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Professionisti del Futuro nell'Immobiliare: Roberto Manferdini.
Programma Accademia di Gestione Aziendale
La sintesi di questo lavoro è nell'Accademia di Gestione Aziendale, un percorso di 10 incontri, sviluppati nell'arco di un anno per permettere ai partecipanti di poter applicare ciò che imparano, evitando le classiche full immersion i cui effetti svaniscono dopo qualche settimana.
Ogni incontro, della durata di 4 ore, è dedicato ad un argomento specifico ed è suddiviso in 4 distinti momenti: l'analisi teorica, l'esercitazione pratica, lo studio su materiali scritti ed una breve verifica finale.
Questa formula innovativa rende l'Accademia di Gestione Aziendale l'investimento migliore per coloro che intendono migliorare le proprie competenze imprenditoriali o manageriali, come testimoniano i partecipanti che hanno già completato il percorso (leggine qui alcune).
Sarò felice di averti con noi, nella nuova edizione 2012/2013 che partirà Martedì 2 Ottobre.
Per ulteriori informazioni contattami senza impegno via mail (info@all-winners.it) o chiamando al numero verde 800 592434.
Regole e valori in azienda.
La modalità migliore per gestire i collaboratori
Le fazioni di solito sono tre:
a. Fazione del "Meglio li tratti più se ne approfittano". I sostenitori di questa teoria hanno di solito una lunga casistica di episodi in cui i collaboratori, dopo essere stati trattati "come figli" o dopo aver dato loro soldi, premi e benefit vari hanno clamorosamente tradito la loro fiducia (andandosene, rubando, diventando intrattabili o semplicemente lavorando poco e male). Da allora adottano con i collaboratori (che ora preferiscono chiamare "dipendenti", giusto per mantenere le distanze) un rapporto cortese ma distaccato e razionale, per far sì che il dipendente stia al proprio posto e che non confonda l'amicizia col rapporto si lavoro.
Accademia per Responsabili
Dopo oltre 10 anni dedicati alla formazione ho voluto riassumere in un percorso annuale tutti i concetti fondamentali che un dirigente o un responsabile intermedio dovrebbe conoscere per diventare un vero pilastro aziendale e far sentire "meno solo" il titolare.- L'investimento per l'Accademia di un anno è quello che solitamente si spende per una sola giornata di formazione o consulenza in azienda.
- Chiunque si iscriva potrà partecipare PER SEMPRE e GRATUITAMENTE alle prossime edizioni dell'Accademia (o a determinati incontri per lui particolarmente interessanti).
- Il confronto tra i partecipanti, accumunati da un percorso di crescita di un anno, rafforzerà la loro predisposizione alle collaborazioni, allo scambio e allo sviluppo di nuove idee, proprio come avviene frequentando il Network Winner Group.
Chiuderemo al massimo a 24 iscritti per garantire, come sempre, una grande cura "individuale" a ciascun partecipante.
Partiremo da Settembre con il seguente calendario per i primi 3 mesi.
Accademia per Responsabili:
- Merc. 14 Settembre - Merc. 12 Ottobre - Merc. 16 Novembre (tutte mezze giornate al pomeriggio).
Accademia per Venditori:
- Merc. 21 Settembre - Merc. 5 Ottobre - Mart. 18 Ottobre (esercitazioni in esterno) - Merc. 23 Novembre (tutte mezze giornate al pomeriggio).
Per fortuna c'è la crisi!

Nel rileggerlo mi sono accorto che la maggior parte di quei concetti, se applicati, avrebbero evitato molti fallimenti e molte difficoltà alle PMI che oggi sono allo sbando.
Ovviamente alcuni dettagli li ho modificati, perché ancora legati a concetti di 4 anni fa. Ma ora la riedizione è pronta per essere stampata.
Non lo immetterò nel circuito delle librerie, perché senza un editore "famoso" si rischia di non arrivare mai sugli scaffali.
Per riceverlo via mail come e-book è sufficiente cliccare qui.
Ecco l'indice con tuti gli argomenti:
PremessaLe tecniche non bastano
Introduzione
La rana bollita
PARTE PRIMA
I due Pilastri: Accordi e Profitti
Capitolo I
Accordo al vertice
Capitolo II
Perfetto controllo di gestione
PARTE SECONDA
Organizzare e Motivare per poter Delegare
Capitolo III
Pianifica, verifica e gratifica
Capitolo IV
Le Riunioni motivanti!
Capitolo V
Lo spaccatore di pietre
Capitolo VI
Non puoi ottenere ciò che non misuri
Capitolo VII
Dividi la torta
Capitolo VIII
Pronti per delegare
Capitolo IX
Seleziona ghiande che diverranno querce
PARTE TERZA
Salire sulla Scala del Valore Aggiunto per creare Espansione.
Capitolo X
Il Total Brand
Capitolo XI
Soddisfa le esigenze psicologiche
Capitolo XII
Il valore aggiunto
POSTFAZIONE ALLA RIEDIZIONE 2011
Se non ci fossi io...
E' una delle frasi più frequenti nella bocca (o nella testa) degli imprenditori. In genere sta a significare che vorrebbero delegare, ma che in realtà tutto gravita inevitabilmente attorno a loro.Per invertire questo pericoloso meccanismo, in cui il titolare diventa sovraccarico ed i collaboratori frustrati, serve in genere molto tempo ed influiranno numerosi fattori, tra cui:
- La qualità delle persone attualmente presenti in azienda
- La vera volontà dell'imprenditore di non essere più "indispensabile"
- L'inserimento di qualche nuovo collaboratore molto valido
- La congiunzione astrale di vari pianeti
Ovviamente non tutti i 4 fattori avranno lo stesso peso (almeno il quarto non dovrebbe averne più di tanto), ma è indubbio che vi sono situazioni in cui le relazioni personali sono talmente compromesse che la fiducia reciproca è davvero difficile da ristabilire. L'imprenditore ormai pensa di avere attorno solo persone inette e i collaboratori vedono l'imprenditore come un rompiscatole incontentabile, che non perde occasione per rimarcare ciò che non viene fatto bene.
Se a questo aggiungiamo lo stress causato dai clienti che non pagano, di fornitori che non consegnano, dalle banche che non aiutano, dai sindacati che protestano e dal consulente che ti viene anche a dire che stai gestendo male l'azienda... capite bene che la miscela diventa piuttosto esplosiva.
Per questo il mio consiglio è quello di dare, prima di tutto, il giusto peso alle cose. Non si può affrontare con la stessa energia chi sbaglia una fattura da 15 euro con chi non lavora o crea malumore 8 ore al giorno, 5 giorni a settimana. Così come è sconsigliabile dire ossessivamente alle persone che devono essere più precise/attente/produttive/responsabili se poi non gli si indica concretamente come essere più precise/attente/precise/responsabili.
Ma è altrettanto pericoloso scivolare lentamente verso la rassegnazione, per poi arrivare alla famosa constatazione del "se non ci fossi io tutto andrebbe a rotoli".
Cosa fare quindi?
Primo: distinguere tra le persone che si ha in azienda. Confondere chi davvero non vale da chi sta solo dando il minimo indispensabile potrebbe essere un errore fatale. E già questa distinzione risolverebbe molte cose.
Secondo: ridare fiducia a chi lo merita, tramite un'operazione di delega costante e pianificata. Il che non significa quindi "sbolognare" (attività molto diffusa da chi vuole semplicemente dimostrare di essere indispensabile).
Terzo: cominciare a dare riconoscimenti a chi davvero comincia a prendersi alcune responsabilità o ad applicarsi più degli altri. Ovvero meritocrazia ed incentivi (non solo economici ma anche riconoscimenti in pubblico).
Quarto: riorganizzare sulla base delle nuove responsabilità, definendo meglio flussi produttivi e ruoli di ciascuno.
Fatti questi 4 passi (generalmente passano dai 6 ai 12 mesi) cominciano a vedersi i primi piccoli risultati. Ora però comincia la parte più difficile, ovvero il salto di qualità che può dare il passare da un cambiamento superficiale ad un vero consolidamento dei risultati. Ovvero il lavoro sulle persone e sulla loro consapevolezza. Se questo salto non avviene infatti le vecchie abitudini prenderanno di nuovo il sopravvento, vanificando tutti i risultati ottenuti. E la frustrazione potrebbe portare ad una situazione addirittura peggiore rispetto a prima, poiché adesso sarà svanito anche l'ultimo barlume di speranza sia nell'imprenditore che tra i collaboratori. E questo rappresenterà per l'azienda il principio della fine, ovvero il collasso prima produttivo e poi finanziario.
Mi chiedo quanti consulenti abbiano chiara questa responsabilità, quando promettono grandi cambiamenti con un corso di 2 giornate o tramite seminari collettivi con 100 persone.
Perché qui non si tratta solo di far spendere inutilmente dei soldi ad un imprenditore, ma di diventare corresponsabili di disastri che a volte compromettono la vita di intere famiglie.
Ma se il budget da raggiungere diventa l'unico scopo di un consulente, capite bene come tutto il resto passerà inevitabilmente in secondo piano...
Una violenza piccola piccola

I recenti episodi di cronaca hanno evidenziato quanto le persone siano sensibili (a volte morbosamente) rispetto agli episodi di violenza fisica. Un omicidio, soprattutto se dai contorni torbidi, innesca il nostro naturale sdegno e porta ad una condanna feroce degli assassini.
C'è però, molto più sottile e strisciante, sommersa e poco considerata, una violenza psicologica che non fa morti e feriti ma uccide allo stesso modo, senza che nessuno ne parli.
Piccolo esempio.
Ora di pranzo, dentro ad un ristorante piuttosto affollato. Aspettiamo 20 minuti per ordinare, oltre 50 per venire serviti. Dai tavoli qualcuno si lamenta. Civilmente, ma si lamenta. Nelle tovagliette di carta c'è un riquadro che invita ad esprimere le proprie "impressioni sul ristorante". Una bic passa di tavolo in tavolo, tutti vogliono scrivere per sfogarsi un po' rispetto all'ignobile servizio.
La mia deformazione professionale mi porta a cercare "le cause", ma questa volta non serve neppure tanta esperienza per comprenderle.
Il titolare, proprio davanti a noi, comincia ad insultare il cameriere dandogli dell'imbecille. Poi lo sposta di forza e gli dice "togliti, faccio io qui".
Dopo 10 minuti, passando di nuovo tra i tavoli esclama "il problema di questo ristorante è che ci vorrebbero dei camerieri!".
Noi clienti ci guardiamo sbigottiti. I camerieri diventano sempre più timorosi e con vergogna si avvicinano a noi per chiedere "tutto bene?".
Non è la prima volta che andiamo in quel ristorante, purtroppo è l'unico in quella zona e li salva una carne alla griglia eccezionale. Ma sarà di sicuro l'ultima.
Non abbiamo mai visto gli stessi camerieri due volte di seguito, ma il caos è sempre lo stesso. E le imprecazioni del titolare diventano sempre più insopportabili.
Mi chiedo:
- Questo signore si è chiesto perché perde quei pochi camerieri bravi che ha ed osa lamentarsi solo di quelli scarsi che gli rimangono (gli unici costretti a sopportare un personaggio così?).
- Questo signore che vita mediocre fa, sempre arrabbiato con tutti e perennemente agitato?
Abbiamo provato a parlargli, ma lui si è definito un grande imprenditore con un solo problema: l'inettitudine dei suoi collaboratori.
Ci ha magnificato la sua capacità di aprire locali, la sua cura nel cercare la carne migliore, il suo grande fiuto per gli affari.
E più parlava più vedevo il degrado a cui può arrivare un essere umano totalmente concentrato su di sé.
Ma nessun telegiornale parlerà di questa notizia, nessun reporter intervisterà vittime e carnefici. Rimarrà una piccola storia insignificante, un dramma leggero e senza importanza. Il lento suicidio-omicidio di cui, purtroppo, nessuno parlerà.
Il vero bene per gli altri

Rimango sempre molto colpito quando trovo all'interno delle aziende qualcuno che si oppone ad avere premi ed incentivi meritocratici. Il concetto del premio "a tutti o a nessuno" diventa quasi irrazionale, soprattutto quando proviene da chi si auto proclama "difensore dei diritti dei lavoratori".
Il Freedman pensiero
Chi opera quotidianamente in realtà competitive e vuole accrescere la propria efficacia personale e professionale deve educarsi ad acquisire, oltre a fondamentali competenze tecniche, anche competenze emotive, che risultano essere determinanti al fine di ottenere il successo lavorativo.
L'intelligenza emotiva può essere vista come la capacità di percepire, comprendere e regolare i propri stati d’animo e le proprie emozioni.
L’Intelligenza Emotiva non è la capacità di sopprimere le emozioni negative e di incoraggiare quelle positive, così come le strutture sociali, nelle quali siamo cresciuti e viviamo, ci hanno educato a fare sin dalla nascita.
Le emozioni sono utili, ci consentono di capire il nostro comportamento e di riflettere su noi stessi e sulle persone con cui ci relazioniamo.
Le emozioni non sono superflue, anzi, sono necessarie per la nostra sopravvivenza. Costituiscono, infatti, “pezzetti” di informazioni fondamentali per prendere le giuste decisioni nei contesti più disparati.
Il modello di intelligenza emotiva si rifà a quattro differenti set di abilità:
• Identificare le emozioni - consiste nella capacità di identificare le proprie emozioni e di rilevare quella delle altre persone attraverso le espressioni facciali, le voci o le situazioni (...)
• Utilizzare le emozioni - è la capacità di utilizzare le emozioni per facilitare le varie attività conoscitive, come pensare e risolvere i problemi (...)
• Comprendere le emozioni - è la capacità di decifrare il linguaggio emotivo e di riconoscere i complicati rapporti che intercorrono tra le emozioni (...)
• Gestire le emozioni - consiste nella capacità di regolare le proprie emozioni e quelle degli altri. A ciascuno di noi sarà sicuramente capitato, nel corso della propria vita, di perdere il controllo delle proprie emozioni (…)
Le competenze emotive possono essere apprese, ed in una realtà nella quale ci accorgiamo che l'organizzazione strategica di un' azienda, o del lavoro in generale, non bastano a fronteggiare la realtà, né a gestire persone, è opportuno evidenziare una delle considerazioni che stanno alla base del principio della leadership: non si può parlare agli altri se non si parte prima da se stessi!
E' importante rispondere a questa domanda: se volessimo “realmente” gestire persone non dovremmo forse essere prima in grado di gestire noi stessi?
La Leadership (parte II)
Se non ho Leadership è perché non vado bene io o perché i miei dipendenti non vanno bene per quel lavoro?
Spesso il titolare di una PMI si chiede, un po’ frustrato dalla difficoltà nel gestire persone, se sia lui stesso ad essere negato oppure se è stato sfortunatissimo nel selezionare i suoi collaboratori. La risposta potrebbe essere data solo con un’analisi accurata, ma il più delle volte la verità sta nel mezzo. Ovvero personale molto scadente spesso è gestito da Leader molto mediocri, così come attorno ai bravi Leader troviamo solitamente una qualità delle persone superiore alla media.
Questo è dovuto ad una miriade di fattori, alcuni dei quali sono:- I collaboratori bravi non subiscono troppo a lungo le angherie di titolari autoritari e dispotici, quindi a lungo andare rimangono solo i peggiori, incapaci di trovare altri posti di lavoro.
- Titolari poco motivanti fanno peggiorare anche quelli che avrebbero potuto essere abbastanza bravi, poiché rafforzano le loro ansie e insicurezze, rendendolo pian piano dei meri esecutori mediocri.
- In fase di selezione chi è poco sicuro di se stesso tende ad assumere solo persone più incapaci di lui, temendo che uno più bravo possa metterlo in ombra o diventare un futuro concorrente.
- In assenza di meritocrazia (e quindi di un leader che sappia riconoscere e premiare i migliori) il livello medio tenderà ad abbassarsi sempre più, uniformandosi a quello dei peggiori presenti in azienda.
Questo sono solo alcuni dei tanti motivi per cui una Leadership mediocre tende ad creare collaboratori altrettanto mediocri, in una spirale discendente che porta chi è a capo dell’azienda a sentirsi sempre più solo e frustrato, scaricando a sua volta tale frustrazione sui collaboratori stessi. Un meccanismo che, se non fermato in tempo, porta all’inevitabile fallimento dell’azienda stessa.
La Leadership (parte I)
Punto 1. Perché è utile avere Leadership in una PMI?In realtà spesso si confonde il proprio status (di dirigente,amministratore delegato, proprietario) con il grado di leadership che si ha in azienda, interpretando l’ubbidienza dei collaboratori per reale volontà di fare le cose richieste. In periodi di crisi questa differenza si nota in maniera molto più marcata, poiché l’efficienza di chi fa le cose per dovere è di solito scarsa e la qualità è generalmente più scadente rispetto a chi le fa perché “crede” ed è coinvolto nel proprio lavoro. Se obbligo mio figlio a giocare a tennis non otterrà gli stessi risultati che potrebbe ottenere se fosse lui autonomamente appassionato di quello sport, a meno che non sia un talento naturale. Purtroppo i talenti sono pochi, i figli frustrati perché costretti a fare ciò che appassiona i genitori, invece, molti di più.
Qua ovviamente nasce spontanea la domanda: dovrei quindi far fare ai miei collaboratori solo quello che piace a loro? Ovviamente no. Diciamo però che c’è modo e modo per rendere più “appassionante” il lavoro di chiunque. E qui veniamo alla risposta conclusiva alla domanda iniziale. Perché serve avere Leadership in una PMI? Semplice. Perché raramente si hanno a disposizione talenti naturalmente appassionati del proprio lavoro e quindi un po’ di questa passione deve trasferirla il Leader, capace di trasformare anche le attività meno creative e più stressanti in qualcosa di divertente o accattivante.
Questa piccola esperienza personale mi ha insegnato molto più sulla leadership di tanti libri e quando vado nelle aziende osservo subito questi fattori:
A chi fa paura la Meritocrazia?

Perché quando sono presenti sistemi incentivanti significa che tanti altri fattori positivi sono già stati attivati. Perché ci sia meritocrazia, infatti, deve essere stato chiarito a tutti il proprio ruolo e i risultati che ci si apetta da ciascuno di loro. Ci dev'essere poi un sistema di verifica e controllo, legato a statistiche, per poter valutare oggettiviamente chi davvero è efficiente da chi non lo è.
Questo però è solo un aspetto.
L'altro, forse più importante ma spesso sottovalutato, è invece legato agli atteggiamenti delle persone.
Per atteggiamenti intendiamo svariati fattori: quanto è disponibile nei confronti dei colleghi, quanto si prende responsabilità, quanto contribuisce a creare un ambiente armonioso e sereno, quanto trasferisce le proprie competenze ai meno esperti e così via.
In poche parole tutto ciò che davvero differenzia un collaboratore prezioso da uno che invece porta solo problemi e negatività.
Questi fattori intangibili spesso non sono valutati, oppure risentono delle simpatie/antipatie del titolare. La soluzione, per ovviare a questo, è un sistema che permetta a tutte le persone che interagiscono tra loro di valutarsi a vicenda, sia verticalmente (titolare, dirigente, collaboratore) che orizzontalmente (tra dirigenti o tra collaboratori di uno stesso reparto).
Il risultato sarà un valore piuttosto "oggettivo", che rappresenterà la base di valutazione a cui verranno aggiunti i fattori più tangibili (i risultati veri e propri su base quantitativa e qualitativa).
Ecco che a questo punto è possibile mettere in piedi un sistema meritocratico che vada a premiare, su base mensile o trimestrale, coloro che davvero più contribuiscono alla crescita dell'azienda.
I premi possono essere in denaro, simbolici (una targa, una cena, un week-end benessere) oppure legati alla crescita (promozioni).
La meritocrazia crea effetti collaterali negativi solo quando il clima aziendale è ormai pesantemente compromesso, con gelosie e faide interne orientate solo alla salvaguardia del proprio status e non al bene aziendale. In questo caso andrebbero introdotti chiari valori aziendali che limitino gli atteggiamenti distruttivi di chi non ha più a cuore il benessere generale e, in casi estremi, l'allontanamento di questi ultimi.
La Motivazione Demotivante

Sono iscritto ad un Social Network professionale in cui spesso vi sono scambi di punti di vista con colleghi che lavorano nell'ambito dello sviluppo aziendale.
Proprio oggi è nata una interessante discussione su quali siano le caratteristiche che deve avere un buon manager oggi per essere davvero considerato tale.
Giustamente molti hanno puntato sulle abilità motivazionali che deve mettere in atto nel gestire gli altri, indicazione che mi trova perfettamente d'accordo.
Mi sono sentito però di precisare (come al solito facendo un po' il bastian contrario) che la motivazione rischia a volte di essere solo un surrogato della vera capacità di trascinare e di infondere carica positiva nelle persone.
Ho vissuto sulla mia pelle la triste esperienza di essere "motivato" in maniera meccanica e impersonale con i classici "Sei un grande!" senza che arrivasse però la vera energia che un riconoscimento di questo tipo dovrebbe darti. Capita quando chi lo fa sia solo abituato ad usare delle tecniche e non più ad esprimere i suoi veri pensieri.
Quando questo accade rischia di produrre nel tempo un effetto boomerang, in cui la finta motivazione crea dall'altra parte persone ciniche, ormai insensibili ad ogni forma di riconoscimento, con tutte le conseguenze annesse. E' più o meno quello che accade quando in azienda viene fatta la famosa "Carta dei Valori" (cosa assolutamente giusta) ma poi il primo a trasgredire questi valori è il titolare stesso o i suoi Responsabili diretti. Quella Carta ora è buona per... vabbe' avete capito.
Purtroppo questa è anche una conseguenza dei tanti "consulenti fai da te", personaggi col doppio lavoro che leggono tre libri o assistono ad un corso di Antony Robbins e per questo pensano di poter insegnare concetti che in realtà sono tanto affascinanti quanto delicati e complessi.
Ho visto cose che voi umani...
...venditori che dopo un corso di PNL davano imbarazzanti lezioni di "Mirroring" (http://www.en.wikipedia.org/wiki/Mirroring_(psychology)) o loro stessi lo applicavano rendendosi assolutamente ridicoli, scimmiottando maldestramente chi avevano di fronte.
...consulenti che andavano ad insegnare agli imprenditori come gestire le proprie finanze e poi erano i primi a fare investimenti sbagliati o ad avere debiti in banca.
...formatori che spiegavano il valore dell'incentivazione e poi assumevano solo co.co.co sfruttati per 10 ore e sottopagati.
Non proseguo oltre perché non vorrei inimicarmi troppe persone, ma sta di fatto che quando i concetti diventano tecnicismi, inapplicabili per gli altri ed inapplicati dalla stessa persona che le insegna, c'è qualcosa che non va.
E se la motivazione diventa "demotivante" significa che questa circostanza si è purtroppo verificata, con tutti i suoi tragici effetti, all'interno di un gruppo di persone.
« I've seen things you people wouldn't believe.
Attack ships on fire off the shoulder of Orion.
I watched c-beams glitter in the dark near the Tannhäuser Gate.
All those ... moments will be lost in time,
like tears... in rain.
Time to die. »



