forze.
    Io vivo a Trieste e in due centri commerciali, uno nella mia città e uno a Gorizia hanno aperto dei punti vendita di yogurt artigianale (YoYogurt). Sono dei francising con costi di macchinari notevoli.
    Però io li vedo sempre con un lavoro abbastanza costante, ovviamente con picchi notevoli nei fine settimana.
    Lei ha mai avuto occasione di conoscere queste attività? Potrebbe essere una cosa redditizia?
    La mia intenzione era di aprire il punto vendita nel centro della città in una zona pedonale di forte passaggio, ovviamente con costi di affitto più elevati, ma penso ne valga la pena.
    La ringrazio moltissimo
    Saluti, Alberto Borghetti

    RispondiElimina
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    1. Buongiorno Alberto,
      sono contento che ci siano giovani in gamba come te che si danno da fare, quindi cercherò di darti tutto il mio aiuto.
      Innanzitutto quando parliamo di franchising, come in questo caso, non si può generalizzare. Ho conosciuto imprenditori che hanno buttato via i risparmi di una vita ed altri che invece sono rimasti soddisfatti.
      I vantaggi (e la soddisfazione) dovrebbero derivare da un supporto concreto: non parliamo quindi solo della vendita di macchinari o dell'allestimento di un negozio, quanto della parte più imprenditoriale del lavoro, dal marketing alla gestione finanziaria.
      Se manca questa parte non ha senso spendere i soldi in un franchising, a mio avviso.
      Una seconda valutazione da fare potrebbe essere: quanto mi costerebbe acquisire quelle competenze che invece pagherei al franchisor se mi appoggiassi a lui?
      Io sono sempre più propenso a diventare autonomo piuttosto che a dover dipendere dalle conoscenze di altri. Ed è quello che cerco di fare anche con chi chiede il mio aiuto: insegnare a pescare piuttosto che portare sempre il pesce pescato. Costa meno al cliente e dà più risultati.
      Quindi, riassumendo: leggi bene le condizioni del franchising, e guarda che supporto vero ti danno a parte brand e attrezzatura. Poi valuta tu se appoggiarti ad altri o se costruirti una tua competenza imprenditoriale da utilizzare in qualsiasi settore e momento della tua vita.
      A presto e in bocca al lupo!

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  24. Caro Sig Fabrizio complimenti per il suo blog. Io e mio cognato vogliamo aprire un'attività, abbiamo 1 Baget di 15.000 € e poca esperienza da imprenditori posso contattarla per qualche consiglio? Grazie

    RispondiElimina
  25. ciao sono una rgazzo straniero di 27 ani. da un po di tempo io e mia fidanzata abiamo deciso di aprire un fast food a roma. non abiamo esperienza in fast food ma per 2 settimane posso prendere un amico di famiglia che e cuoco per insegniari qualcosa. io penso che ci andra bene perche:
    - lavoreremo anche per 15 ore che di solito i fast food non lo fano mai
    - ci concentriamo su 2 targhet di persone a mezogiorno su lavoratori( faremo solo i primi, pasta con tanti sughi) e dalle 17 in poi panini caldi
    - i panini si farano davanti a loro la piastra sara divsa con un vetro termico.
    - abiamo intenzione di crescere e quasi tutto il guadagno sara reinvestito quindi meno tassato
    -siamo persone abastanza parsimaniose( penso di dormire anche in negozzio di nascosto)
    -lasicurazione auto non lo pago qui
    -non siamo persone che mangiano al ristorante o che escono a fine settimana.

    quindi che ne pensa? e una cosa importante... mi puo consigliare un libro su comme aviare un impresa. Ho gia letto tanti libri su educazione finanziaria ... che mi sono molto utili. fra un po seguirano un po di libri su elusione fiscale :))

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    1. Ciao, direi che quando c'è buona volontà ed impegno si è già un passo avanti. Per formarsi sull'avvio di un'attività ti consiglio spassionatamente l'ebook "Per fortuna c'è la crisi!". Un manuale sintetico ma completo su tutto quello che serve per gestire al meglio un'attività in proprio ;)

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  26. Buongiorno Fabrizio,
    innanzitutto le faccio i miei complimenti per il suo blog e per i suoi interventi sempre molto cortesi e chiari. Ritengo che giá leggendo molte domande e risposte si abbia un concreto aiuto, dal momento che molti dubbi e difficoltá sono comuni pur nella scelta di percorsi diversi.

    Detto questo le pongo il mio quesito, io sono un giovane (anche se il concetto di giovane é variabile, dato che alcune aziende mi hanno detto che sono vecchio per essere assunto) residente in Germania, dove lavoro nell'ambito della logistica e vendita. Nel mio tempo libero ho fondato con degli amici un'associazione e ci occupiamo di organizzare eventi, proporre corsi di lingua e cultura, viaggi e altre attivitá soprattutto per espatriati, per questa associazione ricopro il ruolo di event manager e community manager (abbiamo un gruppo facebook nutrito). Per scelta abbiamo deciso di essere no profit.

    Grazie a questa attivitá ho potuto scoprire che questa é la mia vera passione (tra l'altro la logistica e l'organizzazione di eventi hanno piú punti in comune di quanto sospettassi) e vorrei riproporre quest'attivitá a Milano a livello imprenditoriale.

    Ora, i miei dubbi sono molti: primo lasciare un lavoro sicuro e andare "controtendenza" investendo in Italia anziché all'estero, oltre al fatto che informandomi su come avviare un'attivitá in Italia tra costi di partita IVA e passaggi burocratici mi é preso lo sconforto (senza contare la reazione di altre persone quando dici che vuoi avviare un'attivitá - si legge nei loro occhi un misto di compassione e accusa).

    Come mi consiglia di muovermi? Non vorrei fare passi avventati ed entrare nella categoria di persone che le da lavoro nel momento in cui l'attivitá male perché pianificata in modo errato :)

    Grazie mille
    Saluti

    Diego

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    Risposte
    1. Ciao Diego, perdonami per il ritardo nella risposta ma mi era sfuggita la tua domanda. Innanzitutto ci penserei davvero due volte prima di aprire qualcosa in Italia, invece che in Germania. Ma se proprio hai deciso di farlo comincia sempre dalla fine, ovvero trovando prima i clienti. Do ovviamente per scontato che abbiate anche un bel business plan per capire quanto vi serve per arrivare al break even. A quel punto ogni considerazione sarà più facile da fare.

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  27. Ti spiego la mia attivita' e quindi capirai la motivazione dell'annuncio.
    Io ho una azienda che vende consumabili ( toner e cartucce ) sia on line che
    a rivenditori, attualmente ho 2 dipendenti e 5 rappresentati..
    La mia attivita' ha circa 15 anni di vita. Negli ultimi tempi, parlo da un
    anno a questa parte c'e' una mancanza di liquidita' da parte dei miei
    clienti
    Io posso fare 2 tipi di acquisti per la merce, comprare all'estero o grandi
    grossisti con bonifico anticipato o comprare su piccoli grossisti con
    pagamento a 60 o 90 gg.
    La differenza tra le 2 scelte a parita' di merce e' circa il 20%
    Attualmente quando ho liquidita' compro in contanti , quando non ne ho ,
    sono costretto a pagare a 60/90
    Il mio cliente in media mi paga a 60 gg con un assegno allo scarico.
    L'idea che mi e' venuta e' questa:
    se trovo degli investitori privati , questi mi fanno comprare per contante e
    io li ricompenso con il 10% dei capitale investito a 90 giorni
    In questo modo io posso risparmiare il 20% che divido con il potenziale
    investitore.
    Io fatturo circa 80,000 euro al mese e quindi compro circa 55,000-60,000
    euro al mese di merce.

    Ogni investimento sarebbe unatantum nel senso che l'investitore non si
    impegna a vita con me ma solo volta per volta, mi dice la cifra che intende
    investire, al momento dell'investimento riceve subilto il 10% dellimporto e
    un assegno a 90 giorni uguale all'importo prestato
    Non so se mi sono riuscito a spiegare bene, in caso che ti possa minimamente
    interessare ci possiamo anche sentire in altro mdo
    saluti e grazie
    raffaele

    hopen@libero.it

    RispondiElimina
    Risposte
    1. L'idea non è male, ma dovresti comunque dare garanzie a chi ti anticipa i soldi.

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  28. Sono un artigiano nel campo elettrico, ho aperto l'attività nel 98 sono partito umilmente ma la mia attività ha avuto un andamento come andare sulle Alpi o meglio una catena montuosa sempre su e giù nel 2006 ero in crisi e con un finanziamento sono riuscito a stare in piedi, nel marzo 2010 ho rischiato di chiudere, poi ancora in salita, adesso in discesa molto ondeggiante, concludendo non riesco a decollare, a volte mi viene voglia di chiudere e altre inventarmi qualcosa ma in questo periodo in Italia non saprei proprio cosa ........!
    Da una parte mi ritengo un buon artigiano che riesco a stare in piedi con mille difficoltà e a volte al contrario perché non riesco a realizzarmi.
    Mi puoi dare un consiglio ?
    Grazie Paolo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Paolo, premetto come sempre che per dare consigli concreti dovrei conoscere molto più approfonditamente l'azienda, perché i motivi possono essere molteplici. In generale questo tipo di situazione la riscontro in chi non cura in maniera ottimale il proprio marketing, ovvero smette di fare azioni promozionali e commerciali quando le cose vanno bene, per poi trovarsi in difficoltà quando finisce l'ondata di lavoro. Solo a quel punto si attiva per trovarne di nuovo. Questo è un errore classico a cui si rimedia con una regola ferrea: il marketing va fatto quando le cose vanno bene, senza aspettare che il lavoro cali. Solo così si ha stabilità e crescita costante. Spero di esserti stato utile.

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    2. Utile ! ma in un certo senso fare pubblicità nel campo elettrico non so per quale motivo ma è controproducente, infatti pubblicità di impianti elettrici non ce ne sono o almeno ben poche se non pochissime, a inizio attività ho messo la pubblicità su pagine gialle, le scritte sul furgone ma tutti soldi buttati via e meno male che è l'anima del commercio, quindi il mio lavoro si crea tantissimo con il passa parola, conoscenze e la fortuna di incontrare la persona giusta al momento giusto.
      Ho provato anni indietro in modo volgare a bussare la porta a imprese edili , fabbriche ecc. Ma è stato un fallimento unico .
      ciao Paolo

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    3. Ecco, colgo l'occasione per precisare che quando parlo di marketing NON intendo la pubblicità classica (pagine gialle, volantini, cartelloni, giornaletti locali etc.). Sono d'accordo con te che servono a ben poco, soprattutto nel tuo settore.
      Sarebbe un discorso lungo, magari in futuro scriverò un post dedicato a questo argomento ;)

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    4. Quando parli di marketing presumo che intendi promuovere un prodotto, ma perdonami ma nel mio campo quando porto a casa un lavoro di un impianto elettrico, antenna, citofono, antifurto ecc. Eseguo già uno sconto con il cliente questo in un certo senso è marketing .
      Mi era venuta in mente un po di tempo fa di creare un negozietto di paese per rivendita di lampadine, lampadari, e articoli in generale elettrici tutto per aumentare le mie conoscenze ma poi siamo sempre li dove trovo i soldi per un investimento così importante e rischioso che al giorno d'oggi la gente preferisce andare nelle grosse distribuzioni o acquisti on line.
      Con la crisi del momento parecchi miei colleghi hanno chiuso, tutto sommato mi ritengo ancora fortunato, e come si dice in questi casi lasciamo fare il tempo che il tempo lascia fare le cose.
      Grazie kmq per avermi risposto .
      ciao Paolo

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  29. claudia parenti26 agosto 2014 08:34

    Buongiorno
    mi chiamo claudia parenti
    innanzi tutto i miei complimenti sei molto bravo e "realista"!
    sarei onorata potessi avere dei consigli da te...
    Nella mia vita ho fatto tanti lavori, i piu' svariati, e anche i piu' umili, per caso ho fatto questa strada, ero molto arrabbiata allora, cambiae sempre lavoro e non trovarne uno fisso.
    anche se ai tempi non ero felice e mi sentivo sfruttata adesso sono consapevole di come mi hanno fatto crescere tali esperienze
    sono cresciuta professionalmente e come persona.
    Ogni lavoro nuovo che intraprendevo, era comunque migliore di quello prima
    a livello economico e come ruolo
    adesso ho un'agriturismo in toscana piccolissimo solo 4 appartamentini, ma riusciamo a viverci bene in 3 persne ( solo a conduzione familiare )
    da poco ho ereditato del terreno 3 ettari circa e vorrei trovare delle idee innovative per utilizzarlo per dare un valore aggiunto all'agriturismo
    posso investire, quanto dipende dalle idee.
    ti viene in mente qualche idea per me?
    grazie mille

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Claudia,
      si possono fare molte cose ma avrei bisogno di maggiori indicazioni, come ad esempio:
      - nome del paese/città
      - distanza dal centro abitato
      - budget
      Etc.
      Scrivimi in privato, dandomi maggiori elementi, così vediamo se posso aiutarti: f.cotza@all-winners.it

      Elimina
  30. Ciao fabrizio. Sono un ragazzo di 27 anni..lavoro in una multinazionale.. contratto apprendistato fino al 2016, 30 ore settimanali.. Ho intenzione di aprirmi una piccola attività del tipo vineria enoteca ma non vorrei fare un buco nell acqua. Ho letto il tuo blog è penso anch io che per arrivare all' affermazione di un sogno bisogna aver fatto lavori umili..è soprattutto saper gestire lo stress..vorrei chiederti se potrebbe andare questa idea è che consigli mi daresti..grazie in anticipo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Per una vineria fare un buco nell'acqua sarebbe davvero il colmo ;)
      Battute a parte, le idee possono essere buone, ma conta più la capacità di avere una strategia.
      Chiediti innanzitutto: in che cosa la mia vineria sarebbe migliore o diversa dalle altre? Senza questo presupposto è inutile o pericoloso proseguire.

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  31. Ciao Fabrizio, sono rimasta entusiasta per i consigli che dai.....ultimamente sono circondata da persone che qualsiasi cosa proponi sono sempre negative.
    Sono una mamma di due bambine, ho fatto svariati lavori, interessanti, ma sottopagati per le ore che svolgevo.....nonostante questo no riesco a non immaginare un futuro diverso e positivo......
    ho sempre desiderato avviare una mia attività ....una può essere quella del noleggio di giochi gonfiabili...e un'altra quella di un punto vendita di oggetti per feste, cerimonie ecc...... ma in questo momento l'unico punto non stabile è il capitale......cosa potresti consigliarmi?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao anonima,
      innanzitutto di creare un modello di business dettagliato, che comprenda anche un business plan. Con questo in mano avrai un'idea più chiara sull'investimento che ti serve e in quanto tempo poterlo recuperare.

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  32. Buonasera Sig. Cotza , sono Federico Le chiedo gentilmente di consigliarmi un testo o un link dove possa appoggiarmi per creare il mio business plan nel modo migliore possibile, dopodichè
    spero di poterla contattare privatamente per qualche suggerimento per capire quale possa essere il modo migliore per aprire la mia attività.
    Nell'attesa la saluto e cordialmente ringrazio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Buonasera Federico, una buona base di partenza può essere questa: Linee guida BP , ma dipende sempre qual è la finalità del BP: se per cercare finanziamenti o se per avere un vero e proprio business model da seguire, partendo con fondi propri. Sono due approcci un po' differenti.
      Cordiali saluti.

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  33. Buongiorno
    Innanzitutto vorrei farle i complimenti per il suo blog.
    Articoli sempre molto ben fatti ed esaustivi.
    Passiamo ora alla mia domanda:Sono un ragazzo di 27 anni amante della tecnologia in generale.
    Mi interesserebbe avviare una attività inerente a questo campo e vorrei sapere in che modo potrei migliorare le mie competenze avendo frequentato un indirizzo di studio non proprio inerente. Secondo lei potrebbero bastare informazioni prese su internet manuali o simili oppure sono indispensabili le competenze "accademiche" e l'esperienza sul campo?
    Grazie
    Cordiali saluti
    Stefano

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    Risposte
    1. Buongiorno Stefano, grazie per le belle parole.
      Sarei felice di risponderti ma non ho compreso se la domanda riguarda le competenze "tecnologiche" o quelle imprenditoriali per poter aprire e gestire al meglio un'attività.
      cordiali saluti.

      Elimina
    2. Innanzitutto la ringrazio per la risposta.
      La mia domanda era più che altro riferita alle competenze in campo tecnologico, ma pensandoci bene mi servirebbe una risposta anche nel campo imprenditoriale.
      Grazie.

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  34. Le informazioni ormai sono disponibili ovunque: internet, libri, corsi. Le competenze vere però le valuta il mercato. Per quanto riguarda le tue conoscenze in ambito tecnologico non sono in grado di valutarle a distanza, di sicuro quelle "sul campo" sono spesso più attinenti alla realtà di quelle solo "accademiche". Ma ripeto, a distanza è una valutazione impossibile da fare. Per quelle imprenditoriali vale lo stesso discorso, ovviamente una competenza acquisita sul campo vale tanto, ma a chi deve cominciare da zero consiglio sempre una preparazione di qualità fatta tramite percorsi specialistici.
    Un cordiale saluto.

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    Risposte
    1. Buongiorno e grazie delle informazioni.
      Per percorsi specialistici cosa intende? Corsi o simili?
      Conosce per caso qualcosa che mi potrebbe essere utile?
      Grazie e arrivederci.

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    2. Io propongo questo, che è molto completo per chi deve intraprendere un'attività imprenditoriale o gestirne una già avviata: Accademia Aziendale.
      Un cordiale saluto.

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  35. Ciao Fabrizio,
    Complimenti davvero per il blog, potresti essermi di grande aiuto. Ho 25 anni, ho studiato oreficeria per 3 anni e ho svolto molti tirocini nel settore ma mi han solo sfruttata, mi han sempre tenuta in nero. Per me la passione di creare con le mani non si limitava solo in azienda, dove svolgevo solo lavori seriali, la sera a casa ho sempre realizzato dei miei pezzi che vendevo da hobbista a piccoli mercatini. La soddisfazione è molta e la voce si sta spargendo. Un'oreficeria della mia città chiuderà a breve (realizza pezzi di alta oreficeria e si trasferirà all'estero), e mi han chiesto se vorrei comprarla. Per l'acquisto non ci sarebbero problemi economici, la concorrenza è poca perchè c'è un'altra oreficeria ma ha uno stile molto vecchio, e io sarei in una zona più visibile! ho però altri dubbi... Tipo: è bene aprire con i tempi che corrono?! Meglio avere solo miei pezzi o avere anche altri marchi? Sarei inizialmente da sola per lavorare, quindi andrebbe bene tener chiuso la mattina per lavorare e il pomeriggio aprire? A me stuzzica molto il fatto che sia sulla via principale, già a norma, con sistema di sicurezza già fatto... In più se vendessi solo online mi toglierei quella grande fetta di mercato che sarebbero fedi e parure da sposa che non si riescono a vendere online! Mi urge un consiglio!
    Grazie mille per l'attenzione,
    Camilla Mei

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    1. Grazie Camilla. Per poter rispondere è necessario fare prima un business plan che identifichi il ROI, ovvero il ritorno rispetto all'investimento da fare. Se ti serve una mano scrivimi privatamente: f.cotza@all-winners.it.

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  36. Salve.
    Innanzitutto complimenti per l' articolo molto chiaro e preciso.
    Ho 43 anni e vorrei aprire nella mia città, Cagliari, un centro servizi in franchising. Non nascondo che qualche dubbio è preoccupazione ce l' avrei, però l'idea di poter lavorare in proprio mi attira. Vorrei capire se questa attività è redditizia e/o rischiosa.
    Ringrazio e saluto.
    Marco

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    1. Buongiorno Marco, la richiesta è troppo generica per poterti dare un feedback. Scrivimi in privato a f.cotza@all-winners.it. A breve sarò a Cagliari per tenere un corso, quindi se vuoi potremo anche vederci di persona.
      A presto.

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  37. Ciao .sono un uomo di 47 anni ,ho sempre lavorato nel settore edile, ho intenzione di ritirare un bar, già avviato. Cosa ne pensi? devo fare un finanziamento da 120000 € .il bar guadagna circa di media 400 euro al dì.

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    1. Ciao Anonimo. Cosa intendi per "il bar guadagna 400 euro al dì"? Fa utili per quella cifra o semplicemente li incassa? Sono due cose completamente diverse. Inoltre oltre ai 120.000 finanziati tu investirai altro capitale?

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  38. Complimenti per l'articolo! Sto cercando un libro che tratti non dell'aspetto motivazionale/caratteriale di un imprenditore quanto piuttosto della parte tecnica. Sondaggi, business plan, basi legali ecc. Cosa mi consigli?

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    1. Grazie Michele. No, non conosco un libro che racchiuda tutti questi aspetti tecnici. Ci sono più libri che trattano questi argomenti separatamente e li trovi con una semplice ricerca su un qualsiasi portale di libri del settore business.

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  39. Ciao Fabrizio,
    mi sono trovata per caso sul tuo sito... volevo un consiglio: ho aperto da 11 mesi un negozio di prodotti tipici campani ( non in campania logicamente :-) )e non mi va tanto bene... questo mese non sono riuscita a pagare l'INPS ( ah ho una ditta individuale).. la bolletta della luce è esorbitante e non so quanto mi conviene indebitarmi ancora... avevo pensato di chiudere... non so cosa fare! Amo il mio negozio, ma il guadagno è nullo....

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    1. Se il guadagno è nullo andrebbero ricercate le cause. Hai fatto tutte le azioni che suggerisco in questo post?

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  40. Salve
    Dovendo aprire una attività commerciale con la mia ragazza ( siamo fidanzati da 18 anni ma non viviamo assieme ) io ho 35 anni e lei 32 entrambi disoccupati.mi consiglierebbe di aprire una ditta individuale intestata a lei? E se no', mi potrebbe dire il perché ?
    Grazie

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    1. Sinceramente non comprendo questa domanda. Queste sono scelte personali (o al massimo di origine fiscale) che non rientrano nelle mie competenze. Vi consiglio di rivolgervi ad un buon commercialista prima di intraprendere qualsiasi attività.

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  41. Ciao Fabrizio,
    ho letto attentamente i tuoi articoli (molto interessanti) e ho cercato di rispondere a tutti i quesiti posti...penso di aver individuato il problema ma ti chiedo comunque un'analisi, non vorrei essermi fatto un film sbagliato.
    Ho aperto da circa 10 mesi un'attività di vendita ed assistenza nel settore ciclismo di fascia medio alta.
    Prima di aprire ho avuto esperienze, in grandi aziende, di gestione personale di contabilità e di rapporti con i fornitori nell'ambito dell'edilizia.
    Da appassionato di ciclismo e vista la crescita del settore in questi anni, ho deciso di aprire considerato anche il fatto che nel mio paese di 20.000 abitanti mancava questo tipo di attività (sono l'unico)
    Prima di aprire ho sviluppato un business plan ed ho anche contato quanta gente nel mio paese pratica questo sport tutto l’anno.
    Sapevo di poter contare sul 10% delle risorse economiche che servivano per poter avviare questa attività, ma puntavo sul fatto che il magazzino l’avrei creato pian piano reinvestendo tutto l’utile.
    Morale della favola….ci sto rimettendo!!! È vero che non ho assortimento, ma è anche vero che la porta del mio negozio non si apre per niente (potrei avere anche l’oro ma se non si apre????). Sono su una via principale ed ho anche due belle vetrine.
    Chiaro che il problema principale è l’assortimento, ma mi sono anche reso conto che le biciclette del valore di €2000 le ho vendute guadagnandoci una miseria (parliamo di 50-100€ su 2000) mi chiedo è anche un problema di marchio???
    Grazie. noiduebike@gmail.com

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    1. Da come me lo descrivi è un problema di marketing più che di brand. Nel business plan hai inserito la strategia e le azioni operative per portare più persone dentro al negozio?

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  42. Buonasera Fabrizio
    Come strategie pianificate e realizzate, non so quanto siano valide, ma ne ho inserito un paio:
    1) Vendita on-line su portali gratuiti e pubblicizzazioni sui social
    2) Ho stipulato una convenzione con il ministero della difesa che a cascata si rivolge a tutti gli stato maggiore (esercito, aeronautica, ecc)
    Ricevo delle telefonate ma sono tutte di richiesta prezzo più basso. Il punto è che vorrei farli entrare in negozio….al telefono non si può chiudere una vendita se sei della zona.
    Ora vorrei partire con un discorso di assistenza domiciliato ovvero; mi chiami, vengo nel tuo garage, ti faccio sul posto un preventivo, mi porto via la bici e te la riporto riparata.
    In realtà l’obbiettivo è quello di spingere l’assistenza...che altro potrei fare???

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    1. Se perdi sul prezzo vuol dire che non stai proponendo al meglio il valore aggiunto che puoi dare rispetto al tuo concorrente col prezzo più basso. Se lo proponi ma non interessa vuol dire che hai sbagliato target oppure devi rivedere la tua proposta di valore unico. In poche parole: perché dovrei venire a comprare le bici proprio da te? Infine: stai facendo marketing diretto su una lista di potenziali clienti in target con quello che offri?

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  43. Buonasera fabrizio
    Mi chiamo luca e sono un ragazzo di 24 anni
    Premetto che vorrei avviare un attivitá,mah al momento non ho avuto ancora il coraggio di fare questo passo in quanto non ho chiaro cosa vorrei fare. Il motivo deriva dal fatto che vorrei aprire un qualcosa che la gente sta avendo difficoltá a trovare,mah vivendo in un popolo di eterni indecisi non riesco a capire cosa la gente realmemte voglia.ed ecco che mi rivolgo a lei per avere un'idea piu chiara di ció che serve per dare un servizio ricercato e dunque valido!!!...se fosse possibile avere anche qualche informazione a livello di costi reali...la rongrazio amticipatamente per la cortesia...

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    1. L'idea imprenditoriale devi averla tu, non posso dartela io. Il mio lavoro consiste nell'affiancare l'imprenditore con un progetto concreto in mano. Cordiali saluti.

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  44. Buongiorno Fabrizio,
    grazie per l'articolo, molto utile e esaustivo. Mi chiamo Chiara ho 29 anni e potrei aprire un'attività nel mio paese (8000 abitanti) di fronte le scuole elementari, in un locale abbastanza ampio (oltre 100 mq). Avevo pensato ad una cartolibreria, che sarebbe l'ideale... il problema è che nei dintorni ce ne sono altre tre più due che sono più distanti... secondo te sarebbe un buon investimento? Che tipo di particolarità potrei offrire ai miei potenziali acquirenti? (bimbi e genitori)per differenziarmi dalle altre? Grazie mille... Chiara

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    1. Buongiorno Chiara, quella che mi chiedi è una consulenza in merito al possibile posizionamento. Va fatta con cura e richiede investimenti economici. Se sei interessata ai miei servizi di consulenza online scrivimi: f.cotza@all-winners.it.
      Buona giornata.

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  45. Buongiorno, mi sto attingendo ad aprire un'attività di toelettatura self service e professionale per cani in un comune di 14 mila abitanti. Ho scelto questo comune dato che non ci sono attività analoghe nel paese se non in comuni a circa 10 km di distanza. Prima di tutto ho fatto un mini sondaggio tra alcuni abitanti con i cani e tutti mi hanno espresso un parere positivo dato che per toelettarlo dovevano portarlo in altri comuni più distanti. Ho già trovato un locale idoneo situato non lontano dal centro con ampio parcheggio di fronte. Le spese di gestione dovrebbero essere tutto sommato basse rispetto altre attività in quanto non ci sarebbe personale da gestire dato che sarò io da solo. Le uniche spese oltre le varie tasse sono luce gas e acqua oltre al distributore con dentro i prodotti per la toelettatura (shampii, guanti, gadget ecc ).Prima di aprire e inizialmente farò un bell'investimento pubblicitario tramite volantini e social per far conoscere la mia attività e non solo nel comune stesso ma anche nei comuni limitrofi. Spero comunque di "rimanere dentro" con le spese. Vorrei un tuo parere e consigli ? Grazie

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    1. Se hai già fatto queste attività sei stato bravo, gli unici consigli potrebbero essere sulla strategia comunicativa da adottare nella pubblicità, ma è un lavoro che andrebbe fatto in maniera specifica.
      In bocca al lupo ;)

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    2. Cosa intendi riguardo la strategia comunicativa pubblicitaria ? Ci sono particolari indicazioni al riguardo ? Grazie

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    3. Sì, io propongo una strategia in 5 passi:
      1. Posizionamento sulla clessidra del valore.
      2. Creazione della proposta differenziante.
      3. Individuazione di uno dei 4 target di tipologia del cliente.
      4. Creazione del messaggio sui benefici.
      5. Analisi dei numeri (conversione).
      Se vuoi approfondire ci sono svariati libri oppure una puntata specifica della nostra Accademia Sovversiva (www.accademiasovversiva.it).

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  46. Ok, è molto datato questo post ma credo che se lo avessi letto quattro anni fa avrei pensato la stessa cosa : i concetti che esprimi fanno tipicamente parte della mentalità italiana. Mi spiego meglio, noi italiani siamo bravi, intelligenti e abbiamo delle ottime idee (generalizzo per semplificare) ma quello che ci manca è una buona dose di coraggio, iniziativa e ottimismo.
    Tendiamo a non modificare lo status quo perché troppo rischioso, abbiamo paura del cambiamento e preferiamo rimanere qui dove siamo. Per mettere su una propria attività ci vuole una buona dose di coraggio, un ottimo business plan (e su questo non ci piove) e la consapevolezza che può andare male! Ma se va male non è una vergogna da nascondere anzi, è un'opportunità per imparare. Bisogna fare i conti col fallimento e cercare di tenerlo il più contenuto possibile ma rendersi conto che fa parte della vita, del business. Fast failure, è un termine che si addice alle startups di cui parli: non si può avere un'unica idea vincente (o almeno non a tutti può capitare) , bisogna provare e riprovare, non appena si analizzano i dati scoprendo che si è in perdita, si chiude e si passa ad un'altra idea! Ma se non ci provi perché hai paura di fallire o perché non hai mai lavorato da McDonald's, hai fallito a prescindere.

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    1. Ciao Carolina, ho letto con interesse il tuo commento a questo mio vecchio post.
      Sono d'accordo con te che il fallimento deve essere un'opzione da prendere in considerazione con grande serenità, ed io per primo ho sperimentato per due volte nella mia vita il fallimento di un progetto.
      Diverso invece è il "buttarsi" solo sull'onda dell'ottimismo. E per quella che è la mia esperienza il problema delle startup italiane non è la mancanza di coraggio ma le scarse competenze imprenditoriali (in 4 ambiti: controllo di gestione, risorse umane, marketing e commerciale). Senza queste competenze e dotati solo di coraggio e passione posticipi solo il fallimento, ma raramente lo eviti. Il che non è un dramma, come abbiamo detto, ma è un peccato che tante buone idee vengano vanificate solo per mancanza degli strumenti giusti.
      Grazie per il tuo contributo!

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Fabrizio Cotza - Formatore Sovversivo.
www.fabriziocotza.it