E' il mezzo che giustifica il fine?


Dirò qualcosa di scontato (a volte è bello essere banali): il mondo ha invertito i segni.
Ha trasformato la vittima in carnefice e viceversa. Ha fatto diventare astuto e furbo chi è semplicemente disonesto, e fesso chi porta avanti i propri valori.
Forse è questa la famosa "inversioni dei poli" di cui parlano tante teorie catastrofiste.
Questo capovolgimento totale ha persino intaccato e stravolto il concetto macchiavellico de "il fine giustifica i mezzi" (in realtà Macchiavelli non l'ha mai sostenuto, ma questa è un'altra storia).
Ora è diventato "i mezzi giustificano il fine". Ovvero la modalità viene prima del motivo per cui si opera in un determinato modo.
Un esempio eclatante è la famosa "motivazione". L'essere motivato (ovvero "il mezzo") giustifica spesso il turpe fine (che potrebbe avere a che fare con l'Egoico bisogno di apparire o di prevalere sugli altri).
Il come lo fai oggi ha più importanza del perché lo fai, sovvertendo uno dei principi base che governa (o dovrebbe governare) la vita. In questo modo il fine può essere lecito o meno, non importa. Addirittura può non esserci un fine, poiché il "mezzo" basta a se stesso.
Con quali conseguenze?
Che passiamo ore ed ore a lavorare e ci scordiamo il perché. Che studiamo per anni e non comprendiamo il perché. Che lottiamo per una vita intera e non sappiamo il perché.
Ciò si trasforma in una frustrazione continua che cerca di trovar pace aumentando la "modalità", invece che soffermarsi un istante sul fine.
L'emozione, ad esempio, è una modalità. Il motivo per cui la provo è il "perché". Ma se mi faccio dominare dall'emozione perdo l'opportunità della comprensione più profonda di me.
Potrei continuare con altri infiniti esempi, ma preferisco fermarmi qui (gli altri ve li dirò il 10 Novembre al Winner Group).

Per ora volevo solo condividere con voi questa volatile riflessione che scomparirà inevitabilmente non appena avrò pubblicato i prossimi 9 post. Com'è giusto che sia.

2 commenti:

  1. Rachele Sannia27 ottobre 2010 23:26

    Tu dici: “IL MONDO HA INVERTO I SEGNI".

    Io dico: “Forse non ancora tutti!”
    Forse siamo ancora in tempo a fermare questa folle corsa che rende la parte più profonda di noi ridotta in brandelli.
    Il mezzo giustifica il fine o il fine giustifica il mezzo?
    Nulla è più in ordine.
    Sovvertiamo tutto e purtroppo violentiamo e deformiamo la nostra natura, ma per quale motivo?
    Il motivo, a mio parere, è semplice: siamo in una costante fuga da noi stessi.
    L'essere umano ha già nel profondo la sua bussola e, come attore principale, sceglie in ogni momento se guardarla e seguirla o abbandonarla.
    Se rivolgiamo lo sguardo ai nostri vecchi, alle tribù indigene, alle tribù indiane etc. e riflettiamo sulle loro vite, possiamo notare come la loro “bussola” funzionasse bene.
    Come mai i loro criteri erano giusti e portavano su strade diritte e i nostri canoni fanno acqua da tutte le parti?
    Era SAGGEZZA! Sapienza cercata, desiderata, accolta nel silenzio del Sé, meditata e infine attuata.
    Ora è INSIPIENZA! che tutto modifica, inverte, confonde, violenta.
    Ma l'essere INSIPIENTI non è colpa della nostra modernità. Non cerchiamo scusanti.
    L'essere INSIPIENTI è solo l'incoscienza di scegliere in ogni momento di essere lontani dal nostro IO profondo che spesso URLA, ma che noi non vogliamo sentire perché troppo scomodo, e così nell’oblio di noi stessi ci aggioghiamo al carro dell'insignificanza e della confusione e i segni perdono il loro vero valore!

    Rachele Sannia

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  2. w macchiavelli: il giusto mezzo giustifica il fine e non il fine che giustifica i mezzi, il fine è discutibile ma un giusto mezzo , no mai. ciao

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Fabrizio Cotza - Formatore Sovversivo.
www.fabriziocotza.it