Il cambiamento è demolizione.

Stiamo preparando il numero di Marzo-Aprile di Migliorare, che tratterà l’argomento del “cambiamento”.
Si è già scritto di tutto ed è davvero difficile non cadere negli stereotipi del “devi cambiare se vuoi sopravvivere” o del “cambiare è difficile perché siamo schiavi delle abitudini”. Quello che sto cercando quindi di capire è cosa impedisce o limita me, in primis, nei cambiamenti che mi trovo a dover fare.

Dopo lunghe riflessioni penso di aver compreso cosa mi frena maggiormente: il dover ammettere che, in un passato più o meno lontano, avevo torto. L’ho capito rileggendo un post scritto circa un anno fa, in cui affermavo cose che adesso non condivido più. Ma dover stare di fronte a quel post mi ha dato sofferenza, perché ho pensato a quante persone ho detto quelle cose, a quante azioni ho fatto io in virtù di quei pensieri, a quanta fatica ho sprecato verso una direzione che, ad oggi, definirei sbagliata.

Ecco, questa ammissione mi provoca una sofferenza talmente grande che sarei tentato di “riabilitare” i miei vecchi pensieri. Sarebbe più facile la via del compromesso di quella del totale “ripudio”…

Ma c’è di più: ora in effetti vedo le cose diversamente, agisco diversamente e perseguo un’altra via. Ma tra un anno potrei rivivere la stessa situazione di oggi, ovvero scoprire che tutto questo in realtà non funziona, non è corretto, non è ciò che io davvero voglio. In poche parole, la paura nei confronti del cambiamento può nascere dal un retro-pensiero di dubbi sulla nuova scelta da fare.

Quindi quello che spesso blocca non è mancanza di volontà, ma mancanza di sicurezza. Da qui tutte le storielle sugli obiettivi da scrivere, l’inconscio che lavora per noi e compagnia bella. In realtà questi esercizietti non servono a nient’altro che a convincersi di voler imboccare quella strada e di voler davvero raggiungere quel risultato. E’ auto-ipnosi della peggior specie: l’acquirente che si convince da solo a comprare il prodotto.
In effetti la crisi, quella vera, subentra solo quando comprendi che l’unico risultato che merita di essere raggiunto è un “non risultato”. Ovvero la demolizione di ciò per cui hai sempre lottato e non una “costruzione più bella”.

Capisco che questo concetto ai più può sembrare strana o contraddittoria, ma questo è in realtà solo l’inizio di una serie di rivelazioni che vorrò fare, e che probabilmente creeranno un piccolo terremoto nel campo della formazione. Ho già iniziato a scrivere un nuovo libro, ma i concetti fondamentali li pubblicherò man mano qui sul blog. Non sarà facile demolire, per cambiare. E la sfida più grande sarà evitare di urtare la suscettibilità di tanti professionisti, spesso cari amici, che in buona fede sostengono e insegnano cose che in realtà hanno mostrato tutti i loro limiti e la quasi totale inefficacia.

Ma tu puoi cambiare solo se hai un’alternativa. E spesso questa alternativa è difficile da portare avanti, perché non è il frutto di qualche libro letto o di un seminario intensivo. Nasce da qualcosa di più profondo, che io chiamo Consapevolezza Inconsapevole e che “arriva” autonomamente, grazie ad un insieme di fattori non codificabili.

Chissà se qualche pazzo coraggioso vorrà seguirmi in questo nuovo e arduo cammino…

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Fabrizio Cotza - Formatore Sovversivo.
www.fabriziocotza.it