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| Al Maker Faire di Roma |
Da quando ho deciso di dedicarmi attivamente al fenomeno dei
Fab Lab non avevo ancora avuto la percezione chiara e tangibile della reale
portata di questa mia scelta, ma in questi giorni passati al Maker Faire di Roma ho compreso davvero cosa intendeva The Economist (mica Cronaca Vera) quando ha definito il
fenomeno dei “makers” la “Terza Rivoluzione Industriale”.
Ma andiamo per ordine. Innanzitutto perché dovrebbe
interessare a tutti noi Italiani questo nuovo fenomeno, apparentemente di
nicchia? Semplice: perché è il nostro ultimo treno per riaffermare il Made in
Italy, senza venir stritolati da nazioni molto più competitive o ricche.
Cercherò di piegarvelo partendo da alcuni presupposti
fondamentali.
Siamo un Paese privo di risorse naturali e ci troviamo a far
parte di una Europa Unita in cui il nostro peso politico ed economico è ormai nullo.
I motivi sono molteplici e non mi interessa disquisirne in questo post, ma non
possiamo trascurare questi due elementi o continuare a lamentarci sui social
network.
Solo puntando su due macro fattori potremmo tornare ad essere competitivi: turismo e creatività. Il primo dovrebbe valorizzare il nostro patrimonio
paesaggistico ed artistico, ed invece sappiamo tutti come viene gestito. Anche
su questo però non spenderò parole inutili.
Qui mi interessa darvi l’unica buona notizia, legato al secondo macro fattore: la creatività
è più viva che mai.






