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Come si gestisce un'azienda?

Quando mi trovo a parlare con gli imprenditori, inevitabilmente ad un certo punto scatta la domanda da un milione di dollari: "Ma come si fa, oggi, a gestire davvero bene un'azienda?".
Ovviamente ci sarebbe da parlare di questo argomento per giorni, ma voglio raccogliere questa difficile sfida di sintetizzare, in un solo post, quali sono tutti gli ingredienti per rendere eccellente e redditizia un'impresa.
Ovviamente con il mio stile, ovvero dritti al punto, senza tanti fronzoli inutili.

Siete pronti? Ok, partiamo!

#1. Decidi dove vuoi portare la tua azienda.
Se non sei il solo a decidere convoca gli altri tuoi soci, prendetevi un giorno di vacanza e rispondetevi in maniera chiara e dettagliata.
Questo non significa stabilire solo una Mission, tipo "voglio essere l'azienda del settore X riconosciuta come la più innovativa nel territorio", ma comporta una serie di decisioni su molti altri fattori, quali il posizionamento dell'azienda (lusso, prezzo basso o via di mezzo?), gli standard qualitativi da perseguire, la ricerca e sviluppo, la formazione del personale, l'approccio ai clienti etc. (tra poco li approfondiremo). In poche parole devi stabilire una Strategia Aziendale, sotto forma di modello di business, che faccia da guida a te e a tutti i tuoi collaboratori nel breve, medio e lungo periodo.
Questo, ad esempio, è un modello di business che aiuta a definire una Strategia:



Questo è quello che ho creato e che uso io, ma non è l'unico. L'importante è averne uno, chiaro, concreto, condiviso da tutti i soci e possibilmente anche dai responsabili intermedi. Vi aiuterà a tenere ben salda la rotta verso quello che volete raggiungere, o a cambiarla in maniera veloce e consapevole se quella precedente non va più bene.


Perché la Sardegna affonda?

C’è una regola inviolabile nel business, che più o meno dice così: se gli affari ti vanno male, la responsabilità è unicamente tua.
La prova di questa affermazione è data dal fatto che a parità di condizioni fiscali, location geografica e mercato economico c’è sempre qualcuno che fallisce e qualcuno che prospera.
Partendo da tale presupposto si possono fare tutte le considerazioni che seguono, e che riguardano in particolari modo la mia terra d’origine, ovvero l’amata Sardegna.
Lo scorso anno, in un impeto chiaramente masochista, ho voluto cambiare la meta delle vacanze estive, optando per l’isola che sta sopra (geograficamente) la nostra, ovvero la Corsica.
Tutti parlavano di questo posto come un vero paradiso, tale da giustificare la scelta, più che legittima, di dare i nostri soldi ad un’altra Nazione, pur avendo noi 7.458 km di coste.
Ebbene, sono partito carico di aspettative e devo dire che in effetti, a livello paesaggistico, è sicuramente molto bella. Ma quello che hanno davvero in più rispetto alla Sardegna (e a tante altre località italiane) è la capacità di valorizzare tutto, anche quando la sostanza è ben poca.
Due esempi su tutti:
La tanto pubblicizzata “Strada degli Artigiani” in zona Balagne. Mi ha incuriosito così tanto da aver rinunciato ad un pomeriggio di mare, pur di andarla a visitare. Per poi scoprire che si trattava di 3 negozietti di costosissimi gadget. Oppure un’anonima piazzetta a Portovecchio, trasformata in ritrovo esclusivo, semplicemente grazie alla proiezione di video musicali sulla facciata di una casa.
Roba semplice, insomma.
Ma nel trovarmi di fronte a queste scene mi tornavano in mente le centinaia di veri artigiani sardi, costretti spesso a svendere i loro prodotti di qualità, o le decine di Torri Costiere, spesso lasciate al degrado, ed ho pensato che noi sardi, dall’unione d’Italia in poi, abbiamo sempre e solo scelto due strade:
1. Farci colonizzare e sfruttare da altri.
2. Rimanere passivi, limitandoci ad una “confortante” lamentela.

Queste due strade sono, a loro volta, il frutto di 5 diversi approcci, che originano tutto questo, a volte con risvolti paradossali:

Formazione Sovversiva: contenuto e contenitore.

Versare altro vino in un bicchiere già colmo sarebbe un'attività piuttosto sciocca, perché traboccherebbe e andrebbe sprecato.
È esattamente ciò che accade quando frequentiamo corsi di formazione (il contenuto) senza aver prima preparato noi stessi (il contenitore).
Comprendere quand'è che ci si ritrova in questa condizione è molto semplice: basta osservare quanto riusciamo a mettere in pratica di ciò che già sappiamo. 
Ad esempio professionisti espertissimi sulle tecniche di vendita che però non riescono a fare clienti nuovi, oppure persone che hanno frequentato svariati corsi di gestione aziendale ma che continuano ad avere attività in crisi.

Per permettere al contenuto di portare giovamento è inutile continuare a versare informazioni, bisogna invece migliorare ed ampliare il contenitore.
Ovviamente si tratta di un processo più complesso, a volte persino coraggioso. Non è semplice affrontare noi stessi e le nostre contraddizioni. Guardare in faccia la realtà, ovvero i risultati che abbiamo ottenuto fino ad oggi, chiedendoci se sono quelli che realmente avremmo voluto per noi stessi.

Non solo il successo professionale ed economico, ma la realizzazione di noi stessi come persone, come partner, come figli e come genitori.

Gli atteggiamenti incongruenti, tra ciò che vorremo essere e ciò che siamo, sono un primo segnale del fatto che abbiamo trascurato noi stessi, magari per dedicarci all'immagine che dovevamo dare all'esterno. Oppure del fatto che siamo scesi a compromessi con i nostri valori, per posticipare decisioni importanti o situazioni difficili. O ancora parlano del fatto che abbiamo permesso a qualcuno di limitarci e di farci sentire sbagliato.
Le situazioni possono essere infinite.

Ciò che siamo determina la percentuale di conoscenza che riusciremo a mettere in pratica. Questo, a sua volta, determina in maniera potente la qualità della nostra vita e il raggiungimento di ciò che vogliamo per noi.


Da questa premessa è nata l'idea di 3 differenti incontri nel 2015:

Attività Redditizie 2015

Come sapete ogni anno inauguro il mio blog con le indicazioni da seguire per creare o sviluppare un’attività redditizia.

Lo scorso anno vi anticipai che ci sarebbe stato il boom dei FabLab (qui potete leggere l’articolo, se ve lo siete persi) con tutto ciò che è legato ad essi (crescita dell’open source, dell’autoproduzione etc.). Ed infatti così è stato. 

Vediamo quindi quali sono le prospettive per questo appena iniziato.

Aumenterà la tendenza verso tutto ciò che è “sharing”, ovvero condivisibile tra più fruitori. Alcuni esempi interessanti si trovano nei trasporti, da Bla Bla Car che ti permette di trovare un passaggio condividendo i costi vivi, a Uber, temibile rivale per la potente casta dei tassisti.
La nascita di siti dedicati, come gli italianissimi Sharing o SolverCity dimostrano in maniera evidente come dagli acquisti ci si stia spostando lentamente verso lo scambio, l’affitto o la condivisione.

Quindi il primo consiglio per quest’anno, se volete rendere redditizia la vostra attività è:

Mi vuoi bene?

Nel mio lavoro di “Businessman Angel” devo gestire molto spesso questo genere di lamentele: “Quello lì ha fatto carriera solo perché era più simpatico al titolare”, oppure “Quel cliente ci ha abbandonati al primo errore, seppure dicesse di essere contento di noi” o ancora “questo è il mio (brutto) carattere, i miei dipendenti se ne devono fare una ragione”.

Ebbene tutte queste frasi nascondono un concetto errato di cosa significhi “qualità professionale”, spesso intesa solo come capacità tecnica, esperienza nel settore o erogazione di ottimi prodotti e servizi. In realtà un fattore sottovalutato è quello della “benevolenza” che creiamo attorno a noi, nei confronti di tutti i soggetti che interagiscono con la nostra attività: clienti, fornitori, collaboratori, partner commerciali, colleghi e concorrenti.
Può sembrare un discorso “buonista”, ma chi ha raggiunto ottimi risultati professionali concorda sul fatto che la soddisfazione nel nostro lavoro passa anche attraverso il bene sincero che gli altri ci vogliono. Qualcuno potrà obiettare che molti personaggi ricchi e famosi sono tutt’altro che affabili o benvoluti, ma in questo caso non stiamo parlando solo di successo economico, ma della qualità del tempo che passiamo in ambito lavorativo.

Le Fabbriche del Futuro



Al Maker Faire di Roma
Da quando ho deciso di dedicarmi attivamente al fenomeno dei Fab Lab non avevo ancora avuto la percezione chiara e tangibile della reale portata di questa mia scelta, ma in questi giorni passati al Maker Faire di Roma ho compreso davvero cosa intendeva The Economist (mica Cronaca Vera) quando ha definito il fenomeno dei “makers” la “Terza Rivoluzione Industriale”.

Ma andiamo per ordine. Innanzitutto perché dovrebbe interessare a tutti noi Italiani questo nuovo fenomeno, apparentemente di nicchia? Semplice: perché è il nostro ultimo treno per riaffermare il Made in Italy, senza venir stritolati da nazioni molto più competitive o ricche.
Cercherò di piegarvelo partendo da alcuni presupposti fondamentali.
Siamo un Paese privo di risorse naturali e ci troviamo a far parte di una Europa Unita in cui il nostro peso politico ed economico è ormai nullo. I motivi sono molteplici e non mi interessa disquisirne in questo post, ma non possiamo trascurare questi due elementi o continuare a lamentarci sui social network.
Solo puntando su due macro fattori potremmo tornare ad essere competitivi: turismo e creatività. Il primo dovrebbe valorizzare il nostro patrimonio paesaggistico ed artistico, ed invece sappiamo tutti come viene gestito. Anche su questo però non spenderò parole inutili.
Qui mi interessa darvi l’unica buona notizia, legato al secondo macro fattore: la creatività è più viva che mai.

Cosa sono i Fab Lab

Se pensate che in Italia ci sia rimasto poco da fare di veramente nuovo, vi assicuro che siete lontanissimi dalla realtà.
Anzi, potrei tranquillamente sostenere che ci troviamo solo all'inizio di una vera e propria rivoluzione cominciata in sordina qualche anno fa , ma che si sta rapidamente diffondendo in maniera virale (come accade per tutti i grandi cambiamenti epocali).
Sto parlando dei FabLab, che non sono Laboratori Favolosi, come all'inizio pensavo bensì le iniziali di "Fabrication Laboratories".
Il papà dei FabLab, Neil Gershenfeld, li pensò come luoghi in cui si potevano fabbricare oggetti personalizzati in completa autonomia, grazie all'uso di strumenti semplici, quali un laser cutter, una fresa a controllo numerico, ma soprattutto stampanti 3D, che grazie a a semplici schede elettroniche e a microprocessori sono in grado di trasformare un semplice progetto virtuale in un oggetto vero e proprio, annullando tutti i costi tipici del prototipo.

La rivoluzione passa attraverso la combinazione magica (o fab...ulous, se preferite) di ben 4 diversi fattori, che raramente nella storia si fondono in simili imprevedibili sinergie:

Differenze tra l'Italia e il Nord Europa

Era da tempo che mi chiedevo quali fossero le differenze sostanziali che stanno determinando una frattura incolmabile tra i cosiddetti PIIGS (cioè i paesi che in Europa stanno peggiorando sotto il profilo economico e sociale) e quelli che invece stanno crescendo o comunque mantenendo la propria ricchezza.
Per rispondere a questa domanda, andando oltre ai classici luoghi comuni, ho deciso di visitare in un breve ma intenso tour di due settimane la Germania, l'Olanda e il Belgio.
La prima sorpresa è stata che dei tre Paesi quello che mi ha colpito favorevolmente di più è stato il Belgio (e non la Germania come ipotizzavo). Tenendo infatti in considerazione fattori non solo economici ma anche sociali, ho trovato in loro aspetti legati alla qualità di vita più vicini al mio concetto di "benessere".

In generale (sebbene più spiccato in Belgio) quello che a mio parere ci differenzia da loro è legato a questi fattori:


Attività redditizie

Quando tengo il mio seminario "Il Professionista del Futuro" la parte che più incuriosisce le persone presenti è quella relativa ai cambiamenti che ci saranno nei prossimi anni nell'economia italiana, soprattutto in settori strategici e profondamente in crisi quali l'edilizia, l'automotive, l'abbigliamento.

In realtà parlare di settori in crisi oggi è molto generico, e andrebbero fatte delle distinzioni.
Diciamo che il "Principio di Pareto", che spiega la relazione dell'80/20, in questo caso si applica alla perfezione, rivelando una situazione economica sempre più evidente a tutti: a fronte di un 80% di aziende che non ce la faranno a superare la crisi, il rimanente 20% si prenderà le fette di mercato lasciate libere, aumentando fatturato ed utili. Una visione terrificante sotto l'aspetto sociale, dal momento che questo significherà una povertà molto più diffusa da una parte e maggiori ricchezze dall'altra. Ma i presupposti ci sono tutti.

Quindi non rimane che capire cosa accadrà.

Diciamo innanzitutto che il 20% delle aziende che crescerà sarà composto da quelle che avranno fatto una (o la maggior parte) di queste azioni:

1- Apertura di nuovi mercati (extraeuropei)
2- Commercializzazione anche on line
3- Sinergie innovative con settori in crescita.
4- Gestione aziendale perfetta (ovvero competenza a livello imprenditoriale) 

Ho già parlato in passato dei primi due fattori, quindi in questo articolo mi concentrerò solo sugli ultimi due, che sono anche i più importanti.