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Le Fabbriche del Futuro



Al Maker Faire di Roma
Da quando ho deciso di dedicarmi attivamente al fenomeno dei Fab Lab non avevo ancora avuto la percezione chiara e tangibile della reale portata di questa mia scelta, ma in questi giorni passati al Maker Faire di Roma ho compreso davvero cosa intendeva The Economist (mica Cronaca Vera) quando ha definito il fenomeno dei “makers” la “Terza Rivoluzione Industriale”.

Ma andiamo per ordine. Innanzitutto perché dovrebbe interessare a tutti noi Italiani questo nuovo fenomeno, apparentemente di nicchia? Semplice: perché è il nostro ultimo treno per riaffermare il Made in Italy, senza venir stritolati da nazioni molto più competitive o ricche.
Cercherò di piegarvelo partendo da alcuni presupposti fondamentali.
Siamo un Paese privo di risorse naturali e ci troviamo a far parte di una Europa Unita in cui il nostro peso politico ed economico è ormai nullo. I motivi sono molteplici e non mi interessa disquisirne in questo post, ma non possiamo trascurare questi due elementi o continuare a lamentarci sui social network.
Solo puntando su due macro fattori potremmo tornare ad essere competitivi: turismo e creatività. Il primo dovrebbe valorizzare il nostro patrimonio paesaggistico ed artistico, ed invece sappiamo tutti come viene gestito. Anche su questo però non spenderò parole inutili.
Qui mi interessa darvi l’unica buona notizia, legato al secondo macro fattore: la creatività è più viva che mai.

Prima di aprire un'attività in proprio.

In Italia sta accadendo un fenomeno interessante. A fronte di tante aziende che chiudono cresce la voglia di mettersi in proprio, avviando la propria attività.
Qualcuno ritiene che siano gli effetti della disoccupazione, della serie "se nessuno mi dà un lavoro me lo creo io".
Di per sé l'approccio sarebbe corretto, se non fosse che a fronte delle oltre mille start up che nascono ogni anno, di media 7 su 10 chiudono senza aver neppure recuperato il capitale investito. Un disastro.
Il che significa due cose:
- se non trovavano lavoro forse qualche motivo c'era.
- l'arte dell'improvvisazione è ancora una caratteristica tutta italiota.

Certo, qui da noi c'è la burocrazia, la pressione fiscale e bla bla bla, ma queste cose un novello imprenditore dovrebbe metterle in conto prima, non dopo. Non si parte a fare un'azienda solo perché si ha una buona idea ed un finanziamento europeo.
E soprattutto non ci si butta a fare qualcosa di grande se prima non si è dimostrato di saper fare quelle piccole.

Cerco di spiegarmi meglio.

5 Nuovi Progetti Imprenditoriali per il 2013



Ho sempre amato andare controcorrente nella vita. Non per sterile spirito di contraddizione, ma solo per trovare altre strade rispetto a quelle che ci vengono sottilmente imposte dal mondo circostante.

Per questo, nel bel mezzo della tempesta economica e finanziaria in cui ci troviamo, ho lanciato ai soci del network di imprenditori "Winner Group" una sfida ancora più grande: creare 5 nuovi progetti imprenditoriali da portare avanti assieme nel 2013.

Forse non tutti e 5 avranno uguale fortuna, ma al prossimo incontro del 17 Luglio cominceremo a presentarli ufficialmente e poi ciascuno deciderà che tipo di supporto dare.
Saranno 5 progetti selezionati per essere dei veri e propri "Piani B", ovvero avranno quelle caratteristiche che  sempre più serviranno ad una attività imprenditoriale per avere la possibilità di crescere velocemente nei prossimi 3 anni.

Alcuni quindi saranno legati all'on-line, oppure a software innovativi. Altri andranno a colmare bisogni sempre più vivi quali il benessere ed il bisogno di riappropriarsi della propria vita.
A differenza della classica "rete d'impresa" (purtroppo sfruttata male fino ad oggi, e spesso incentrata solo sull'unione delle misere forze di aziende dello stesso settore in crisi) noi creiamo ex novo un progetto che ha tutte le caratteristiche per essere vincente e ci uniamo con competenze trasversali per trasformarlo in un'attività redditizia, a latere dei nostri business tradizionali.
Non siamo neppure dei semplici finanziatori (o business angels) perché il contributo sarà anche e soprattutto di idee, organizzativo, gestionale.
Non vogliamo supporto o fondi pubblici, per non rimanere aggrovigliati nella burocrazia più ottusa, che spesso in Italia ostacola chi vorrebbe agire, favorendo invece il parassitismo.

Siamo semplicemente un gruppo di imprenditori a capo di aziende di successo che pensano di poter creare progetti innovativi parallelamente alla loro attività principale. Con il gusto di rimettersi in discussione, di interagire con altri colleghi, di confrontare competenze trasversali o diverse dalle proprie.
E, perché no, con il divertimento che porta con sé una nuova avventura.

Per ulteriori informazioni sull'incontro Winner Group del 17 Luglio potete scrivere una mail a: info@winnergroup.it oppure telefonare al numero verde 800 592434.


Il cambiamento è demolizione.

Stiamo preparando il numero di Marzo-Aprile di Migliorare, che tratterà l’argomento del “cambiamento”.
Si è già scritto di tutto ed è davvero difficile non cadere negli stereotipi del “devi cambiare se vuoi sopravvivere” o del “cambiare è difficile perché siamo schiavi delle abitudini”. Quello che sto cercando quindi di capire è cosa impedisce o limita me, in primis, nei cambiamenti che mi trovo a dover fare.

Dopo lunghe riflessioni penso di aver compreso cosa mi frena maggiormente: il dover ammettere che, in un passato più o meno lontano, avevo torto. L’ho capito rileggendo un post scritto circa un anno fa, in cui affermavo cose che adesso non condivido più. Ma dover stare di fronte a quel post mi ha dato sofferenza, perché ho pensato a quante persone ho detto quelle cose, a quante azioni ho fatto io in virtù di quei pensieri, a quanta fatica ho sprecato verso una direzione che, ad oggi, definirei sbagliata.

Ecco, questa ammissione mi provoca una sofferenza talmente grande che sarei tentato di “riabilitare” i miei vecchi pensieri. Sarebbe più facile la via del compromesso di quella del totale “ripudio”…

Ma c’è di più: ora in effetti vedo le cose diversamente, agisco diversamente e perseguo un’altra via. Ma tra un anno potrei rivivere la stessa situazione di oggi, ovvero scoprire che tutto questo in realtà non funziona, non è corretto, non è ciò che io davvero voglio. In poche parole, la paura nei confronti del cambiamento può nascere dal un retro-pensiero di dubbi sulla nuova scelta da fare.

Quindi quello che spesso blocca non è mancanza di volontà, ma mancanza di sicurezza. Da qui tutte le storielle sugli obiettivi da scrivere, l’inconscio che lavora per noi e compagnia bella. In realtà questi esercizietti non servono a nient’altro che a convincersi di voler imboccare quella strada e di voler davvero raggiungere quel risultato. E’ auto-ipnosi della peggior specie: l’acquirente che si convince da solo a comprare il prodotto.
In effetti la crisi, quella vera, subentra solo quando comprendi che l’unico risultato che merita di essere raggiunto è un “non risultato”. Ovvero la demolizione di ciò per cui hai sempre lottato e non una “costruzione più bella”.

Capisco che questo concetto ai più può sembrare strana o contraddittoria, ma questo è in realtà solo l’inizio di una serie di rivelazioni che vorrò fare, e che probabilmente creeranno un piccolo terremoto nel campo della formazione. Ho già iniziato a scrivere un nuovo libro, ma i concetti fondamentali li pubblicherò man mano qui sul blog. Non sarà facile demolire, per cambiare. E la sfida più grande sarà evitare di urtare la suscettibilità di tanti professionisti, spesso cari amici, che in buona fede sostengono e insegnano cose che in realtà hanno mostrato tutti i loro limiti e la quasi totale inefficacia.

Ma tu puoi cambiare solo se hai un’alternativa. E spesso questa alternativa è difficile da portare avanti, perché non è il frutto di qualche libro letto o di un seminario intensivo. Nasce da qualcosa di più profondo, che io chiamo Consapevolezza Inconsapevole e che “arriva” autonomamente, grazie ad un insieme di fattori non codificabili.

Chissà se qualche pazzo coraggioso vorrà seguirmi in questo nuovo e arduo cammino…

Se ti dicono: non funzionerà mai!

Nell'arco degli anni ho trovato un sistema per capire se una mia idea (o quella di un imprenditore) è ottima oppure va abbandonata.
Basta fare un rapido sondaggio tra persone che solitamente non conducono una vita appagante, che si lamentano di quello che non hanno e che in generale sono insoddisfatti di se stessi e degli altri.
Ebbene, questo persone hanno un grande talento che va sfruttato. Ovvero di battezzare come fallimentari (o troppo difficili da attuare) tutte le grandi idee e di trovare entusiasmanti tutte quelle che non valgono assolutamente nulla.
A questo punto avrete uno strumento quasi perfetto per capire qual è la strada giusta da percorrere e più loro vi diranno che siete dei pazzi e che fallirete più questa vostra certezza crescerà.

"Il pensiero laterale" di Edward de Bono


Molti anni fa, ai tempi in cui un debitore insolvente poteva essere gettato in prigione, un mercante di Londra si trovò, per sua sfortuna, ad avere un grosso debito con un usuraio. L'usuraio, che era vecchio e brutto, si invaghì della bella e giovanissima figlia del mercante, e propose un affare. Disse che avrebbe condonato il debito se avesse avuto in cambio la ragazza.

Il mercante e sua figlia rimasero inorriditi della proposta. Perciò l'astuto usuraio propose di lasciar decidere alla Provvidenza. Disse che avrebbe messo in una borsa vuota due sassolini, uno bianco e uno nero, che poi la fanciulla avrebbe dovuto estrarne uno. Se fosse uscito il sassolino nero, sarebbe diventata sua moglie e il debito di suo padre sarebbe stato condonato. Se la fanciulla invece avesse estratto quello bianco, sarebbe rimasta con suo padre e anche in tal caso il debito sarebbe stato rimesso. Ma se si fosse rifiutata di procedere all'estrazione, suo padre sarebbe stato gettato in prigione e lei sarebbe morta di stenti.
Il mercante, benché con riluttanza, finì coll'acconsentire. In quel momento si trovavano su un vialetto di ghiaia del giardino del mercante e l'usuraio si chinò a raccogliere i due sassolini. Mentre egli li sceglieva, gli occhi della fanciulla, resi ancor più acuti dal terrore, notarono che egli prendeva e metteva nella borsa due sassolini neri. Poi l'usuraio invitò la fanciulla a estrarre il sassolino che doveva decidere la sua sorte e quella di suo padre.

Immaginate ora di trovarvi nel vialetto del giardino del mercante. Che cosa fareste nei panni della sfortunata fanciulla? E, se doveste consigliarla, che cosa le suggerireste? Quale tipo di ragionamento seguireste? Se riteneste che un rigoroso esame logico potesse risolvere il problema - ammesso che esista davvero una soluzione - ricorrereste al pensiero verticale. L'altro tipo di pensiero è infatti quello laterale. Chi si servisse del pensiero verticale non potrebbe però essere di grande aiuto a una ragazza che si trovasse in simili frangenti. Il suo modo di analizzare la situazione metterebbe in luce tre possibilità. La ragazza potrebbe:
  1. rifiutarsi di estrarre il sassolino;
  2. mostrare che la borsa contiene due sassolini neri e smascherare l'usuraio imbroglione;
  3. estrarre uno dei sassolini neri e sacrificarsi per salvare il padre dalla prigione.

Nessuno di questi consigli, tuttavia, sarebbe veramente utile in quanto, se la ragazza non estraesse il sassolino, suo padre finirebbe in prigione, e se lo estraesse dovrebbe sposare l'usuraio.
L'aneddoto vuole mostrarci la differenza esistente tra il pensiero verticale e quello laterale. I verticalisti si preoccupano del fatto che la ragazza debba estrarre un sassolino. I lateralisti si occupano invece del sassolino bianco che manca. I primi affrontano la situazione dal punto di vista più razionale e quindi procedono alla sua risoluzione con circospetta logicità. I secondi preferiscono esaminare tutti i possibili punti di partenza invece di accettare il più invitante e di impostare su di esso la loro indagine.

Ebbene: la ragazza dell'aneddoto introdusse la mano nella borsa ed estrasse un sassolino, ma senza neppur guardarlo se lo lasciò sfuggire di mano facendolo cadere sugli altri sassolini del vialetto, fra i quali si confuse.
« Oh, che sbadata! » esclamò. « Ma non vi preoccupate: se guardate nella borsa potrete immediatamente dedurre, dal colore del sassolino rimasto, il colore dell'altro. »
Naturalmente, poiché quello rimasto era nero, si dovette presumere che ella avesse estratto il sassolino bianco, dato che l'usuraio non osò ammettere la propria disonestà. In tal modo, servendosi del pensiero laterale, la ragazza riuscì a risolvere assai vantaggiosamente per sé una situazione che sembrava senza scampo. La ragazza, in realtà, si salvò in un modo molto più brillante di quanto non le sarebbe riuscito se l'usuraio fosse stato onesto e avesse messo nella borsa un sassolino bianco e uno nero, perché in tal caso avrebbe avuto solo il cinquanta per cento delle probabilità in suo favore. Il trucco che escogitò le offrì invece la sicurezza di rimanere col padre e di ottenergli la remissione del debito.

Non fare l'indovino, fai i sondaggi!


Trovo piuttosto buffo lo sforzo che fanno molti imprenditori nel "cercare di capire cosa vogliono i loro clienti". Passano giorni e giorni a meditare dentro ai loro uffici, leggono le riviste di settore, organizzano interminabili sedute di brainstorming tra i vari responsabili, ingaggiano noi consulenti per avere consigli illuminanti, consultano oracoli, leggono i tarocchi... e poi non fanno la cosa più semplice: non lo chiedono direttamente ai loro clienti!
I sondaggi sono ad oggi lo strumento più potente per comprendere nello specifico:
- cosa amano di noi i nostri i clienti (e quindi va mantenuto o rafforzato)
- cosa vorrebbero da noi i nostri clienti (e quindi cosa gli va offerto prima che lo faccia un concorrente)
- cosa vorrebbero da noi i nostri potenziali clienti (che nessuno ancora gli offre).

Semplice, direte voi. Difatti il concetto non è difficile, ma va detto che realizzare un sondaggio che sia poi "usufruibile" non è così immediato. Serve tempo, competenza e capacità di analizzare i risultati.
Per questo motivo il prossimo Winner Group, che si terrà il 20 Luglio, sarà incentrato proprio su questo argomento, al fine di poter dare agli imprenditori le basi per poter poi utilizzare i sondaggi in maniera appropriata.
La relatrice sarà Barbara Cattani di All Winners, che ci presenterà numerosi casi pratici ed alcuni casi aziendali davvero interessanti.
Vi aspettiamo numerosi come sempre.
(Per prenotarsi scrivere a info@winnergroup.it)

Disinnamòrati del tuo prodotto

Ieri sera ero da un cliente, mio caro amico e grande imprenditore. Si parlava di strategie per il 2010 e di azioni efficaci per affrontare il suo mercato (metalmeccanico), tra i più colpiti dalla crisi. La cosa che mi ha colpito di più è che ha avuto il coraggio di rivedere totalmente il suo core business, decidendo di diversificare anche in settori che non erano mai stati affrontati prima.
Mi ha spiegato questa scelta difficile (emotivamente difficile) con una frase: "L'imprenditore oggi deve avere la forza di disinnamorarsi dei propri prodotti".
Verissimo.

L'errore più grande che si possa fare di questi tempi è pensare che i cavalli siano ancora il miglior sistema di trasporto per gli uomini, visto che per centinaia di anni è stato così. E sarebbe assurdo tentare di battere la concorrenza delle auto svendendo cavalli oppure offrendo servizi accessori che comunque non potranno mai competere con ciò che serve oggi ai clienti.
Questo non significa abbattere tutti i cavalli, ma trovare una nuova nicchia in cui potersi inserire (magari allevando cavalli da corsa, oppure diventando il miglior domatore di cavalli al mondo, come il famoso Buck Brannaman).

Se puoi riconvertire il tuo prodotto attivati subito (e ti assicuro che per farlo ti servirà confrontarti con tante persone che non siano del tuo settore), ma se ti accorgi che non puoi riconvertirlo devi avere il coraggio di differenziare, creando prodotti nuovi o inserendoti in settori in crescita (vedi fotovoltaico).
Disperarsi per il fatto che nessuno usa più il cavallo per fare dei bellissimi viaggi all'aria aperta purtroppo non basta.