L'alta finanza spiegata ad un ragazzino


Da quando ho deciso di dedicare parte del mio tempo libero alla formazione per i ragazzi ho capito che avrei dovuto, una volta per tutte, comprendere la finanza.
Il motivo è semplice. Ad un adulto puoi dirgli che le tasse servono per pagare il debito creato dalla crisi. Ad un ragazzino no. Perché giustamente lui ti chiederebbe “In che senso? Debito di chi?”. Loro vogliono risposte vere e sensate, a differenza degli adulti. Quindi mi è toccato informarmi davvero.

Per scoprire una cosa davvero interessante: in realtà la finanza ha molto a che fare con i ragazzini, perché viene gestita da adulti mai cresciuti, che pensano di star giocando ancora a Monopoli. Lo scopo è vincere, a prescindere dal fatto che le casette e gli alberghi siano virtuali e che quei soldi siano finti.
Qualche anno fa dei conoscenti mi hanno convinto a partecipare ad un gioco di società per “adulti”. Si chiama “Cash flow” ed è basato su un libro molto famoso “Padre ricco, padre povero” di Robert Kiyosaki.
Quello che mi sorprese giocando con queste persone, fu l’enfasi che ci mettevano, al punto tale che chi vinceva pensava davvero di essersi arricchito, sebbene nella vita reale stentasse ancora ad arrivare a fine mese. Il virtuale contava più del reale, con la distorta idea che credendo nel virtuale anche il tuo reale può modificarsi (distorsione nata dal famoso “pensiero positivo”, una vera piaga diffusa a beneficio di chi deve manipolarti).

Non è la crisi la causa dei suicidi.

Stanno crescendo in maniera esponenziale il numero dei suicidi, soprattutto tra imprenditori e liberi professionisti, a causa di difficoltà finanziarie.
La prima reazione è quella dello sdegno. E' davvero inconcepibile che un essere umano si debba togliere la vita per motivi economici, lasciando la propria famiglia in situazioni ancora più drammatiche.
Poi subentra la riflessione. Perché una persona preferisce morire piuttosto che affrontare i propri problemi?
Non dobbiamo pensare che la decisione arrivi improvvisa, in concomitanza con la ricezione della cartella di Equitalia. Quello di solito è l'atto conclusivo di una serie di decisioni, di atteggiamenti, di paure, di fughe.
Chi accumula debiti che poi non può più restituire spesso ha commesso piccoli o grandi errori, gli è mancato il controllo della situazione per anni, oppure non ha avuto la forza di affrontare alcune difficoltà lavorative e personali.
Quello che voglio dire è che un suicidio non è un'azione improvvisa, ma l'atto finale di comportamenti che spesso hanno un'origine più profonda e che non viene realmente analizzata ed affrontata.


Il futuro della prossima generazione

I ragazzi mi mostrano la loro "Vision Board"
C'è chi per hobby tira calci ad un pallone, solleva pesi in una stanza, scala montagne a mani nude. Il mio è andare nelle scuole medie e superiori ad insegnare ai ragazzi quello che spesso neppure genitori ed insegnanti conoscono: come affrontare il futuro che verrà.
E' un hobby che mi appaga enormemente, perché a quell'età sono molto recettivi quando comprendono che gli vengono dette cose utili e vere, e che soprattutto potranno concretamente aiutarli ad ottenere i propri obiettivi personali.

Logicamente con i ragazzini di 12 anni non si possono utilizzare le stesse modalità comunicative che vanno bene con quelli di 18, ma la cosa affascinante è che tutti, senza eccezioni, portano fuori un interesse per questi discorsi che spesso spiazza gli insegnanti stessi.
Eppure parlo di argomenti non proprio "semplici" (anche se, va detto, più ostici per un "adulto"): proattività, comunicazione, comprensione, potere dei riconoscimenti, uso magico dell'immaginazione...