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Mi vuoi bene?

Nel mio lavoro di “Businessman Angel” devo gestire molto spesso questo genere di lamentele: “Quello lì ha fatto carriera solo perché era più simpatico al titolare”, oppure “Quel cliente ci ha abbandonati al primo errore, seppure dicesse di essere contento di noi” o ancora “questo è il mio (brutto) carattere, i miei dipendenti se ne devono fare una ragione”.

Ebbene tutte queste frasi nascondono un concetto errato di cosa significhi “qualità professionale”, spesso intesa solo come capacità tecnica, esperienza nel settore o erogazione di ottimi prodotti e servizi. In realtà un fattore sottovalutato è quello della “benevolenza” che creiamo attorno a noi, nei confronti di tutti i soggetti che interagiscono con la nostra attività: clienti, fornitori, collaboratori, partner commerciali, colleghi e concorrenti.
Può sembrare un discorso “buonista”, ma chi ha raggiunto ottimi risultati professionali concorda sul fatto che la soddisfazione nel nostro lavoro passa anche attraverso il bene sincero che gli altri ci vogliono. Qualcuno potrà obiettare che molti personaggi ricchi e famosi sono tutt’altro che affabili o benvoluti, ma in questo caso non stiamo parlando solo di successo economico, ma della qualità del tempo che passiamo in ambito lavorativo.

Rappresenti un ente o un'associazione? Ho un regalo per te...

Mi perdonerete se questo post non toccherà aspetti formativi, ma da Settembre faremo partire un'iniziativa che interesserà tutti coloro che vogliono offrire ai propri associati un incontro gratuito di formazione, finalizzato alla crescita aziendale e professionale.
Come sapete crediamo fermamente che questi aspetti siano legati tra loro, ma ci rendiamo conto che ancora poche persone hanno gli strumenti giusti per comprendere come intraprendere un percorso di questo tipo.

Per questo offriremo ad associazioni culturali o di categoria dell'Emilia Romagna un intervento formativo (di circa un'ora e trenta), ed in quella occasione regaleremo loro anche una copia del nostro magazine "Migliorare".
Si tratta di un'iniziativa fortemente "all winners", ovvero dove tutti sono vincitori: i vostri associati perché beneficeranno di un corso gratuito, voi perché offrirete un servizio ad alto valore aggiunto, ed ovviamente anche noi perché faremo conoscere ad un ampio pubblico il nostro magazine.

Il tipo di intervento potrà variare a seconda delle esigenze, sempre seguendo tematiche di sviluppo e crescita professionale.
Quelli che io suggerisco sono principalmente due:
- "Per fortuna c'è la crisi!", rivolto principalmente ad imprenditori, professionisti e commercianti che hanno necessità di consigli pratici per superare la crisi o un calo degli utili.
- "La consapevolezza dell'Imprenditore", rivolto principalmente a chi non ha problemi di fatturato ma vuole lavorare su aspetti più intangibili, quali "stress", "demotivazione", "equilibrio emotivo", "clima interno".

Se volete un piccolo esempio di intervento lo trovate in questo video.

Per concordare un intervento potete contattarmi direttamente alla mia mail personale: f.cotza@all-winners.it


Tu ci credi ancora?


Ho da porvi una domanda molto importante. Dalle risposte che mi darete (o non mi darete) capirò se sono l'unico ad avere questa idea nella testa o se c'è qualcun altro a pensarla come me.
La domanda è questa: qualcuno di voi crede ancora che sia possibile cambiare lo stato delle cose contando sulla politica? Avete ancora la speranza in un miracoloso intervento, da parte di chi ci governa, finalizzato a rimettere a posto la società, l'economia, il degrado, l'ingiustizia, lo strapotere delle multinazionali, la graduale scomparsa della libertà individuale? Non parlo di destra o sinistra. Intendo tutta la classe politica.
Ve lo chiedo perché io ho abbandonato da tempo questa illusione e non mi aspetto ormai nulla. Anzi, mi stupisco quando la politica non diventa fonte di problemi, per me cittadino. E mi domando se sono io ormai troppo pessimista riguardo a questo, o se il paradosso che vivo (di avvertire come "problema" coloro che dovrebbero essere fonte di soluzioni) è più diffuso di quanto creda.
Se proprio devo dirla tutta sono convinto che gli unici cambiamenti veri possano arrivare dall'unione di forze che arrivino dal "basso". Per fortuna scopro un numero sempre maggiore di gruppi di persone che si coalizzano per portare avanti progetti ed iniziative ignorate (o boicottate) dalle istituzioni pubbliche. Il primo approccio è spesso virtuale, come la maggior parte delle persone che quotidianamente viene a leggere questo blog, ma poi ci si incontra di persona, si iniziano progetti, si costruisce un futuro più vero di quello fittizio che vediamo in TV. E mi chiedo: cosa accadrebbe se tutti questi piccoli gruppi spontanei decidessero di unirsi tra loro? Arriveremmo a creare quella famosa massa critica, necessaria per creare una vera svolta sociale? Noi del Winner Group ad oggi siamo un centinaio, ma quante altre centinaia o migliaia di persone gravitano attorno ad iniziative come la nostra?
Se anche voi, come noi, avete come obiettivo quello di uscire dai meccanismi robotici che tentano di inculcarci (lavora, consuma, ammalati, muori) allora battete un colpo e diteci chi siete e cosa state facendo.
Il vostro progetto è diffondere prodotti biologici? Ottimo.
Avete un sistema meraviglioso per eliminare lo stress? Ditecelo.
Vi incontrate periodicamente per diffondere la cultura delle energie alternative? Perfetto.
Fate parte di un circuito di monete complementari? Meraviglioso.
Non rimanete da soli, non siate esclusivi. Uniamo tutti questi anelli e formiamo una catena solida che possa crescere esponenzialmente.
Forse i tempi sono davvero maturi per cominciare a creare, tutti assieme, qualcosa di grande.
Attendo, fiducioso, il vostro feedback (qui nei commenti o in mail privata a f.cotza@winnergroup.it).

Intervento choc di Barnard al Winner Group


Ieri al Winner Group abbiamo assistito ad un intervento piuttosto traumatizzante da parte del noto giornalista Paolo Barnard, il quale ci ha dimostrato in che modo l'introduzione dell'Euro ha radicalmente cambiato l'economia del nostro paese (e di tutti gli altri in zona Euro) e soprattutto come in futuro la distruggerà..
Barnard, nel parlare agli imprenditori presenti, ha lanciato un allarme che ha destabilizzato il naturale ottimismo che contraddistingue il nostro gruppo, dichiarando in maniera ferma che le cose sono destinate a diventare sempre più difficili per le PMI, a causa dello strapotere di grossi gruppi che fagociteranno tutte le piccole realtà produttive.

Sebbene questo messaggio possa aver inizialmente scosso parecchi di noi, credo che rappresenti anche una grande opportunità per prendere in anticipo alcune precauzioni, o meglio, per poter cominciare a fare qualcosa di importante oggi che ci tuteli in futuro (come persone oltre che come imprenditori).
Ovviamente tutti noi siamo più "motivati" nel sentirci dire che la crisi è finita, che il peggio è passato e che tutti quanti torneremo ai fasti di qualche anno fa. Ma la motivazione deve fare i conti con la realtà (e ancora di più con i numeri). Ed una consapevolezza maggiore deve portare ad un cambio di prospettiva in cui non è più sufficiente scrivere gli obiettivi per il prossimo anno, o pianificare il budget, per garantire alla propria impresa un futuro di stabilità e crescita.
Il vero cambio di paradigma consiste nel capire come non venire fagocitati dalla globalizzazione, dalle multinazionali, dai meccanismi più grandi di noi.
Ecco perché la soluzione non può che essere "controcorrente": tornare ad un'economia locale, alla filiera corta, allo scambio tra soggetti che hanno rapporti diretti e di fiducia. Non puoi contrastare la corrente di un fiume in piena, ma puoi metterti al margine dove la sua forza è minore, per poter decidere autonomamente la direzione da prendere.

Questo non significa dover abbandonare i grandi sogni, i progetti importanti, il desiderio di crescita. Tutt'altro. Significa unire la propria passione in ciò che si fa ad una progettualità concreta che tenga conto di cosa sta succedendo attorno a noi (e sopra di noi).
Il progetto è già partito da ieri, grazie anche al prezioso lavoro fatto dai gruppi di discussione creati subito dopo l'intervento di Barnard. Per adesso è ancora solo una sfida, una scommessa per i più coraggiosi. Ma da quando in qua i grandi cambiamenti sono stati realizzati dagli attendisti, dai pavidi e dagli scettici?

Cosa si aspetta un imprenditore da un network


Abbiamo chiesto ai soci e agli ospiti di Winner Group cosa si aspettano da un network di aziende e le risposte che abbiamo ricevuto sono molto interessanti, a volte quasi sorprendenti. Innanzitutto al primo posto non c'è il desiderio di fare "business" bensì quello di scambiarsi esperienze e strategie di successo. Come a dire: il business che ne viene è una conseguenza secondaria del saper fare bene il proprio lavoro da imprenditore.
Questo dato testimonia anche l'elevato livello qualitativo di chi frequenta il Winner Group (alla stessa domanda, la maggior parte degli imprenditori comuni risponderebbe che non ha tempo per le chiacchiere, lui deve uscire prima dalla crisi!).

Ci sono anche altre cose che sono emerse, ma poiché ne parleremo al Winner Group di domani non voglio togliere la sorpresa a chi di voi ci sarà.
Ma fra qualche giorno prometto di postare in maniera più dettagliata i risultati di questo nostro sondaggio.

Pecora Dolly

Un caro amico, Marco Monti, mi ha scritto qualche giorno fa una mail con questo titolo: Pecora Dolly.
Mi segnalava infatti di aver ricevuto via mail un invito a partecipare ad un nuovo Network "di aziende vincenti", e notando la somiglianza (o meglio, il "copia incolla") al pay off del Winner Group mi chiedeva se conoscevo questi personaggi.
Dopo aver visitato il sito gli ho risposto che li conoscevo bene, visto che alcune settimane prima mi avevano chiesto tutti i dettagli (accordi contrattuali compresi) per aprire un Winner Group nella loro regione.
La cosa non e` grave di per se'.
Cio` che lascia perplessi, infatti, non e` tanto l'essere clonati (almeno il pay off pero` potevate modificarlo!) quanto la contraddizione di chi promuove il concetto di partnership ed alleanza agli altri e poi alla prima occasione si comporta in maniera esattamente opposta, cercando il micro interesse personale.
Tra l'altro ho notato che questi personaggi non hanno neppure il buon senso di dire "sai, ho deciso di prendere l'idea e di farmelo per conto mio", ma semplicemente scompaiono, in un tentativo buffo di farlo in sordina.

Per fortuna questi episodi sono sporadici e molti professionisti seri hanno ben chiaro il concetto di vera Partnership.
Approfitto quindi per ringraziare Alberto Goffy e Tiziana Beghin di People Designers che hanno inaugurato il Winner Group Piemonte, Fabrizio Pirovano dello Studio Pirovano che partira` il 22 Giugno con il Winner Group Lombardia e Armando Balsano che da Luglio seguira` quello in Toscana.
Societa` di consulenza e formatori, in teoria concorrenti tra loro, che hanno invece ben chiaro come il futuro sara` di chi dimostrera` con i fatti di aver compreso il potere del Network e delle grandi alleanze.
Alle Pecore Dolly facciamo comunque il nostro in bocca al lupo... (ops!)

Cascate d'acqua

Oggi ero a Milano per incontrare dei ragazzi davvero in gamba che vorrebbero aprire una filiale del Winner Group in Lombardia. Sono persone giovani con un entusiasmo ed una professionalità davvero rare (guardate qui quello che fanno: http://www.i-magine.it).
Vi scrivo di loro perché in questi mesi sta accadendo una cosa incredibile che merita una riflessione. Ovvero mi stanno contattando tantissime persone speciali, come mai era successo prima in vita mia, per collaborare, creare sinergie, stabilire accordi di partnership. Come se un enorme calamita stesse attirando magicamente tutte quelle persone con cui avrei voluto idealmente avere a che fare.

Qualcuno tirerà fuori la solita "Legge di attrazione". Io preferisco pensare che "Dio unisce". Quando sei in armonia con ciò che ti circonda ed i tuoi propositi sono limpidi e sani, le Forze più alte intervengono per favorire il percorso. Coelho sosteneva che "l'Universo cospira per farti raggiungere gli obiettivi" quando davvero li desideri con tutto te stesso. Ma nel mio caso c'è una sfumatura diversa.

Tu puoi essere in mezzo al deserto e desiderare fortemente un bicchiere d'acqua. Oppure puoi essere in mezzo ad un'oasi e ti compaiono le cascate tutte attorno. Oppure puoi essere circondato da cascate ed arrivano in quel momento tutte le persone che potrebbero apprezzare e condividere quella situazione.
Ecco, io mi sento così. Non è il raggiungimento di un obiettivo, del bicchiere d'acqua, ma è la condivisione di un qualcosa di meraviglioso che già c'è, le cascate tutte attorno.

C'è un gran paesaggio qui, venite a vederlo assieme a noi.

Lobby

Ieri mi è arrivata una lettera anonima in ufficio.
Mi accusava di varie cose, ma in particolare su un aspetto il tono diventava quasi minaccioso. Ovvero sul fatto che io stia creando una "Lobby". Probabilmente si riferiva al Winner Group, sebbene non citasse i motivi dell'accusa.
Mi ha stupito molto il fatto che esista al mondo un essere umano che abbia il tempo e l'interesse a scrivere una lettera di questo tipo. Ma soprattutto che veda come pericolo personale il fatto che possa esistere un Network di imprenditori accumunati semplicemente da identici valori o da una Mission comune.
Con tutto lo schifo che c'è in giro (malaffare, corruzione, manipolazione mentale, sfruttamento...) qualcuno si preoccupa della crescita di un'iniziativa sana.
E penso a chi ha dovuto davvero sacrificare la propria vita per il bene comune, osteggiato da chi invece dedica le proprie energie per bloccare, criticare, distruggere. Un paradosso che non ha nulla di razionale e che ritroviamo in tutta la storia dell'umanità.
Di conseguenza la vera scelta consiste in questo: se volersi tirarsi fuori dalla lotta, osservando la vita da spettatori, o se invece farne parte, con tutte le conseguenze che questo comporta.
La mia decisione, come avrete intuito, l'ho presa.
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Il potere delle Public Relations

Ieri sera ero ospite alla presentazione del Carnevale di Cento 2010, organizzato dal mio caro amico Ivano Manservisi.
Come al solito il Patron del carnevale è riuscito a stupirmi. Più che ad una presentazione ho assisitito ad un vero e proprio spettacolo (non a caso eravamo in un teatro strapieno), con ospiti prestigiosi (da Vittorio Sgarbi ad Andrea Mingardi) ed un pubblico composto dai migliori imprenditori della regione.
Ciò che ammiro in Ivano è la sua grande capacità di coinvolgere così tante persone in un progetto che, nato dal niente, è cresciuto grazie al potere delle alleanze. Fino a farlo diventare un evento rinomato in tutto il mondo.
La storia del Carnevale di Cento ci insegna che i grandi Sognatori non hanno bisogno di "condizioni ideali", "ottimi prodotti" o "aiuti statali" per realizzare ciò che gli altri ritengono difficile o impossibile. La creatività, la passione e la capacità di creare alleanze contano molto più di tutto il resto.
Per chi fosse incuriosito dalla storia di questo abile imprenditore è uscito un libro ricco di aneddoti, fotografie, dietro le quinte, curiosità curato da Leonora Guerrini ed edito da Este Edition, dal titolo “Eventi di Cento Carnevale d’Europa”.
E se verrete al Winner Group vi consiglio di farvi due chiacchiere con Ivano Manservisi, vale più di un corso di formazione.

Lotta Continua

Il titolo potrebbe richiamare a ideologie sinistroidi e rivoluzionarie. In realtà è la frase che più spesso si sente dire da imprenditori, managers, collaboratori alle prese con un fenomeno diffuso e preoccupante. Ovvero tutte quelle attività che prima erano "semplici" o "automatiche" ora diventano fonte di stress, di scontri, di estenuanti bracci di ferro.


Concludi un affare con un cliente, gli fornisci il prodotto, dovrebbe arrivare il pagamento alla data pattuita. Invece ti ritorvi a dover lottare con ritardi, richieste di sconti ulteriori, contestazioni.

Ti accordi con la rete vendita affinché faccia determinate azioni. Dai loro ciò che ti hanno richiesto per poter lavorare in maniera produttiva. Ti aspetteresti efficienza e risultati. Invece devi lottare anche per farti mandare un banale report statistico.

Stabilisci un certo iter lavorativo con un collega, vengono fatte riunioni e pianificazioni settimanali per consegnare puntualmente un lavoro. Ti aspetteresti una certe responsabilità da parte di tutti nel rispettare i tempi concordati. Invece devi lottare affinché gli altri facciano semplicemente il loro dovere e rispettino gli accordi presi.


Questo lottare su tutto, con clienti, fornitori, tra colleghi, con i soci e collaboratori sta assumendo dimensioni ciclopiche. Forse è la conseguenza più grave, sotto l'aspetto socio-culturale, di questa crisi. Perché sta diventando una modalità talmente diffusa da apparire ovvia. O, peggio ancora, normale.

Se abitui le persone a lottare anche per le più piccole cose attivi un meccanismo pericoloso e difficile da arginare. Crei micro violenza. Crei rabbia. Crei ribellione.
La frustrazione derivante dal non poter lavorare tranquillamente o dal doversi difendere dalla disonestà dilagante porta a non avere più energie disponibili per affrontare le normali difficoltà che il lavoro o la vita ci pone di fronte. Ecco l'inizio della fine.
Perché è qui che davvero l'azienda comincia a soffrire, che il collaboratore decide di tirare i remi in barca, che l'essere umano si arrende ad un ingranaggio più grande di lui e che sente di non poter controllare.


La soluzione, come sempre c'è. E consiste nel creare micro-mondi composti da persone che condividono realmente determinati valori. E' un nuovo concetto di comunità, ormai perduto in termini sociologici, che però diventerà indispensabile per poter resistere.
Una comunità atipica e trasversale, lontana dalla condivisione di ideali politici o religiosi e non necessariamente unita da fattori culturali.

Le nuove comunità, che potremmo identificare con qualche network nascente, saranno i veri poli di attrazione per chi vorrà reagire proattivamente a questa progressiva degenerazione. Consapevoli che solo uniti e alleati si vince. Da soli si rimane preda dei lupi e degli sciacalli.