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I Simpatici Nemici

Tra le varie tipologie di persone con cui ci relazioniamo in famiglia, nel lavoro, nelle amicizie e nella vita di tutti i giorni, capita a volte di avere a che fare con una categoria di persone che io chiamo i "Simpatici Nemici".
Vediamo chi sono.

I Simpatici Nemici sono quelli che, in compagnia, hanno solitamente un grande successo, poiché tendono ad essere brillanti e divertenti. Con una modalità particolare: lo fanno prendendo in giro gli altri.
Non a caso usano il sarcasmo con grande abilità, con il fine di far sentire un po' sbagliati gli altri.
Quando qualcuno dal carattere meno docile gli fa notare il fastidio che crea questo suo atteggiamento le sue classiche risposte sono queste:
- Ma che permaloso che sei!
- Ma io scherzo, se tu non lo capisci sono problemi tuoi!
- Lo faccio per voi, altrimenti qui è un mortorio!


Non è la crisi la causa dei suicidi.

Stanno crescendo in maniera esponenziale il numero dei suicidi, soprattutto tra imprenditori e liberi professionisti, a causa di difficoltà finanziarie.
La prima reazione è quella dello sdegno. E' davvero inconcepibile che un essere umano si debba togliere la vita per motivi economici, lasciando la propria famiglia in situazioni ancora più drammatiche.
Poi subentra la riflessione. Perché una persona preferisce morire piuttosto che affrontare i propri problemi?
Non dobbiamo pensare che la decisione arrivi improvvisa, in concomitanza con la ricezione della cartella di Equitalia. Quello di solito è l'atto conclusivo di una serie di decisioni, di atteggiamenti, di paure, di fughe.
Chi accumula debiti che poi non può più restituire spesso ha commesso piccoli o grandi errori, gli è mancato il controllo della situazione per anni, oppure non ha avuto la forza di affrontare alcune difficoltà lavorative e personali.
Quello che voglio dire è che un suicidio non è un'azione improvvisa, ma l'atto finale di comportamenti che spesso hanno un'origine più profonda e che non viene realmente analizzata ed affrontata.


Il momento giusto per occuparsi di sé.

Esiste una categoria di persone che non si prende mai cura di sé, trasferendo in un futuro (improbabile) il momento in cui lo farà.
Potremmo riassumere le loro caratteristiche in questo modo:
- quando stanno male non si prendono cura di sé perché "non ne hanno le forze" o "gli mancano le energie sufficienti" per farlo
- quando stanno bene non si prendono cura di sé perché non hanno necessità contingenti, quindi perché occuparsi di stare meglio?

Per "prendersi cura di sé" intendiamo occuparsi del proprio miglioramento psico-fisico e, per chi crede, della propria "anima".
Riconoscete queste persone da un fattore: dichiarano di essere nella fase in cui stanno "bene" solo perché non hanno in quel momento problemi di "sopravvivenza", come se non esistesse nient'altro oltre al pagare bollette, al non avere il raffreddore o all'avere da mangiare tutti i giorni (qualcuno ci inserisce anche il fatto che la propria squadra del cuore vinca ogni domenica).
In realtà prendersi cura di sé molto spesso significa fermarsi ad osservare. Osservare se stessi, le proprie reazioni, le proprie abitudini ormai cristallizzate, il modo in cui rispondiamo alle persone, le emozioni più ricorrenti che proviamo, i pensieri che ci riempiono la testa.
Questa osservazione è come se fosse una radiografia di noi stessi e del nostro reale livello di "salute".

Chi non si concede questo lusso finirà con l'essere risucchiato dal vortice di ciò che gli accade, affermando implicitamente di essere una persona "on-off": quando gli eventi non creano malesseri ci si illude di stare bene, quando gli eventi creano disagi ci si lamenta di stare male.

Questo meccanismo è ancora più visibile in alcune aziende, gestite con la stessa modalità:
- quando l'azienda va male si dichiara di non avere "risorse economiche" per potersi permettere un percorso di crescita e di miglioramento organizzativo.
- quando l'azienda va bene si afferma di non avere "tempo" o "necessità particolari" per dedicarsi alla formazione.
Così come gli esseri umani anche queste aziende (e di conseguenza chi li dirige) vivranno cicli di alti e bassi pressoché costanti, in cui i momenti di "basso" verranno giustificati con le motivazioni più varie: mercato in depressione, sfortune "imprevedibili", clienti insolventi e così via. Senza comprendere che questo è solo l'effetto di non aver rafforzato la struttura mentre le cose andavano bene.
In poche parole è come la salute fisica, in cui ci si potrebbe avvilire per una malattia quando è nella sua fase più acuta (e quindi quando il corpo è più debole per reagire) dimenticandosi di rendere il corpo più forte proprio quando si è in salute.

Purtroppo è molto difficile trasferire questo concetto alle persone abituate da sempre a vivere in modalità "on-off", poiché per loro quella è l'unica possibile e quindi non è modificabile.
La verità più profonda è che queste persone non vogliono stare bene, oppure inconsciamente pensano di non meritare di star bene, quindi creano loro stessi i presupposti per trovarsi in situazioni difficili per poi potersi dare ragione delle loro lamentele.
Se tenti di togliere loro i motivi veri delle lamentele apparirai ai loro occhi come un nemico (che non li capisce, che la fa troppo facile, che fa il saputello etc).

Ancora una volta il libero arbitrio è superiore a tutto il resto, e questo ci permette di scegliere che tipo di esistenza vorremo avere. Persino di scegliere di avere un'esistenza stressante, conflittuale, problematica. E neppure un consulente, un dottore o un amico può andare "contro" questa scelta individuale, limitandosi ad accettare l'altrui volontà.
E' frustrante osservare questo meccanismo autolesionista senza poter far nulla (sopratutto quando siamo legati affettivamente a queste persone), ma è altrettanto importante non lasciarsi trascinare giù da coloro che hanno deciso di affondare.
Poiché l'altrui libero arbitrio non deve, allo stesso modo, condizionare il vostro personale libero arbitrio.

Come affrontare i problemi.


Tu sei vivo grazie ai tuoi problemi, perché un essere umano senza ostacoli da superare si lascerà lentamente morire. Ho conosciuto centinaia di persone che stavano vivendo una vita “ideale”, senza alcuna necessità economica, corteggiati per il loro fascino, in salute fisica. Ma molti di loro erano riusciti a crearsi fobie o ansie totalmente immaginarie, che chiamavano “problemi”.
Quindi cos’è, di fatto, un problema?
E’ semplicemente un’asticella che tu decidi di mettere nel valutare gli avvenimenti della vita. Se l’asticella è bassa, la maggior parte di quello che ti accade viene classificato dalla tua mente come problema da vivere male a livello emozionale: una telefonata di un cliente insoddisfatto, una persona che ti taglia la strada, una bolletta del telefono troppo cara, un’incomprensione col partner, una giornata piovosa e così via.

Viceversa ci sono persone che non vengono condizionate da eventi come questi, poiché pongono l’asticella più in alto e si turbano solo per eventi quali un licenziamento improvviso, il lutto di un loro caro o una grave malattia personale.
Pochissime persone poi sono in grado di non farsi turbare a lungo neppure da questi eventi così importanti, non per cinismo o aridità di sentimenti (il turbamento non ci sarebbe nemmeno per pochi istanti) ma perché hanno avuto la capacità di superare l’iniziale sconforto per poi ricominciare ad osservare quello che ancora potevano fare per godersi ogni attimo del presente.

Questo limite sottile, tra l’equilibrio emozionale e la totale assenza di emozioni, rappresenta uno degli aspetti più importanti per comprendere l’essenza della vita.
Facciamo un esempio pratico.
- Vengo lasciato dalla persona con cui avevo una relazione da qualche anno.
La totale assenza di sentimenti mi porterebbe a criticarla razionalmente, sostenendo che non sa cosa si è persa e provando solo rabbia per l’orgoglio ferito. Queste reazioni emotive non sono manifestazioni di forti sentimenti, bensì di aridità profonda, poiché ci si concentra solo su se stessi e sul “torto” subìto, invece che sull’esperienza realmente vissuta.
Una vera ricchezza interiore porterebbe innanzitutto a chiederci cosa avremmo potuto fare di diverso, per non essere lasciati. Una volta fatto questo, dopo la normale sofferenza iniziale, potremmo perdonare e rimanere amici con chi ci ha lasciati e comprendere cosa davvero stiamo cercando e cosa siamo disposti ad offrire al nuovo partner.

Questo secondo atteggiamento non ha nulla a che vedere col cinismo, ma è un modo per evitare di ripetere gli stessi errori (e quindi di provare nuovamente le stesse sofferenze). E’ un modo sano per ridisegnare la rotta della nostra esistenza, affinando contemporaneamente la meta e gli strumenti per arrivarci.


Se ti interessa approfondire questa tematica leggi anche "Cosa vuol dire Proattività"

Accademia per Responsabili

Dopo oltre 10 anni dedicati alla formazione ho voluto riassumere in un percorso annuale tutti i concetti fondamentali che un dirigente o un responsabile intermedio dovrebbe conoscere per diventare un vero pilastro aziendale e far sentire "meno solo" il titolare.
Sarà una vera e propria Accademia, con 10 argomenti ben definiti e su cui ci sarà un "allenamento" pratico e costante, nonché un esame finale.

Ci sono alcuni punti che ritengo davvero importanti:
- L'investimento per l'Accademia di un anno è quello che solitamente si spende per una sola giornata di formazione o consulenza in azienda.
- Chiunque si iscriva potrà partecipare PER SEMPRE e GRATUITAMENTE alle prossime edizioni dell'Accademia (o a determinati incontri per lui particolarmente interessanti).
- Il confronto tra i partecipanti, accumunati da un percorso di crescita di un anno, rafforzerà la loro predisposizione alle collaborazioni, allo scambio e allo sviluppo di nuove idee, proprio come avviene frequentando il Network Winner Group.

Chiuderemo al massimo a 24 iscritti per garantire, come sempre, una grande cura "individuale" a ciascun partecipante.

Partiremo da Settembre con il seguente calendario per i primi 3 mesi.
Accademia per Responsabili:
- Merc. 14 Settembre - Merc. 12 Ottobre - Merc. 16 Novembre (tutte mezze giornate al pomeriggio).
Accademia per Venditori:
- Merc. 21 Settembre - Merc. 5 Ottobre - Mart. 18 Ottobre (esercitazioni in esterno) - Merc. 23 Novembre (tutte mezze giornate al pomeriggio)
.

Ecco tutti i dettagli:
Questa accademia sarà riservata a tutti coloro che ricoprono (o dovranno ricoprire) ruoli di responsabilità all’interno dell’azienda, al fine di sgravare l’imprenditore dalla gestione operativa di determinati settori aziendali. Quindi è particolarmente indicata per Responsabili in area Amministrativa, Tecnica, Commerciale o Produttiva, ma in generale è ideale per tutti coloro che gestiscono altre persone o che si devono relazionare spesso con colleghi/clienti/fornitori.
Gli obiettivi che otterremo saranno legati all’autonomia della persona nel gestire persone e nel prendere decisioni di loro competenza, allenandoli per un anno intero a comprendere il vero significato di “Responsabile” all’interno di un reparto o di un settore aziendale.
L’accademia sarà composta da 10 incontri con cadenza mensile, di 4 ore ciascuno (dalle 14.30 alle 18.30), di cui 2 dedicate alla formazione e al trasferimento di concetti e le altre 2 alle esercitazioni pratiche e all’allenamento di ogni singolo partecipante.
I requisiti di base che le persone dovranno avere sono:
- - Reale volontà di ricoprire ruoli di responsabilità
- - Accordo sui risultati da portare in azienda rispetto al proprio ruolo
- - Desiderio di auto migliorarsi e di crescere professionalmente, oltre che personalmente
- - Che il titolare dell’azienda abbia già condiviso i concetti che verranno insegnati
A tal proposito, qualche giorno prima dell’inizio dell’Accademia vera e propria, verrà fatto un incontro di un’ora con tutti i partecipanti per verificare tali requisiti e per illustrare nei dettagli come si svolgeranno tutti i successivi incontri.

Quota di partecipazione per persona, per tutti i 10 incontri annuali:
- Soci Winner Group: 1400 Euro
- Non soci Winner Group: 2800 Euro
Solo per i soci è inoltre prevista una scaletta sconti per chi iscriverà più persone:
3-4 partecipanti: 1300 Euro ciascuno
Oltre 4 partecipanti: 1200 Euro ciascuno
Termine iscrizioni: Venerdì 2 Settembre (salvo raggiungimento della quota massima prima di tale data)
Numero minimo partecipanti: 12
Numero massimo partecipanti: 24
Gli incontri a cui la persona non potrà partecipare non verranno rimborsati, ma potranno essere recuperati in una successiva edizione dell’accademia.
La quota va versata per intero al momento dell’iscrizione e comprende:
- - Partecipazione a 10 incontri di 4 ore ciascuno
- - Materiale didattico
- - Tutti i coffee break
- - Diploma incorniciato, a seguito di un piccolo esame a fine percorso
- - Supporto costante durante l’anno sia per via telefonica che mail.
- Possibilità di frequentare gratuitamente le successive edizioni dell’Accademia.
Programma dei 10 incontri:
Incontro 1 di Settembre: Definizione del ruolo di “Responsabile” – Quali sono le competenze e le caratteristiche caratteriali da implementare.
Esercitazione pratiche in coppia e Role Playing di gruppo
Incontro 2 di Ottobre: Delega e mancata delega – Tutti gli errori da evitare nella gestione dei propri collaboratori e perché è utile far crescere persone sotto di sé.
Esercitazione pratiche in coppia e Role Playing di gruppo
Incontro 3 di Novembre: Cosa si aspetta un imprenditore da un responsabile – L’arte di risolvere problemi operativi ed anticipare i problemi futuri.
Esercitazione pratiche in coppia e Role Playing di gruppo
Dicembre: pausa
Incontro 4 di Gennaio: Come rendere organizzato il proprio settore – L’organigramma e la gestione del tempo.
Esercitazione pratiche in coppia e Role Playing di gruppo
Incontro 5 di Febbraio: Come rendere produttivi i propri collaboratori – Il chiarimento del risultato e la programmazione giornaliera o settimanale.
Esercitazione pratiche in coppia e Role Playing di gruppo
Incontro 6 di Marzo: Come creare un gruppo affiatato e che lavora in armonia - Le 5 leve motivazionali.
Esercitazione pratiche in coppia e Role Playing di gruppo
Incontro 7 di Aprile: Come impostare, gestire e svolgere riunioni efficaci – L’arte del coinvolgimento nel parlare ad altre persone e come gestire obiezioni o lamentele.
Esercitazione pratiche in coppia e Role Playing di gruppo
Incontro 8 di Maggio: Come gestire situazioni poco etiche nel proprio reparto - L’importanza dei valori condivisi in azienda.
Esercitazione pratiche in coppia e Role Playing di gruppo
Incontro 9 di Giugno: La selezione, il reclutamento, l’inserimento iniziale di nuovi collaboratori – Strategie per attirare e mantenere i talenti nel proprio gruppo.
Esercitazione pratiche in coppia e Role Playing di gruppo
Incontro 10 di Luglio: Riassunto delle tematiche svolte durante l’anno ed esame scritto finale per la consegna dei diplomi.
Tutta la formazione verrà gestita dalla società All Winners, nella persona di Fabrizio Cotza, ma potrà avvalersi anche di altri professionisti specializzati, per esigenze specifiche.

In che piano della vita vuoi vivere?


C’è sempre un messaggio quando ci succede qualcosa che ci turba. Spesso cerchiamo “colpevoli” in quello che accade, convinti di dover cercare fuori le spiegazioni. Ma non è così. Le spiegazioni dobbiamo trovarle dentro di noi e quando questo non avviene la vita ti lancia un messaggio ancora più forte, nella speranza che questa volta tu capisca.



In questo consiste il vero concetto di “responsabilità”, spesso stravolto nel suo concetto più profondo e sminuito in un semplice “puoi fare qualcosa per cambiare le cose”. No, le cose non le puoi cambiare. Puoi cambiare la tua reazione. E se cambi la reazione passi ad un livello leggermente più alto in cui “quelle cose” non accadono più o sempre meno.

Decidi in quale piano del grattacielo vuoi vivere e che tipo di esperienze vuoi vivere da quell’altezza. Ma le cose non le cambi, così come non cambi le persone. Le persone sono quel che sono. Punto. Tu puoi solo decidere se vivere nel loro stesso piano o se fare due rampe di scale e vivere accanto a nuovi vicini di casa.
Più in basso rimani e più ti ritroverai a dover battagliare con gli invidiosi, gli infidi, i furbi, i nervosi. Salendo un po’ ci sono vicini ansiosi, impauriti, stressati. Un piano più alto e trovi quelli che passano semplicemente il tempo, senza nessun tipo di obiettivo. E ancora più su troveresti quelli gentili e poi quelli simpatici, e poi gli allegri, i sognatori, i generosi.
Il grattacielo è sempre lo stesso per tutti. Né bello né brutto. Serve solo per viverci. Ma il piano e la compagnia, quelli li decidi tu. E lo fai tutte le volte che dai il giusto significato a ciò che la vita ti mette davanti.
Puoi passare tutto il tempo a litigare in maniera forsennata col tuo vicino odioso, pensando che tutti i vicini siano esseri disgustosi e perfidi. Oppure puoi salire quel primo gradino che ti porterà da qualche altra parte. A volte potrebbe accadere di scendere invece che salire. Di passare un po’ di tempo nel seminterrato con pericolosi individui pronti a pugnalarti pur di rubarti qualche spicciolo. E ancora una volta sarai tu a dover decidere se cercare vendetta, rimanendo tra loro, o se perdonarli e andartene da lì.
Beh, io direi di darci appuntamento su, nell'attico, e di fare una bella festa tutti assieme, sotto le stelle.

Motivazione o illusione?


Non so se avete presente la scena del film in cui Troisi cerca di spostare un vaso con la sola forza del pensiero. Dopo essersi concentrato incomincia a sussurrare "Vieni... vieni..." (se volete vedervelo questo è il link: http://www.youtube.com/watch?v=2z7pgC3hrC0).
Cito il grande comico napoletano perché è ciò che a volte mi sembra di osservare tra chi possiede un'attività commerciale.
La scena, di solito, è questa: il negozio è vuoto, il titolare e la commessa guardano affranti fuori dalla vetrina, e in quel momento passi tu. Nel dare un'occhiata alla merce esposta ti accorgi con la coda dell'occhio che ti stanno fissando. E lì ti sembra davvero di poter sentire i loro pensieri: "Vieni... vieni...".
La situazione è talmente imbarazzante che, se anche ti fosse piaciuto qualcosa in vetrina, eviti di entrare e te ne vai, scorgendo in quell'istante la loro grande delusione.
Questo "sperare che le cose accadano" è un virus che vedo sempre più diffuso, soprattutto da parte di chi ha smesso di fare qualcosa. Atteggiamento alimentato anche da un finto approccio "positivo", ben rappresentato dalle numerose frasette mistiche o "motivazionali" che ci vengono proposte proprio da chi raramente ne coglie il vero significato.

E' vero che la nostra mente è potente, che esiste una sorta di "legge d'attrazione" e che la visualizzazione di ciò che vorresti aiuta a raggiungere gli obiettivi. Ma è altrettanto vero che molti hanno confuso il nutrire semplici speranze con la capacità di rendere davvero appagante la propria vita
Avere sogni e desideri ha una sua utilità, ma a patto che siano affiancati da azioni concrete. Mentre molti titolari di attività commerciali di cosa si lamentano? Che ormai non entra più nessuno in negozio! E cosa fanno? Aspettano...
"Mica posso andarli a prendere per strada" mi ha detto una volta un agente immobiliare, abituato, negli anni d'oro, ad avere la fila di persone in cerca di casa.
Peccato che negli anni d'oro abbia commesso il fatale errore di non scriversi tutti i contatti delle persone che lo chiamavano. O che ancora adesso rimanga a fissare il telefono nella speranza che squilli, invece di mettersi lui a chiamare potenziali clienti (o ex clienti). Ma alle pareti ha ovviamente tutti i quadretti motivazionali che gli ricordano il grande potere della sua mente...

Sostengo da tempo che molte teorie, vere nella loro essenza, abbiano rimbambito nella pratica migliaia di persone. Ho già scritto le mie perplessità sul fenomeno creato da "The Secret" (http://fabrizio-cotza.blogspot.com/2010/01/secret.html), ma potrei citare le centinaia di corsi in cui si balla e si canta, di cammina sulle braci ardenti, si saltano i fossi per la lunga, si urla che "io sono ok, tu sei ok!", con la speranza che questo, da solo, possa cambiare le cose.
In un'epoca difficile come questa è facile illudere le persone, prospettargli una soluzione "magica" per la gestione di tutti i loro problemi. Ma questo spesso crea effetti collaterali pericolosi, che peggiorano ulteriormente la situazione di chi aveva riposto in queste tecniche tutte le loro speranze. Perché dopo la fase "up" subentra la fase "down", e se non hai basi solide ed una vera padronanza di certe tecniche ci rimane schiacciato sotto.
Per questo motivo sto prendendo in seria considerazione l'idea di scrivere un libro che faccia luce sul vasto mondo della formazione "motivante", per analizzarne i pregi ma anche i tanti limiti, spesso sottovalutati da chi, per incompetenza o per interesse, ne ignora le conseguenze.
Voi che ne pensate?

Meglio essere anatre?


Per spiegare come l'Ego si impossessa della nostra vita basta paragonarsi al comportamento che avrebbero due anatre nel caso una invadesse il territorio dell'altra.
Si azzufferebbero di sicuro, ristabilendo alla fine i loro confini, ma subito dopo ciascuna tornerebbe pacifica alla propria vita, scaricando con qualche battito d'ali l'adrenalina rimasta in corpo.
Noi invece che faremmo subito dopo la disputa? Cominceremmo a rimuginare sull'accaduto con pensieri del tipo "Ma come si è permesso di invadere il mio territorio? Eppure lo sa che qua ci sto io... ah, ma questa adesso non gliela faccio passare liscia... anzi, ora che ci penso anche il mese scorso l'ho visto che confabulava con altre anatre, di sicuro starà architettando qualcosa contro di me... devo assolutamente fare qualcosa, se no questo mi frega..." e così via per ore.
Come appare evidente il problema non starebbe tanto nello scontro in sé, quanto nell'energia negativa accumulata successivamente nel dar libero spazio ai pensieri dell'Ego.
Forse in questo le anatre sono meglio di noi.

Preferisco

Preferisco avere pochi amici
che tanti ammiratori.
Preferisco donare 100 euro
che fatturarne 1.000.000.
Preferisco risultare antipatico a qualcuno
che essere compiacente con tutti.
Preferisco aiutare una persona
che illuderne 1.000.
Preferisco lottare per un mio sogno
che immolarmi per l'arrivismo altrui.
Preferisco avere 10 combattenti fidati
che 100 mercenari.
Preferisco scegliere una strada
che perdermi in infiniti falsi sentieri.
Preferisco guardarmi serenamente allo specchio
che scorgermi riflesso in troppe vetrine.
Preferisco conversare con una sola persona intelligente
che tenere conferenze ad un migliaio di persone ipnotizzate.
Preferisco quella tua unica idea bislacca
che le loro granitiche certezze.
Preferisco avere una preferenza
che un'accettazione passiva di tutto quello che non mi piace.


Come ci addomesticano

Vi racconterò un fatto, semplice e realmente accaduto, per spiegarvi i meccanismi con cui ci stanno addomesticando tutti, un po' come il Piccolo Principe addomesticò la Volpe.
Il fatto è questo: da mesi in molte piccole stazioni ferroviarie della tratta Ancona-Bologna non funzionano più le biglietterie automatiche (e ovviamente mancano quelle con personale in carne ed ossa). Ciò significa che chi arriva alla stazione senza biglietto, pur di non perdere il treno, è costretto a salire comunque.
La prima volta che è accaduto a me sono andato subito dal controllore per spiegargli che era impossibile fare il biglietto e la sua risposta è stata che dovevo andare nel centro del paese, presso una tabaccheria autorizzata, a procurarmi il biglietto. Ho obiettato che in questo modo avrei perso il treno, e lui mi ha detto che questo era un "problema mio", lui comunque doveva farmi la multa, e così ha fatto.
Ho tentato di fargli notare che tutto ciò era provocato da un loro disservizio, ovvero la biglietteria automatica perennemente non funzionante e lui ha placidamente risposto che alle Ferrovie dello Stato costerebbe troppo aggiustarle...
Come potrete immaginare ne seguì una discussione piuttosto accesa a cui si unirono altri pendolari che protestavano contro le multe prese ingiustamente, tanto che il controllore, in evidente difficoltà, telefonò ad un superiore per farsi dire come gestire la rivolta.

Da quel giorno sono passati parecchi mesi, e le biglietterie automatiche sono ancora rotte. Anche le obliteratrici sono spesso fuori servizio e qualcuno prende la multa anche per questo. Io stesso, quando finisco la mia scorta di biglietti e non ho tempo per andare al centro del paese prima di prendere il treno, salgo ormai rassegnato e consapevole di pagare quel viaggio il triplo del costo reale. E non solo io, ma ormai tutti i passeggeri ho notato che non protestano più. abbiamo accettato il fatto che un loro disservizio diventi un nostro reato, una nostra colpa.
Ci hanno addomesticati.

Questo meccanismo psicologico, ben spiegato appunto da Antoine de Saint-Exupéry, ha a che fare con le abitudini e di conseguenza con la lenta accettazione di qualsiasi cosa. E' un veleno che, iniettato in piccole dosi e ad intervalli regolari, rende le aberrazioni più grandi quasi normali, trasformando molto spesso il carnefice in vittima e viceversa.
Devo ammettere che mi sono molto preoccupato di me stesso quando ho pagato la multa in silenzio, senza obiettare. E soprattutto quando non ho più dato man forte a chi prendeva la multa per non aver potuto obliterare (era un ragazzo tedesco che capiva a fatica cosa stesse succedendo e si guardava intorno per capire se era lui l'anormale).
Ci siamo fatti addomesticare gentilmente, lasciando che nutrissero il nostro Ego per poter annientare indisturbati la nostra Consapevolezza.

"Che cosa bisogna fare?" domando' il piccolo principe.
"Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu ti sederai un po' lontano da me, cosi', nell'erba. Io ti guardero' con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' piu' vicino..."
Il piccolo principe ritorno' l'indomani.
"Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe.
"Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincero' ad essere felice. Col passare dell'ora aumentera' la mia felicita'. Quando saranno le quattro, incomincero' ad agitarmi e ad inquietarmi; scopriro' il prezzo della felicita'! Ma se tu vieni non si sa quando, io non sapro' mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti".
(Il Piccolo Principe)



L'allegria, sintomo di eccellenza?


Ieri sera ho partecipato ad una divertente ed informale festa organizzata da un mio cliente per festeggiare i 30 anni di attività. Tra una grigliata di carne e un sfida a beach volley, tra un tuffo in piscina (più o meno volontario) ed un brindisi è venuta fuori una serata dai mille spunti, anche professionali.
Erano infatti presenti quasi tutti i migliori collaboratori dell'azienda e ciò che notavo in loro era una contagiosa e spontanea allegria, la stessa che si nota anche quando sono in azienda a lavorare.
Forse è solo una coincidenza, ma spesso mi capita di notare come coincida l'eccellenza lavorativa con il buon umore, la capacità di sapersi prendere un po' in giro, lo sdrammatizzare i problemi o le difficoltà.
Anche in un momento ludico emergono i leader, gli stakanovisti, i creatori di valore. Perché l'atteggiamento al lavoro spesso si riflette nell'atteggiamento alla vita, e viceversa.

Ben vengano quindi in azienda le persone che hanno già di loro un approccio ottimistico alla vita, che non si impermalosiscono se qualcuno gli fa un'osservazione, che sanno fare gruppo includendo anche chi è meno socievole, che amano mettersi a disposizione del prossimo.
Queste caratteristiche raramente possono venir sviluppate con un corso di formazione o con delle "regole aziendali". Fanno già parte dell'individuo.
Questo non significa escludere chi ha un carattere un po' più introverso o meno socievole. Anzi. Significa dar loro la possibilità di esprimersi meglio, proprio perché circondati da un ambiente positivo e costruttivo, creato proprio da chi è spontaneamente più estroverso.

L'importante è che non avvenga il contrario. Ovvero che i pochi dal carattere più polemico o critico non vadano a condizionare chi non è come loro, additandoli come persone "poco serie" o "furbe". La diversità va accettata da parte di entrambi e tutti devono rispettare le persone che hanno attorno. Ma dalla mia esperienza gli "intolleranti" non sono quasi mai i creatori di energia positiva. Spesso gli intolleranti sono proprio i dissipatori di quell'energia, attentissimi nel notare negli altri la più piccola mancanza ma assolutamente incapaci di vedere le proprie.
Ed è solo da quest'ultimo tipo di persone che la parte "sana" si deve difendere.

Personalità pericolose - Parte II


C'è un aspetto che a volte trascuriamo quando ci relazioniamo con gli altri. Ovvero la loro tendenza a crearci paure o ansie.
E' in realtà una modalità (conscia o inconscia) per tentare di avere controllo su noi: ti creo un timore nei confronti di qualcosa o un dubbio rispetto le tue capacità, per poi insinuare l'idea che solo io posso aiutarti o risolvere quel problema (il più delle volte inesistente).
Facciamo un esempio.
Se ti dico: "Col brutto carattere che hai solo uno come me può sopportarti", cosa sto facendo? Innanzitutto sto spacciando per oggettiva una considerazione soggettiva (ovvero che tu abbia un brutto carattere). Quindi ti potrei insinuare l'idea che quando qualcosa non va è colpa del "tuo brutto carattere". E che se io ti lascio tu sei nei guai perché "uno come me non lo troverai mai più". Se l'altra persona comincia a credere a questa teoria ecco che in automatico comincerà ad accettare passivamente tutto ciò che io gli faccio, per paura che io davvero lo possa lasciare.

Oppure: "Questa cosa è molto complessa, senza di me farete fatica a portarla avanti".
Ancora una volta si dà per scontata una considerazione soggettiva (la complessità) senza dare all'altra persona la possibilità di valutarne la veridicità. Il fatto che solo io mi occupi di quella cosa "complessa" senza mai insegnarla a qualcun altro darà la percezione che io abbia detto una cosa vera. Quindi divento indispensabile. E se sono indispensabile posso cominciare una lenta e sottile forma di ricatto nei confronti degli altri. Tipo: "Se non vi sta bene il mio carattere me ne vado SUBITO", sapendo perfettamente che avendo creato attorno a me questo mito di essere l'unico a saper fare le cose nessuno mai mi dirà "Sì, vattene" (anche se sarebbe la scelta migliore).
Il pericolo sta nel fatto che molte di queste espressioni sembrano innocue o addirittura frutto di grande benevolenza nei confronti degli altri "poveri mortali".
Ma ad un'osservazione più attenta noteremo che implicano sempre una sorta di implicito ricatto volto a rendere "dipendente" chi gli è accanto.
Se l'altra persona, anche per una frazione di secondo, dovesse pensare "io senza di lui non potrei riuscire a..." ecco che il primo ingranaggio di un meccanismo più complesso è stato inserito. E col tempo potrebbe essere non facile riconoscerlo. A lungo andare, infatti, la dipendenza diverrà da virtuale a reale, confermando la profezia del nostro carnefice.
Le conseguenze saranno a quel punto molto visibili: insicurezze, ansie, paura di non farcela da soli, timori irrazionali, pensieri invalidanti e a volte persino forme depressive.

Come evitare di cadere nella trappola? Innanzitutto riconoscendo subito queste comunicazioni volte a farci sentire sbagliati, in pericolo oppure inutili. Il prendere coscienza aiuta infatti a non accettare tali messaggi, ricordando invece a noi stessi la nostra autonomia e forza.
Nel momento stesso in cui non ci renderemo complici di questi attacchi vedremo la vera natura di chi abbiamo di fronte, ovvero se davvero l'intento era quello di aiutarci o soltanto quello di dominarci.

Personalità pericolose - parte I


Nel mio "Libro Salvavita" ho parlato in generale di quel tipo di persone che tende a risucchiarti le migliori energie, tanto da averlo definito "Killer di EnergiaVitale". Ma all'interno di questo tipo di personalità ve ne sono altre, con varie sfaccettature affascinanti e a volte sconcertanti.
Una di queste è ben rappresentato da quel genere di persone che avrete sicuramente trovato lungo la vostra strada se siete soliti viaggiare spesso in autostrada. Sono quelli che si piazzano, ai 100 all'ora, sull'ultima di corsia di sinistra, sebbene a destra le altre siano completamente libere. Per distrazione può accadere a tutti di non spostarsi su quella più libera a destra, ma in questo caso parliamo di una situazione ben diversa, poiché loro non solo sono consapevoli di ciò che fanno ma sembra provino un certo gusto sadico a vedere la fila di auto dietro di loro che tenta invano di farli spostare. Non reagiscono né agli abbaglianti né al clacson, come se totalmente estranei a ciò che succede attorno a loro. Ma il culmine lo raggiungono un attimo dopo, ovvero quando tu -ormai esasperato- decidi di fare ciò che a scuola guida ti insegnavano come grave infrazione: sorpassi a destra. E in quel momento accade il miracolo. Da zombie che era il nostro caro amico si risveglia tutto d'un colpo, e appena gli passi di fianco comincia ad imprecare contro di te, per segnalarti che è proibito sorpassare a destra. Ed anche dopo che l'hai superato comincia lui a lampeggiarti forsennatamente!

Ebbene, questa modalità, ben chiara in questi casi si può manifestare in realtà in ogni momento. In ufficio sarà la persona che ti impedisce, con la sua lentezza, di fare anche le tue attività e che sembra assolutamente immune ad ogni forma di richiamo o sollecitazione. Ma appena si accorge che lo "sorpassi a destra", ovvero che cominci a fare delle azioni per by-passare la sua inettitudine ecco che improvvisamente si risveglia con una rabbia inaudita, accusandoti di ogni genere di scorrettezza. Ovviamente lui si appellerà ai codici, alle regole scritte, all'organigramma, ai contratti di lavoro. E, per assurdo, potrebbe anche aver ragione in tal senso, poiché "l'infrazione", in effetti, a questo punto l'hai commessa tu. E lui si spaccerà per vittima.

Se queste situazioni non vengono gestite con molta attenzione possono creare dei grossi problemi e conflitti difficilmente sanabili. Al lavoro come in famiglia.
Ecco perché bisogna sempre stare attenti a chi tende a "bloccare", a "rallentare", a "impedire". Perché porterà inevitabilmente coloro che invece desiderano raggiungere i risultati a dover infrangere le regole pur di andare avanti, passando ovviamente per i cattivi della situazione!

Il duro lavoro è l'antitesi di una vita equilibrata


Per molti anni la società per cui lavoravo mi aveva inculcato l'idea che il Duro Lavoro fosse un ingrediente fondamentale per avere successo. Questo significava, di fatto, dedicare gran parte della propria esistenza al lavoro, sforzarsi di fare ciò che assolutamente non piaceva fare, sacrificarsi in nome del dio denaro.
Ad oggi posso dire che questi concetti, oltre che datati, sono in piena antitesi con ciò che davvero vorrei per me e per le persone a me care.

Per due motivi in particolare:
1- Cambiando modo di lavorare, ovvero seguendo i consigli di chi ritengo più illuminato su questi argomenti (vedi i già citati Roy Martina o Joshua Freedman, ma non solo), mi sono accorto che gli approcci "intelligenti" ed "emozionali" sono assolutamente più produttivi del cosiddetto "Duro Lavoro". L'ho sperimentato prima su di me e poi sulle persone che mi circondano, sebbene uscire dalla "ipnosi mantrica" subìta in tanti anni non sia stato subito semplice. All'inizio subentra infatti una sorta di "senso di colpa" per il fatto che non stai lavorando sino alle 23 oppure non stai sacrificando i tuoi week-end per smaltire i vari arretrati di cose inutili da fare. Il fare le cose diversamente, infatti, ha sortito l'immediato effetto benefico di avere molto più tempo, con risultati maggiori, ma inizialmente l'istinto mi portava a voler occupare anche quel nuovo tempo.
Come diceva saggiamente Illich, molte persone sanno stabilire la prima asticella che identifica i bisogni reali, pochi riescono però a posizionare la seconda asticella, quella che ci dovrebbe avvertire che tutto il di più che stiamo producendo è in realtà superfluo ed inutile.

2- Ho conosciuto parecchi professionisti ed imprenditori "di successo", che avevano però sacrificato tutto il resto per raggiungere quel successo. Erano persone in gran misura tristi, stressate, alienate. Avevano rovinato la propria famiglia, perdendo i momenti più belli della crescita dei loro figli o compromettendo il rapporto con il partner. Erano ormai schiavi della propria azienda o attività, convinti che quella fosse l'unica modalità per raggiungere il tanto osannato "successo".

Questo è un prezzo troppo alto da pagare per quanto mi riguarda. Preferisco non avere il milione di euro in banca ma salvaguardare il mio benessere e quello di chi mi circonda. Preferisco non avere la Lamborghini ma poter guardare negli occhi i miei collaboratori senza provare vergogna nel sapere che li sto spremendo come un limone (anzi, la frase originale usata nei miei confronti fu "mucca da mungere"!). Preferisco rimanere il più possibile allineato ai valori in cui credo, senza usarli strumentalmente per avere un'immagine pubblica da salvaguardare.
Ovviamente la mia scelta non è la migliore.

Per chi ragiona solo in termini di fatturato e marginalità tutto il resto passa in secondo piano, e l'adrenalina che dà un budget raggiunto o una statistica che sale vertiginosamente spesso ha l'effetto di una droga pesante che anestetizza tutti gli effetti collaterali.
Lo so perché l'ho provato. E so anche che mentre ci sei dentro fai fatica a vederlo. Anzi, ti sembrano ridicoli e sfigati quelli che cercano di fartelo notare.
Il potere di scelta va sempre salvaguardato, ma non sempre le persone sono in grado di scegliere davvero. Perché ci sono individui molto abili nell'usare tecniche persuasive per fini personali, spacciandole per "motivazione", "coinvolgimento", "scopi di valore".
La differenza a volte è così sottile che è difficile distinguere chi davvero vuole il nostro bene da chi ci sta semplicemente sfruttando. L'unico modo per comprenderlo è fermarci un attimo a riflettere su come stiamo. Ripercorrere gli ultimi tre anni della nostra vita e paragonarla alla vita che realmente vorremmo vivere. Certo, non parlo di un utopistico mondo incantato senza problemi o difficoltà. Ma è sufficiente chiederci quanto tempo stiamo dedicando a noi stessi e alle persone a noi care. Se la percentuale è inferiore ad un 30% quello è il segnale che qualcuno si sta portando via la nostra vita. Questo "qualcuno" può essere il nostro capo, i nostri collaboratori, i nostri clienti, i nostri fornitori... o un mix di questi fattori!

Quindi, se non vuoi che il "Duro Lavoro" si trasformi presto in "Dura Esistenza" spezza la catena e riappropriati del tuo Equilibrio Vitale, in cui ogni cosa deve avere il proprio spazio, tu in primis.
All'inizio forse non sarà facile, ma ti garantisco che dopo circa sei mesi vedrai con maggiore lucidità il labirinto in cui ti avevano fatto entrare e ringrazierai il Cielo di esserne uscito.