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Auguri... Sovversivi!



Uno dei miei principi base, quando affianco nella crescita professionale un Imprenditore, è che BISOGNA FARE MOLTE VACANZE.
Il vecchio concetto del "Duro Lavoro", inteso come quantità di ore passate in azienda, è ormai sorpassato e spesso dannoso.
Oggi bisogna lavorare in maniera equilibrata, intelligente, divertente.
Insomma meglio poco ma in maniera eccellente, che tanto ma ma in maniera mediocre.

Per questo il mio consiglio è di concedervi qualche giorno in più del solito, di staccare completamente dal lavoro operativo e di dedicarvi solo alla parte "creativa", ovvero quella che più spesso trascuriamo, ma che nel medio/lungo periodo permette di fare il vero salto qualitativo!

Sarà il modo migliore per iniziare questo 2016, che vi auguro davvero Sovversivo!

L'inutile lotta al low cost (ovvero: se il tuo problema è chi si "svende", il vero problema sei tu)

Giusto per dare un senso al tempo che passo sui social network ogni tanto mi inserisco in qualche discussione interessante. Come quella di oggi.
Il tutto partiva da una spartana locandina, quella che vedete nella foto (concessa gentilmente da Riccardo Scandellari), in cui questo tizio offriva siti web a 99 Euro, compresi alcuni altri servizi.

Ovviamente ne è seguita una lunga serie di battute ("sembra un necrologio, ci manca solo la vendita dei materassi, etc") nonché di insulti al tizio, reo di "svendere" ciò che gli altri facevano pagare a prezzi ben più alti, a fronte di una (tutta personale e non comprovata) maggiore professionalità.
Ovviamente veniva ricordato che i complici di questo sfacelo sarebbero i clienti bifolchi e tirchi, incapaci di comprendere tali abissali differenze, nonché ignari di cosa significhi (e qui cito testualmente) "indicizzazione, posizionamento, metatag, seo, serp, risi e bisi".
Meraviglioso.
Il mio umore è andato immediatamente alle stelle perché ho avuto l'ennesima conferma che per i prossimi anni avrò ancora tantissimo lavoro. Che di questi tempi, voglio dire, non è poco.

Ho quindi deciso di approfondire la questione, con una serie di riflessioni da condividere con tutti questi eccellenti professionisti (un po' rosiconi) che si ingastriscono contro il mediocre rubaclienti.


Tu vuo' fa' l'ammerigano.

Il classico atteggiamento delle persone prive di una propria identità è quello di tentare di "assomigliare" a qualcun altro, finendo per scimmiottarlo in maniera penosa e grottesca.
Lo si fa con i personaggi famosi, quando si tenta di copiarne il "look" oppure con le persone più carismatiche vicino a noi, delle quali assumiamo a volte la parlata oppure i modi di fare.
Quando si osserva questo comportamento negli altri è facile comprendere quanto sia deleterio, ma non sempre siamo altrettanto abili nel vedere lo stesso effetto su noi stessi.

Nel mondo della formazione, per esempio, questo fenomeno ha assunto proporzioni preoccupanti.
L'esempio più eclatante è quello che vede coinvolti tutti i cloni italiani di Anthony Robbins, considerato uno dei più carismatici speaker motivazionali.
Ricordo di essere rimasto allibito, anni fa, nel vedere un video-corso di un famoso formatore italiano, il quale non era altro che la replica perfetta (lacrima finale compresa) di un intervento del buon Robbins. Ovviamente i "seguaci" di questo clone hanno pensato bene di fare lo stesso, in catene invisibili di Sant'Antonio, in cui ad ogni passaggio la caricatura diventa sempre più imbarazzante.


Ottimista, pessimista o consapevole?

Ho notato che c'è molta confusione nelle persone, quando si parla di visione ottimistica o pessimistica della vita, e soprattutto delle conseguenze che questi due diversi approcci produrrebbero.
Generalmente il pessimista è quello che vede tutto nero, che non ripone molta speranza nel futuro, che è convinto che le cose quindi andranno sempre peggio.
Viceversa l'ottimista è visto come colui che ha la certezza che il futuro sarà roseo o comunque migliore del passato e del presente, e che pertanto affronta la vita in maniera più positiva.
Ebbene, questa distinzione così superficiale ha portato, soprattutto in questi ultimi anni di dilagante "pensiero positivo", a pericolose distorsioni.
In realtà dovremmo aggiungere a questi due approcci un ulteriore elemento, che modifica enormemente l'atteggiamento della persona e soprattutto crea effetti radicalmente diversi: questo elemento è la consapevolezza.
Potremmo così avere quattro, e non due, tipologie di approccio alla vita:
- pessimista inconsapevole
- ottimista inconsapevole
- pessimista consapevole
- ottimista consapevole


Ei fu. (Ovvero il suicidio di un esercente)

Tu,
che fatichi ad accogliermi con un semplice sorriso,
che esordisci con un glaciale "dica",
che quando ti chiedo qualcosa mi rispondi "eeehhh?" invece di "mi perdoni, non ho compreso la sua domanda",
che rispondi solo "no" alla domanda "avete camicie color...",
che non mi saluti se esco dal tuo negozio senza aver comprato qualcosa,
che guardi impaziente l'orologio se è appena scattato l'orario di chiusura del negozio,
che sei riuscito ad assumere le due commesse più tristi e antipatiche della città,
che ti infastidisci quando ti chiedo di vedere le cose che tu vendi,
che fingi di applicare i saldi per smaltire le cose vecchie in magazzino,
che tolleri il fatto che i tuoi collaboratori sbadiglino in faccia ai clienti,
che parli male di altri clienti con me davanti,
che rimani al telefono quando entro in negozio e dopo cinque minuti chiudi affermando con naturalezza "ora ti devo lasciare perché è entrato uno".

Differenze tra l'Italia e il Nord Europa

Era da tempo che mi chiedevo quali fossero le differenze sostanziali che stanno determinando una frattura incolmabile tra i cosiddetti PIIGS (cioè i paesi che in Europa stanno peggiorando sotto il profilo economico e sociale) e quelli che invece stanno crescendo o comunque mantenendo la propria ricchezza.
Per rispondere a questa domanda, andando oltre ai classici luoghi comuni, ho deciso di visitare in un breve ma intenso tour di due settimane la Germania, l'Olanda e il Belgio.
La prima sorpresa è stata che dei tre Paesi quello che mi ha colpito favorevolmente di più è stato il Belgio (e non la Germania come ipotizzavo). Tenendo infatti in considerazione fattori non solo economici ma anche sociali, ho trovato in loro aspetti legati alla qualità di vita più vicini al mio concetto di "benessere".

In generale (sebbene più spiccato in Belgio) quello che a mio parere ci differenzia da loro è legato a questi fattori:


Cerco qualunque tipo di lavoro, tranne...

Ricevo giornalmente decine di candidature spontanee da parte di persone che mi dicono: "Tu che sei a contatto con molte aziende, non è che potresti darmi una mano a trovare lavoro? Sono disposto a fare tutto!".
Sono sempre ben lieto di aiutare persone volenterose e in gamba, peccato che:

1. Spesso non ti mandano neppure il curriculum, o se te lo mandano è fatto talmente male che non si capisce che ti tipo di competenze abbiano (forse per questo sono disposti a fare tutto?). In molti casi allegano immagini che potrebbero essere perfette per il concorso "mandaci la tua foto che avresti voluto strappare": in spiaggia, abbracciati ad altra gente, con espressione depressa, sfuocate, di quando avevano 14 anni...


Cosa ho imparato nel 2012

Fino a poco tempo fa dedicavo gli ultimi giorni di Dicembre a pensare e poi a stilare gli obiettivi per l'anno successivo. Devo ammettere che funzionava, ma come direbbe un ex incallito fumatore a chi gli offre una gustosa sigarettina "grazie, ho smesso".
Adesso trovo più interessante fare il punto dell'anno appena trascorso e lasciare che il futuro segua il suo percorso, tenendo solo ferma la rotta sui miei valori e sulla vision personale (che, a differenza degli obiettivi, non chiarisce il "dove" vuoi andare bensì il "perché" vuoi andarci). 

Ebbene, in quest'anno ho imparato parecchie cose, molte delle quali grazie alla famigerata krisi!

Ecco le principali 25:
1. Che se lavori meno tempo questo può giovare alla qualità del lavoro stesso, e quindi al risultato finale.
2. Che se stai bene nella tua casa ti secca andare in vacanza negli hotel.
3. Che è meglio avere un orto che un giardino.
4. Che se uno mi è amico davvero mi difende con chi parla male di me senza che io sia presente.
5. Che i veri amici sono pocherrimi.
6. Che quando uno ti fa un torto è molto probabile che si allontani da te, facendo l'offeso.
7. Che ci sono persone che non metti tra gli amici ma che ti vogliono ugualmente un sacco di bene.
8. Che quando pensi di sapere perfettamente una cosa accade un evento che rimette tutto in discussione.
9. Che alcuni preferiscono distorcere i ricordi di quell'evento piuttosto che mettere in discussione le loro certezze.
10. Che è durissima ammettere pubblicamente di aver sbagliato su alcune cose che consideravi vere.

Le 4 cose che non si possono dire.

Oggi affermare cose vere in Italia è pericoloso, perché si finisce inevitabilmente col diventare antipatici o si rischia di passare per cinici.
Così se scrivo che nei prossimi anni ci sarà una grande selezione nel mondo del lavoro, e solo pochi imprenditori e professionisti si salveranno, mi arrivano mail arrabbiatissime da parte di persone che sostengono che quello che scrivo è ingiusto, perché tutti hanno diritto di lavorare, e non solo i "migliori".

Il che sarebbe "socialmente" giusto ed auspicabile, ma contrasta con il meccanismo economico e finanziario in cui siamo tutti incastrati, volenti o nolenti.
Per queste persone il nemico divento io che dico loro ciò che nessun politico o sindacato avrebbe il coraggio di affermare, poiché per imbonirsi il proprio elettorato devono sostenere che la situazione in cui ci troviamo è ingiusta e che dando loro fiducia e potere le cose cambieranno.
Mentono, sapendo bene di mentire, poiché non ci sarà alcuna fazione in grado di "proteggere" i lavoratori o di salvaguardare le piccole e medie imprese. Il motivo è semplice: qualunque fazione è intrinsecamente collusa con coloro che dicono di voler combattere e se davvero si ribellassero verrebbero subito messi da parte a favore di qualcuno più accondiscendente e disposto a fare il burattino più ubbidiente.


Il Professionista del futuro

La maggior parte dei miei corsi sono generalmente rivolti agli imprenditori, i quali spesso vengono da me con la richiesta di aiutarli a gestire meglio la loro attività, ed in particolare i loro collaboratori.
Trovo molto positivo che il titolare di un'azienda, con i vari problemi che si ritrova oggi a dover affrontare, abbia la lungimiranza di comprendere che buona parte del suo futuro è legato a quanto renderà efficiente la sua Impresa, grazie ad una migliore organizzazione e ad un maggior coinvolgimento di chi lavora per lui. E comprendono che dopo di loro a dover essere formati sono proprio i loro migliori collaboratori, ovvero coloro che dovranno aiutarlo a superare sfide sempre più difficili e problemi sempre più complessi.

C'è poi una categoria di persone che spesso mi scrive, per tentare di capire come utilizzare i miei consigli rispetto alle loro specifiche necessità. Sono i liberi professionisti, ovvero coloro che non sempre gestiscono collaboratori (o molto pochi) ma hanno le stesse difficoltà di chi ha un'azienda: clienti che non pagano, fornitori inaffidabili, mancanza di tempo e stress continuo!


Cosa vuol dire Proattività

Se avete fatto qualche corso di formazione probabilmente vi sarete dovuti sorbire la storiella del "problema come opportunità". Personalmente ho sentito associare così tante volte questi due termini che adesso quando qualcuno mi dice che ha una grande opportunità per me, d'istinto rispondo "No, grazie, ne ho già fin troppe delle mie...".

L'argomento utilizzato per far comprendere come un problema si possa trasformare in opportunità o strumento di crescita è quello ben spiegato da Stephen Covey nel suo libro di maggior successo, "The 7 Habits of Highly Effective People".
In questo libro, che io considero tra i migliori nel suo genere, Covey spiega come la Proattività consista nel prenderci la nostra parte di responsabilità rispetto ad una situazione che non ci soddisfa o che presenta delle difficoltà. Per fare un esempio banale, se il mio blog fosse ignorato dal pubblico un atteggiamento poco Proattivo mi potrebbe portare a pensare che le persone non capiscono nulla, che io meriterei un maggiore successo, che se non dici banalità nessuno ti legge, e così via.
Ciascuna di queste frasi racchiuderebbe in realtà la vera causa del mio insuccesso, ovvero la tendenza a trovare "colpevoli" esterni (e solitamente molto accaniti contro di noi). Quando i colpevoli non sono persone vere e proprie spesso vengono tirati in causa eventi o fenomeni incontrollabili (il destino, la sorte avversa, la disposizione degli astri, il "Mondo" o, sempre più frequentemente, la mitica "crisi").


I Simpatici Nemici

Tra le varie tipologie di persone con cui ci relazioniamo in famiglia, nel lavoro, nelle amicizie e nella vita di tutti i giorni, capita a volte di avere a che fare con una categoria di persone che io chiamo i "Simpatici Nemici".
Vediamo chi sono.

I Simpatici Nemici sono quelli che, in compagnia, hanno solitamente un grande successo, poiché tendono ad essere brillanti e divertenti. Con una modalità particolare: lo fanno prendendo in giro gli altri.
Non a caso usano il sarcasmo con grande abilità, con il fine di far sentire un po' sbagliati gli altri.
Quando qualcuno dal carattere meno docile gli fa notare il fastidio che crea questo suo atteggiamento le sue classiche risposte sono queste:
- Ma che permaloso che sei!
- Ma io scherzo, se tu non lo capisci sono problemi tuoi!
- Lo faccio per voi, altrimenti qui è un mortorio!


Perché la scuola non è più adatta per la vita vera.

Quando parlo di scuola mi faccio sempre molti nemici.
Il motivo è semplice. Tranne rare eccezioni reputo la preparazione scolastica, dalle elementari all'università, assolutamente mediocre o poco adatta per formare realmente una persona rispetto alle attuali sfide della vita.
Le critiche che mi vengono solitamente fatte a questa presa di posizione sono che i bambini imparano molto più in fretta rispetto al passato (sintomo, quindi, di una maggiore qualità degli insegnamenti), che molti nostri laureati all'estero trovano subito lavoro (quindi che le nostre Università sono migliori di quelle straniere) e così via.

Questo tipo di obiezioni mi confermano ulteriormente quanto il percorso scolastico sia assolutamente mediocre, dal momento che viene valutata la qualità dell'insegnamento legandola esclusivamente all'aspetto mnemonico-razionale, trascurando invece tutto il resto.
E tutto il resto è TANTO di più.