Sondaggio: sono io o è Libero a non conoscere l'italiano?


Siamo arrivati al triste epilogo. Dopo un lungo week-end di riflessioni Libero ha esperesso il suo verdetto. Il premio rimane assegnato all'autore che ha partecipato con 3 siti.

Il regolamento (cito da qui: http://www.liberomobileawards.it/regolamento) afferma:
"Specifiche relative alle modalità di partecipazione al presente Concorso:
- ogni partecipante potrà realizzare uno e un solo Sito Mobile".
Bene, io direi di aprire un sondaggio per verificare cosa significa questo regolamento.a) Ogni partecipante può realizzare uno e un solo Sito Mobile
b) Ogni partecipante può realizzare fino a 3 Siti Mobile
c) Ogni partecipante può realizzare uno e un solo Sito Mobile, tranne che il vincitore.
d) Ogni partecipante può realizzare quanti siti desidera, la giuria prenderà in considerazione solo quello iscritto cronologicamente per primo.

Ebbene, non vorrei influenzare il sondaggio, ma per la cronaca sappiate che Libero ha ritenuto valida l'assegnazione del premio poiché ha dato l'interpretazione della lettera "d" (sì, non scherzo, quella dell'ordine cronologico!).
Ora, io sono dell'idea che l'interpretazione di una frase sia sempre opinabile, quindi mi affido a voi, amici lettori, e ai vostri amici a cui mi auguro proporrete questo sondaggio,e agli amici degli amici, fino ad arrivare ad un quorum che renda valido il sondaggio.
Ah, è valido uno e un solo voto a testa. Ovvero quello che cronologicamente verrà fatto per primo ;)

Wikileaks... ovvero come pilotare una rivelazione.

Ovviamente la mia è solo una congettura, ma tutta questa pubblicità fatta alle rivelazioni scottanti di Wikileaks non mi ha convinto.
Una regola ferrea del vero Potere è che se un'informazione può danneggiarli non va mai contrastata ma solo ignorata.

Il silenzio, in una società dominata dall'iper-comunicazione, è molto più efficace di una potente operazione di deligittimazione.

In parole povere, se queste rivelazioni così pericolose finiscono su tutti i mezzi di comunicazione ufficiali significa che c'è un Potere, avverso a quello che viene attaccato, che ha interesse affinché ciò avvenga. Altrimenti questo non potrebbe accadere. Punto.

In poche occasioni ho potuto accedere ad informazioni davvero destabilizzanti ed erano sempre state ignorate da tutti, o al massimo ridicolizzate se cominciavano un po' a diffondersi.

Dalla lettura sommaria delle prime rivelazioni di Wikileaks emerge chiara e nitida una fazione ben precisa, ovvero l'attacco non è trasversale come potrebbe sembrare, ma appoggia un Potere che da circa un anno sta prendendo piede e che ha contribuito a destabilizzare anche l'economia mondiale.

Il suo fine, infatti, è creare caos e fomentare la divisione tra Europa e Stati Uniti, indebolendo soprattutto l'Europa dall'interno (gli improvvisi rischi di default di vari paesi dell'Unione Europea vi dicono niente?).

Non sono un esperto di politica internazionale, ma di questi tempi il buon senso aiuta più dei testi accademici nel comprendere cosa ci accade attorno e in che direzione si vuole andare.

Lungi dall'avere quindi la verità in tasca mi limito ad osservare meccanismi che si ripetono nella storia con un copione quasi sempre uguale.

Purtroppo i sintomi non sono forieri di buone notizie. Ma questo non deve portare a inutili vittimismi o ad uno sterile pessimismo. Deve portare ad una lucida consapevolezza, l'unica vera medicina in possesso di chi ha responsabilità imprenditoriali e quindi sociali.

Perché un'azienda ha grossi debiti


Se è vero che gli ultimi anni non sono stati facili per nessuno, va anche detto che aziende che hanno accumulato grossi debiti in realtà hanno anche fatto macroscopici errori imprenditoriali (che il più delle volte purtroppo non vedono e che quindi continuano a fare).

Innanzitutto cerchiamo di definire meglio il concetto di "grossi debiti" e poi analizziamo quali possono essere le vere cause.

I debiti di un'azienda andrebbero rapportati non al fatturato ma all'utile medio. Se si sono accumulati 100 mila euro di debiti su un fatturato di 1 milione di euro dovrei sapere in quanto tempo potrei risanare la mia situazione, in base al margine vero (e non a quello di contribuzione). Ad esempio, se il margine vero è del 10% mi occorrerebbe circa un anno per appianarli (i 100 mila di debito sul milione di euro di fatturato).

Ovviamente ci sono porzioni di debiti legati a investimenti a lungo termine (il capannone nuovo, oppure il cambio di macchinari) che però andrebbero valutati a parte. In questo momento concentriamoci solo sui debiti legati ai fornitori standard (bollette, stipendi, chi ci rifornisce la materia prima etc).

Ebbene, se i debiti con i fornitori standard fossero difficilmente sanabili in un anno vorrebbe dire che, imprenditorialmente, sto commettendo GRANDI errori.

Vediamone alcuni:

1. Servizi/prodotti di scarsa qualità. Inutile girarci troppo attorno, se stai accumulando debiti col mercato è perché hai creato tempo addietro clienti insoddisfatti. La prima controprova di questo è chiamare i propri clienti, partendo da chi non ha pagato. Il fatto che un cliente ti metta alla cima della lista dei pagamenti o in fondo ("se rimangono soldi a fine mese paghiamo, forse, anche lui) è significativo. E i clienti stessi avranno molte indicazioni da darti su cosa devi migliorare, se li vorrai davvero ascoltare senza considerarli dei "rompiscatole".

2. Promesse non mantenute. Questo è un discorso diverso dall'effettiva qualità del prodotto/servizio, ed è il classico errore delle aziende che investono solo sul marketing senza adeguare internamente la propria struttura operativa. Io prometto di essere il "più" di tutti gli altri mentre questa cosa non è vera e sono solo uno dei tanti. La differenza tra l'aspettativa creata e ciò che poi offro in termini di vero valore aggiunto è così scarsa che il cliente si reputa insoddisfatto e scontento. A volte mantenere un profilo leggermente più basso è meglio...

3. Incompetenza. Non finirò mai di ripetere che oggi la competenza tecnica non basta, anzi, è al massimo un 50% di quello che il mercato richiede. La vera competenza è sui particolari, sulla capacità di relazionarsi con gli altri (clienti, fornitori, collaboratori), sul saper gestire le crisi, sul saper fare network. Senza queste competenze l'azienda soffrirà inevitabilmente, poiché la sola conoscenza tecnica è reperibile ormai ovunque.

4. Scarsa capacità di gestire le finanze. Di questi tempi avere il cash flow sotto controllo settimanale (dove possibile, o al massimo mensile per le aziende più strutturate) è assolutamente fondamentale. Per accumulare tanti debiti bisogna aver perso il controllo delle entrate e delle uscite per molto tempo. Scoprire l'andamento economico aziendale a fine anno (dal commercialista) è di solito un'autopsia.

5. Insufficiente spinta commerciale. I clienti non bussano più alla porta. Non entrano più in negozio. Non ti chiedono i preventivi. Devi essere tu a proporti e a fare in modo che ti preferiscano a tutti gli altri. La mera presentazione di un prodotto o di un servizio, l'uomo brochure che va in giro a spiegare cosa vende o il classico raccoglitore d'ordini sono tutte specie in estinzione (per fortuna).

6. Pessima reputazione. Un tempo era il "passaparola", ora è internet. Se scontenti un cliente, in pochi minuti puoi avere un effetto virale incontrollabile che tenderà a diffondersi senza poter fare nulla per fermarlo. Ovviamente non parliamo di piccole cose, ma di aspetti così evidenti e macroscopici da diventare indifendibili nei confronti dei futuri potenziali clienti.


Ci sono, ovviamente, altri motivi che possono incidere e determinare l'accumulo di grossi debiti, ma questi per una PMI sono tra i principali. Purtroppo è più facile attribuire tutte le colpe alla crisi o ai clienti rompiscatole, piuttosto che affrontare e gestire le vere cause. Con le conseguenze che sappiamo.

Lavora su questi punti e vedrai che, nonostante la crisi, anche tu potrai avere un'azienda con il bilancio in attivo il prossimo anno.

Accademia per Responsabili Aziendali

Dopo oltre 10 anni dedicati alla formazione abbiamo voluto riassumere in un percorso annuale tutti i concetti fondamentali che un dirigente, un professionista o un responsabile intermedio dovrebbe conoscere per gestire con meno sforzi e maggiori risultati tutte le problematiche inerenti la gestione di collaboratori, colleghi, clienti, fornitori e del del lavoro in generale.
Sarà una vera e propria Accademia, con 10 argomenti ben definiti e su cui ci sarà un "allenamento" pratico e costante, nonché un breve esame finale.

Ci sono alcuni punti che ritengo davvero importanti:
- L'investimento per l'Accademia di un anno è quello che solitamente si spende per una sola giornata di formazione o consulenza in azienda.
- Chiunque si iscriva potrà partecipare PER SEMPRE e GRATUITAMENTE alle prossime edizioni dell'Accademia.
- Il confronto tra i partecipanti, accumunati da un percorso di crescita di un anno, rafforzerà la loro predisposizione alle collaborazioni, allo scambio e allo sviluppo di nuove idee, proprio come avviene nei migliori Network di professionisti.


Chiuderemo al massimo a 24 iscritti per garantire, come sempre, una grande cura "individuale" a ciascun partecipante.


Partiremo da Settembre con il seguente calendario per i primi 3 mesi.

- Merc. 14 Settembre
- Merc. 12 Ottobre
- Merc. 16 Novembre
Saranno tutte mezze giornate al pomeriggio, dalle 14.30 alle 18.30 e si svolgeranno presso Villa Tamburini a Budrio (BO)


Ecco tutti i dettagli:
Questa accademia sarà riservata a tutti coloro che ricoprono (o dovranno ricoprire) ruoli di responsabilità all’interno dell’azienda. Quindi è particolarmente indicata per Responsabili in area Amministrativa, Tecnica, Commerciale o Produttiva, ma in generale è ideale per tutti coloro che gestiscono altre persone o che si devono relazionare spesso con colleghi/clienti/fornitori.
Gli obiettivi che otterremo saranno legati all’autonomia della persona nel gestire persone e situazioni complesse, allenandoli per un anno intero a comprendere il vero significato di “Responsabile” all’interno di un'azienda.
L’accademia sarà composta da 10 incontri con cadenza mensile, di 4 ore ciascuno di cui 2 dedicate alla formazione e al trasferimento di concetti e le altre 2 alle esercitazioni pratiche e all’allenamento di ogni singolo partecipante.
Quota di partecipazione per persona, per tutti i 10 incontri annuali: 2800 Euro
Gli incontri a cui la persona non potrà partecipare non verranno rimborsati, ma potranno essere recuperati in una successiva edizione dell’accademia.

La quota comprende:
- Partecipazione a 10 incontri di 4 ore ciascuno
- Materiale didattico
- Tutti i coffee break
- Supporto costante durante l’anno sia per via telefonica che mail.
- Diploma incorniciato, a seguito di un piccolo esame a fine percorso
- Possibilità di frequentare gratuitamente le successive edizioni dell’Accademia.


Programma dei 10 incontri:
Incontro 1 di Settembre: Definizione del ruolo di “Responsabile” – Quali sono le competenze e le caratteristiche caratteriali da implementare.
Esercitazione pratiche in coppia e Role Playing di gruppo
Incontro 2 di Ottobre: Delega e mancata delega – Tutti gli errori da evitare nella gestione dei propri collaboratori e perché è utile far crescere persone sotto di sé.
Esercitazione pratiche in coppia e Role Playing di gruppo
Incontro 3 di Novembre: Cosa si aspetta un imprenditore da un responsabile – L’arte di risolvere problemi operativi ed anticipare i problemi futuri.
Esercitazione pratiche in coppia e Role Playing di gruppo
Dicembre: pausa
Incontro 4 di Gennaio: Come rendere organizzato il proprio settore – L’organigramma e la gestione del tempo.
Esercitazione pratiche in coppia e Role Playing di gruppo
Incontro 5 di Febbraio: Come rendere produttivi i propri collaboratori – Il chiarimento del risultato e la programmazione giornaliera o settimanale.
Esercitazione pratiche in coppia e Role Playing di gruppo
Incontro 6 di Marzo: Come creare un gruppo affiatato e che lavora in armonia - Le 5 leve motivazionali.
Esercitazione pratiche in coppia e Role Playing di gruppo
Incontro 7 di Aprile: Come impostare, gestire e svolgere riunioni efficaci– L’arte del coinvolgimento nel parlare ad altre persone e come gestire obiezioni o lamentele.
Esercitazione pratiche in coppia e Role Playing di gruppo
Incontro 8 di Maggio: Come gestire situazioni poco etiche nel proprio reparto - L’importanza dei valori condivisi in azienda.
Esercitazione pratiche in coppia e Role Playing di gruppo
Incontro 9 di Giugno: La selezione, il reclutamento, l’inserimento iniziale di nuovi collaboratori – Strategie per attirare e mantenere i talenti nel proprio gruppo.
Esercitazione pratiche in coppia e Role Playing di gruppo
Incontro 10 di Luglio: Riassunto delle tematiche svolte durante l’anno ed esame scritto finale per la consegna dei diplomi.
Tutta la formazione verrà gestita dalla società All Winners, nella persona di Fabrizio Cotza, ma potrà avvalersi anche di altri professionisti specializzati, per esigenze specifiche.

Libero Mobile: come non gestire un cliente incacchiato


Sembra incredibile, ma anche un'azienda che dovrebbe conoscere perfettamente l'importanza della propria credibilità e reputazione fa errori che neppure un mediocre "markettaro" (leggi: uomo che fa marketing) si sognerebbe di commettere. In più investendo qualcosa come 70 mila euro.


Antefatto: Libero, per lanciare un nuovo servizio, indice un concorso per siti e blog. Discreta adesione, tra cui la nostra, e primo criterio di selezione abbastanza oggettivo e condiviso, ovvero i voti del pubblico.
Da questa prima selezione accedono alla seconda fase 95 siti, che verranno giudicati da quella che viene ampiamente pubblicizzata come una giuria di grandi esperti di marketing, internet etc.


La genialata: per rendere l'operazione ancora più "virale" viene aperta su Facebook una pagina ufficiale dedicata al concorso, e molti partecipanti accedono alla pagina proprio mentre si stanno svolgendo le votazioni. Poiché ci sono in ballo 7 premi da 10 mila euro ciascuno si aspetta con grande trepidazione l'esito.


Primo autogol: uno della giuria, senza che si sia già ufficializzato il verdetto, posta su twitter i risultati! Ovviamente si scatena su Facebook un tam tam di voci, smentite, conferme. Grande segnale di professionalità da parte del giurato...


Secondo e tragico autogol: dopo (in teoria) una settimana di valutazioni tra i premiati c'è un sito totalmente anonimo, creato qualche mese prima e semi abbandonato, con foto rubacchiate in giro e senza alcun post (dei ben 35 totali!) originale.
Quello che ancor più sconcerta è la motivazione ufficiale dei giudici (parole testuali, giuro): "Per la grafica e per l´utilizzo di foto di forte impatto, per il taglio editoriale sintetico ed efficace e per il tono ironico, oltre che per l´usabilità e per la grafica accattivante. Perfetto per la fruizione in mobilità di un momento di leggero entertainment".

Giustamente sulla pagina ufficiale si scatena la polemica dei tanti titolari di siti che avrebbero meritato davvero quel premio, e da azione virale positiva pian piano il concorso comincia ad assumere gli aspetti grotteschi di una operazione portata avanti in maniera quanto meno superficiale.

Risultato: credibilità e reputazione di Libero altamente compromessa, con decine di blogger decisi a denunciare pubblicamente l'accaduto (e parliamo di siti con anche 20.000 iscritti...).
Un danno che, in confronto, i 70 mila euro investiti in premi sono bazzecole.

Io ovviamente ringrazio di questa opportunità, preziosa per dimostrare come non sono i soldi e non è il brand a creare la buona reputazione, bensì la serietà e la professionalità con cui si fanno le cose. Soprattutto in tempi "virali" come questi....

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Vi aggiorno rispetto a questa incredibile storia, perché credo che Libero ci stia dando una serie di esempi interessanti non solo su come rovinarsi la reputazione ma anche su come gestire in maniera poco efficace un cliente arrabbiato (i partecipanti al concorso, in questo caso).

Oggi ci è arrivata una comunicazione scritta da uno dei giurati (che tra l'altro stimo molto come persona, visto che è l'unico che ha avuto il coraggio di esporsi in questa faccenda).
Riporto integralmente:

Come scivolare su una buccia di banana proprio sulla linea del traguardo
Carissimi Guerrieri,
scrivo questa nota a titolo personale e di getto, senza consultarmi con nessuno del mio team (sicuramente mi cazzieranno per questo!), è tardi ma davvero non riesco ad andare a dormire prima di aver messo su monitor questi miei pensieri.
Perchè come dico sempre un Ninja "prega, agisce, ascolta, migliora". E allora dobbiamo imparare qualcosa dalla vicenda dei Libero Mobile Awards!
Cosa ci insegna questa case history? Che si può scivolare su una buccia di banana quando si è in dirittura d'arrivo sul finale di un progetto ben gestito, mentre sta tagliando il traguardo con le braccia alzate.
Il progetto Libero Mobile Awards, condotto in modo egregio dal team di lavoro che l'ha progettato e realizzato - e che ringrazio di cuore - ha raccolto centinaia di adesioni, pareri positivi, superato tutti gli obiettivi che ci eravamo prefissati in termini quantitativi e qualitativi.
E poi? E poi è successo l'imprevedibile.
La giuria, seppur qualificata e animata dalle migliori intenzioni, non è riuscita ad esprimere nelle sue dinamiche di gruppo un giudizio all'altezza delle grandi aspettative riposte dagli utenti: si sono scatenate delle critiche feroci che hanno addirittura messo in dubbio la buona fede degli organizzatori e la professionalità dei giurati.
Anche se non condivido i toni e le modalità delle polemiche, seppur consapevole che qualunque decisione sarebbe stata probabilmente contestata, devo ammettere che si poteva fare meglio, che si doveva fare meglio per esprimere un giudizio di maggiore qualità, un giudizio più ponderato in grado di fare delle scelte ineccepibili.
Sicuramente valutare più di 90 siti non ha aiutato i giudici a trovare in tutti i casi e per tutte le categorie la quadra del cerchio.
In più mi sono reso conto che le dinamiche di gruppo, legate spesso a personalità dominanti, in casi come questi rischiano di inficiare l'equilibrio delle decisioni.E dal momento che l'aspettativa è stata alta, perchè il lavoro è stato fatto bene ed è stato reputato credibile fino a quel punto, l'energia dell'aspettativa, essendo stata frustrata ha acceso un incendio.
In definitiva, anche se si è trattato di un semplice concorso come ce ne sono tanti, la gente che ha partecipato ci ha dedicato tempo e passione e pretende - giustamente - che tutto sia fatto nel migliore dei modi.
E' quindi fondamentale rispettare fino in fondo, nel vero senso della parola, le persone, la community che ci ha dato quella energia.
Rispettare significa dedicarsi, e il tempo è una buona misura della dedizione.
E' questa la lezione che dobbiamo imparare!
E anche se abbiamo scritto libri e parliamo alle conferenze, e sappiamo realizzare progetti per grandi clienti, non vuol dire che non sbagliamo mai. Anzi! Davvero spesso è frustrante il passaggio dalla teoria alla pratica, dalla creatività all'esecuzione, e spesso, purtroppo, non siamo soddisfatti di come le cose sono andate, perchè si poteva fare ancora meglio...
E anche in questo caso si poteva fare meglio, si doveva fare meglio e mi scuso profondamente con tutti quelli che ne hanno risentito. Mi dispiace veramente. Inutile dire che un concorso a premi non metterà mai in dubbio la validità del vostro lavoro e dei vostri progetti!
Anche un ninja sbaglia, ma ascolta e migliora, giusto Guerrieri?
Continuiamo a farlo!

Firma

Esaminiamo tecnicamente il lodevole tentativo del nostro simpatico amico (non sono ironico, è davvero una persona in gamba e piacevole):

Punto 1.
Ottimo il prendersi responsabilità dell'accaduto, un po' alla Lippi dopo il disastroso mondiale, ma non basta. Da tifoso mi incacchiai ancora di più, da partecipante ad un concorso mi viene da dire: bene, quindi confermi le nostre perplessità, ma intanto i premi sono stati dati ad alcuni che non lo meritavano... Se un'azienda fa un errore non è sufficiente chiedere scusa, deve poi far seguire un'azione pratica per rimediare al danno.
Punto 2.
Usare l'incompetenza per giustificare l'errore è la cosa peggiore da dire ad un cliente. In questo caso, affermare di aver sottovalutato alcune dinamiche di gruppo (della giuria) è come dire che non si hanno competenze nel far parte di una giuria di questo livello. Come spesso ho scritto in questo blog le sole competenze tecniche ormai non bastano più, servono anche le competenze relazionali e, appunto, di dinamiche di gruppo.
Punto 3.
Svilire il proprio prodotto per tentare di rendere l'errore meno grave è come darsi una martellata in quel posto. Di conseguenza affermare "si è trattato di un semplice concorso come ce ne sono tanti" io lo interpreto come un "dai, in fondo tutta questa polemica è eccessiva rispetto all'importanza della cosa".
Di questi tempi 70 mila euro di premio (in visibilità pubblicitaria) non mi sembrano cosette... per un piccolo blog come il nostro avrebbe significato una visibilità al progetto Winner Group che difficilmente altri concorsi potranno darci. E se era un concorso come tanti perché prima era stato così enfatizzato da Libero stesso???
Punto 4.
Un altro membro della giuria, nei commenti a questa lettera aperta, ha chiaramente contraddetto e non approvato quanto scritto dal suo collega.
E' come se il socio di un'azienda, dopo una lettera
ufficiale di scuse, inviasse un'altra lettera al cliente incacchiato dicendo "sappiate che io non sono d'accordo con quanto ammesso dall'altro mio socio!". Un grande esempio di unità di intenti...

Insomma, pur apprezzando il tentativo di appianare le cose, mi sembra chiaro che i gestori di questo concorso stanno facendo grossolani errori, tra l'altro facilmente evitabili se avessero letto meglio questo blog...

Programma incontri Winner Group



- Martedì 29 OttOBRE
- martedì 26 novembre



Presso Accademia dei Notturni – Budrio (BO)
Orari: 14.30 – 18.30
Per informazioni o iscrizioni: info@winnergroup.it
www.winnergroup.it

Quanto tempo perdi a...


Il tempo è la risorsa più importante per un imprenditore. E, solitamente, quando una risorsa è rara si è portati ad usarla con parsimonia.

Eppure questo non sempre accade nell'utilizzo del tempo.

Nel frequentare centinaia di imprenditori ho constatato quanti sono i modi in cui, paradossalmente, viene sprecata questa grande e limitata risorsa.

Eccone alcuni:

- Parlare di collaboratori inefficienti o negativi con altre persone, illustrando nei dettagli tutti i motivi per cui non crediamo più in loro, senza però fare niente per gestire concretamente la situazione.

- Occuparsi di attività assolutamente inutili quali: acquisti di cancelleria, riparazione di stampanti/pc/fax, cura delle piante dell'ufficio, controllo di attività marginali, gestione di piccoli clienti etc.

- Subentrare in mansioni operative per gestire inefficienze o piccoli problemi creati da altri, senza poi risalire alle vere cause.

- Rimanere inebetiti a pensare a situazioni non piacevoli accadute nei giorni precedenti o a problemi che si dovranno affrontare in futuro, senza agire concretamente.

- Fare lunghi soliloqui in riunioni aziendali o in incontri individuali, senza ascoltare o coinvolgere gli interlocutori.

- Controllare ossessivamente numeri o fatturato, senza far seguire azioni concrete.


Ovviamente non esiste imprenditore che non sia cascato in uno o più di questi "tranelli". Quello che più conta è avere la capacità di quantificare quanto tempo, mediamente, sprechiamo in questo modo per comprendere come invece poterlo destinare ad attività più proficue e stimolanti.

Il tempo meglio speso è senza dubbio quello in cui:

- facciamo crescere altre persone, formandole o affiancandole nel proprio lavoro.

- creiamo strategie marketing, opportunità commerciali, nuovi servizi, nuovi prodotti.

- ci formiamo per diventare più abili nelle attivitù imprenditoriali

- ci informiamo sulle necessità dei nostri collaboratori, per supportarli nei momenti difficili o nelle loro incertezze.

- verifichiamo che i lavori impartiti vengano eseguiti al meglio.

- prendiamo decisioni sulla base di numeri, statistiche, finanze disponibili.

- partecipiamo a momenti di confronto con altri imprenditori, confrontando esperienze e stringendo collaborazioni.


Sarebbe interessante che ciascuno di voi proponesse il proprio punto di vista, aggiungendo altre voci ad entrambe le liste, per rendere questo spunto ancora più utile per tutti.

Il Network dei network


Questo weekend è stato fonte di grande ispirazione. Eravamo vicino a Gubbio, con gli amici Stefano e Luisa di 3ntini edizioni, presso la struttura "Alcatraz" fondata da Jacopo Fo. Si è parlato di network e di come questo fenomeno presto cambierà radicalmente ogni rapporto commerciale.
Giustamente Jacopo ci faceva notare come la scienza abbia dimostrato che la vera evoluzione della specie non è stata provocata dalla capacità di "adattarsi" (come si pensava fino a poco tempo fa), bensì dalla cooperazione tra le varie forme di vita.

Eppure quello che la natura fa da sempre, l'uomo fatica ad applicarlo in maniera spontanea, privilegiando la competizione e la contrapposizione. Ma questa famosa crisi è forse servita anche a questo, ovvero a mettere in discussione un approccio al lavoro e alla vita che si erano consolidati nel tempo.

In realtà il concetto di network non è stato ignorato da tutti gli esseri umani nel corso della storia. Anzi, è stato il substrato vero su cui sono nati grandi centri di potere. Era, insomma, una modalità compresa ed utilizzata solo da una élite che ha fatto tesoro degli enormi vantaggi che dà una rete di alleanze.
L'individualismo ha mostrato tutti i suoi pericolosi limiti e presto rappresenterà la vera discriminante tra chi verrà fagocitato dal mercato globale (dominato da multinazionali e speculazione finanziaria) e chi, invece, lo saprà sfruttare a proprio favore.

Il network dei "piccoli" vince sulle pachidermiche strutture poiché permette di soddisfare tutta quella miriade di micro esigenze che raramente trovano risposte nella grande distribuzione.
Ma si tratta di fare un vero e proprio cambio di paradigma, possibile solo combattendo gli egoismi tipicamente italici, in cui il più furbo è quello che frega gli altri.

Nel futuro nascerà un'ulteriore esigenza, ovvero raggruppare tutta questa miriade di network sparsi sul territorio e nati in maniera spesso spontanea. Già adesso il Winner Group è diventato catalizzatore di altre iniziative, sia regionali che nazionali. Ad esempio si è creata una bella collaborazione con un network formato da un centinaio di imprenditori bresciani, che presto faremo conoscere attraverso una rubrica fissa su Migliorare.
Abbiamo scoperto, con meraviglia e stupore, di avere gli stessi valori, e probabilmente come loro ci saranno altre decine o centinaia di piccoli gruppi di imprenditori (esterni alle solite associazioni di categoria) che stanno creando vera cultura imprenditoriale sul loro territorio.

Probabilmente la naturale evoluzione del Winner Group sarà proprio questa: diventare un collettore di altri network accumunati dagli stessi principi guida, per creare quella massa critica necessaria per operare trasformazioni dal basso. Un Network di network, organizzato e capillare, trasversale e completo. Forse un sogno non troppo difficile da realizzare.

18 mesi di risultati al Winner Group

Esattamente 18 mesi fa nasceva, da una decina di imprenditori, l'idea di fare qualcosa di concreto per aiutare le aziende dell'Emilia Romagna.
Ormai disillusi sulla possibilità che l'aiuto arrivasse delle istituzioni, o dalle varie associazioni di categoria, decidemmo di creare un vero network slegato da interessi politici o da lotte di potere.

Sapevamo sin dall'inizio che questa impostazione non ci avrebbe avantaggiati e che l'iniziativa sarebbe stata ignorata dagli organi di stampa, da sempre attenti a magnificare le inutili attività da cui ci volevamo distaccare.
Per questo creammo, dopo pochi mesi, il nostro magazine: Migliorare.

E così, pian piano e senza clamori, il Winner Group è cresciuto, non solo numericamente ma soprattutto qualitativamente.
Abbiamo assisitito ad interventi formativi illuminanti da parte di imprenditori che hanno vinto contro la crisi. Ci sono stati ospiti importanti e addirittura internazionali, come nel caso di Joshua Freedman, massimo esponente dell'intelligenza emotiva. Abbiamo avuto workshop di gruppo su temi fondamentali quali la responsabilità sociale o la necessità di adottare monete complementari.

E, senza che questo fosse il primo o l'unico obiettivo, abbiamo creato quello che nessuna fiera, nessun convegno, nessuna associazione erano mai stati in grado di offrirci: un aiuto concreto nel creare business, collaborazioni, partnership strategiche.

Ecco un po' di numeri, frutto dell'ultimo sondaggio fatto tra i soci sostenitori:

- Oltre 2,8 milioni di Euro in scambi commerciali, nati grazie ai matching organizzati negli incontri mensili.

- il 70% dei soci ha stretto partnership commerciali con almeno un partecipante agli incontri Winner Group (ospite o socio). Il 45% con più di 3 partecipanti.

- il 90% dei soci ha collaborato in qualche modo con altri soci, creando strategie comuni o fornendo referenze per l'acquisizione di nuovi clienti.

- il 70% dei soci non ha avuto calo di profitti rispetto all'anno precedente ed il 40% li ha addirittura aumentati.

- Tutti i soci hanno dichiarato di essere cresciuti imprenditorialmente da quando frequentano il Winner Group, e individuano questa crescita come uno dei fattori più importanti nell'aver superato la crisi.

In questi 18 mesi i soci hanno portato agli incontri mensili oltre 500 imprenditori ospiti.
Sono stati pubblicati 6 numeri del magazine Migliorare, spediti complessivamente ad oltre 15.000 aziende.
Con nostra grande sorpresa sia Italia Oggi che Capital ci hanno dedicato un'intera pagina (non pubblicitaria!) in cui hanno descritto il nostro network come assolutamente innovativo ed utile rispetto a qualunque altro sul territorio.
In compenso nessun quotidiano locale ci ha mai degnato un trafiletto, nonostante i vari comunicati stampa inviati.

Siamo fieri di questi risultati e ci chiediamo cosa potremmo fare se la nostra iniziativa fosse diffusa su tutto il territorio nazionale, invece che circoscritto ad un centinaio di aziende emiliano-romagnole.
Con milioni di euro destinati ad improbabili e fallimentari progetti per il rilancio delle PMI, noi a costo zero abbiamo dimostrato cosa può fare la semplice diffusione di una sana cultura imprenditoriale.




Le regole auree per creare un vero network


#1 Se fai network per averne un vantaggio diretto ed immediato il network ti escluderà all’istante.

#2 Chiama il tuo concorrente all’interno del network, meglio ospitare che essere ospite.

#3 Se sei tu che ospiti hai un vantaggio competitivo difficilmente colmabile, perché acquisisci buona reputazione.

#4 Nel network la qualità conta più della quantità. L’originalità più della qualità. Il buon clima più dell’originalità.

#5 Il network non deve piacere a tutti. Se piace a tutti è inutile come le persone che lo compongono.

#6 Quando scegli le persone – perché devi sceglierle tu – assicurati di avere almeno un idealista, un teatrante, un creativo, un commerciante e uno da non invitare più la volta dopo.

#7 Nel network ci dev’essere uno che organizza perfettamente ma anche uno che fa la regia occulta dei dettagli.

#8 Le storie vere sono più importanti delle teorie.

#9 Troppi consulenti uccidono il network.

#10 L’egoismo crea un meraviglioso effetto repulsione da parte degli altri.

#11 Nel network devono nascere business semplici, partnership impensabili e simpatie spontanee.

#12 Il network deve durare oltre gli incontri istituzionali del network.

#13 Un network popolato da ottimi imprenditori tenderà ad attirare mediocri personaggi in cerca di clienti.

#14 Ci devono essere sempre tre fasi negli incontri del network: formazione, matching e momenti informali di chiacchiere libere. Se manca anche solo uno di questi tre fattori il network diventa improduttivo.

#15 Se ti chiedi, anche solo per un istante, che ci stai a fare nel network, quel network è inutile per te o tu sei inutile per quel network.

Testimonianze di imprenditori non in crisi!


Di questi tempi sentire la voce di imprenditori che non solo non stanno risentendo della crisi, ma che addirittura stanno crescendo, sembra quasi fantascientifico.
Ecco il motivo per cui parleremo oggi di 4 aziende appartenenti al Winner Group, molto diverse tra loro (per dimensione, storia, settore) che hanno però in comune una cosa: l'aver creato qualità, cultura aziendale e incredibili risultati.

La prima, la Pro Tackles, qualche anno fa non era che una start-up. Quando abbiamo conosciuto gli attuali soci, ciascuno di loro aveva un sogno nel cassetto: far diventare il loro hobby della pesca un lavoro a tempo pieno. E' così partita un’avventura nella produzione e commercializzazione di esche che in meno di 3 anni li ha visti diventare protagonisti di una importante nicchia di mercato con un loro brand personale, “Molix”.
Oggi l'azienda fattura 1,3 milioni di euro, ha 7 dipendenti ed è in veloce espansione in tutto il mercato mondiale.

La seconda ha invece una tradizione lunghissima e si chiama Autoadesivi Magri.
Producono e e commercializzano in tutto il mondo nastri autoadesivi. Purtroppo negli ultimi anni, a causa di una concorrenza spietata da parte dei paesi orientali, il fatturato era sceso e l'azienda era in grave pericolo. A questo si era aggiunto il passaggio generazionale ed un incidente che aveva danneggiato buona parte dell'azienda.
Ma i nuovi titolari, la famiglia Magri, hanno deciso di reagire puntando tutto sulla qualità e sulla formazione di dirigenti e personale. I risultati, in appena un anno, sono stati eccezionali: mentre tutti i competitors diretti ormai lottano per una difficile sopravvivenza la Magri chiuderà l'anno con un +30% di fatturato, intorno ai 32 milioni di euro.

Percorso simile anche per la Oto Mills del gruppo Marcegaglia. Loro producono e commercializzano macchine per tubi.
In questo caso il passaggio generazionale era doppio (due soci con i due rispettivi figli) e di conseguenza i problemi sembravano insormontabili, soprattutto perché coincidevano con la crisi mondiale (poiché la maggior parte del fatturato viene dall'estero). Ma in questo caso è stato vincente dare spazio alle idee dei nuovi dirigenti, i quali sono riusciti negli ultimi anni a rimodernare tutta l'azienda, rendendola molto più competitiva che in passato. Questo ha fatto sì che oggi la Oto Mills sia incontrastata leader nel mercato mondiale, con un fatturato in forte ascesa che supera i 70 milioni di euro, con ordinativi già per tutto il 2011, ed un nuovo ramo d'azienda appena partito.


L'ultima azienda del Winner Group che merita di essere menzionata è la Tedeschi Autospurghi. In questo caso il risultato ottenuto non è solo l'aver aumentato i profitti (con un fatturato che supera i 2 milioni di euro) ma, ancora più importante, essere riusciti a rendere l'azienda assolutamente autosufficiente: i 15 dipendenti, grazie ad un modello organizzativo moderno ed efficace, sono in grado di essere produttivi in maniera assolutamente autonoma, ovvero senza la presenza costante del titolare che in questo modo può dedicarsi anche alle sue passioni: il golf e i viaggi.

Termino con questa testimonianza perché è quella più in linea con la filosofia che accomuna le aziende del Winner Group, in cui il lavoro, la gestione dell'azienda ed i profitti dovrebbero trovare un equilibrio con il proprio benessere personale e la crescita come individui.

Fuffa


Questo termine, fuffa, è davvero geniale. Tra i vari significati, Wikipedia ne dà uno molto interessante: "Nelle situazioni lavorative: quando una persona non produce nulla, ma pretende di essere il centro di tutte le decisioni e si dà credito per cose a cui non ha personalmente contribuito".
Ecco, non potrei trovare termine migliore per descrivere meglio la gran parte dei convegni dedicati alla ripresa economica a cui ho assistito ultimamente. In particolare quelli in cui erano presenti due categorie specifiche:
- accademici universitari ultrasessantenni
- consulenti di questa granminchia
(a proposito, devo essere l'unico fesso a non avere mai avuto un incarico da Barilla e da Technogym, visto che tutti quelli che incontro ultimamente si spacciano per formatori di queste due aziende).

Ore ed ore di inutilissima fuffa autocelebrativa o assolutamente retorica, in cui si afferma che le PMI devono cambiare (geniale! ma dammi un consiglio pratico sul "come"), che le istituzioni devono fare qualcosa (le istituzioni? da quando in qua aiutano noi piccoli e medi imprenditori?), che bisogna tornare ad essere competitivi... ci manca solo una sconvolgente affermazione sulle mezze stagioni che ormai non ci sono più e poi il quadretto è completo.
Ma la cosa affascinante è il tono solenne con cui questi mediocri personaggi leggono (male) i loro discorsetti riciclati da trentanni. Per non parlare dei giornalisti locali che accorrono per fare le loro domandine del tipo: "Ma ci dica, secondo lei il peggio è superato? Ci sarà a breve la ripresa?".
Tutta una buffonata inconcludente che demoralizza e confonde ancora di più i pochi veri imprenditori, speranzosi di sentirsi dire qualcosa di pratico, un'indicazione davvero utile, una piccola frase sensata e non infarcita di paroloni inglesi ficcati dentro solo per apparire molto più competenti di chi ti ascolta.
Ma l'apoteosi si raggiunge quando il consulente, alla coraggiosa domanda dell'imprenditore in sala "mi potrebbe spiegare meglio cos'è quella sappliciein che ha nominato spesso?", lo guarda schifato prima di rispondere, sprezzante: "Beh, la Supply Chain è semplicemente un processo end-to-end che consente di fare arrivare, produrre e distribuire prodotti e servizi ai clienti".
Chiaro no? Un processo end-to-end... domattina potrebbe davvero salvarti l'azienda, piccolo imprenditore ignorante.

Un caro amico, titolare di un'aziendina con 300 dipendenti, mi dice sottovoce: "Ma se questi sono così bravi, perché non la aprono loro un'azienda?". Infatti.
Il professore universitario sessantenne, con quella tediosa flemma che ha già solo nel parlare, durerebbe tre giorni, a fare l'imprenditore. Poi lo porterebbero via in barella in preda a violente convulsioni. E in ospedale qualcuno dovrebbe mettersi di fianco al suo lettino a dirgli, con identica voce monotona, che un sacco di studiosi del millenovecento affermano cose interessanti riguardo alla sua morte ormai imminente. Ah, che goduria sarebbe guardarli agononizzare in un mare di fuffa.

Ma ai convegni mi ostino ad andare, sebbene tutte le volte il mio Ego ne esca pericolosamente rafforzato. O forse proprio per questo, chissà.
Però mi chiedo sconcertato: come può l'Ego gratificarsi dal confronto con questa triste e misera Fuffa?

La consapevolezza dell'imprenditore

Cosa significa, oggi, avere un atteggiamento di "consapevolezza" nei confronti del proprio lavoro o della propria azienda? Per anni si è parlato di concetti quali "responsabilità", "passione", "etica del lavoro", "impegno", "motivazione", senza però chiarire cosa ci stava dietro a tutti questi atteggiamenti.
Nel contesto in cui si trovano tante aziende del nostro territorio (e non solo), è diventato patetico cercare di curare mali quasi incurabili con le zigulì, ovvero con pastigliette dolci di cui ci siamo imbottiti per anni.
Come imprenditori oggi abbiamo bisogno di fare un vero salto di qualità, in cui le attività lavorative non siano fini a se stesse, ma diventino una sorta di palestra per una crescita sul piano personale oltre che professionale. Chi non sarà in grado di fare questo passaggio si ritroverà stritolato in ingranaggi che ormai non può più controllare, poiché troppo più grandi di lui.

L'atteggiamento Egoico, basato sul successo esteriore, ha funzionato fino ad oggi, poiché il mondo circostante offriva compensazioni, effimere ma potenti, che andavano a compensare il grande dispendio di energia vitale. Ma ora che la droga del guadagno non c'è più, o è stata fortemente ridotta, la crisi di astinenza si fa sentire pesantemente su chi non ha deciso di iniziare il processo di disintossicazione.
Parlare di Consapevolezza quindi non è un ulteriore "atteggiamento" ma una vera e propria impostazione di vita, che supera e mette in secondo piano tutto il resto. E' il vero obiettivo, non "un" obiettivo.
Purtroppo è un approccio che non dà gli stessi risultati immediati di una "droga motivazionale" e per questo solo in pochi riescono davvero a imboccare il cammino. Ma è un bivio in cui chi prenderà la strada sbagliata si ritroverà inevitabilmente più solo e disperato, poiché il muro del vicolo cieco, un tempo lontano, ora comincia ad avvicinarsi.
Presto vi porterò testimonianze di imprenditori locali che hanno già cominciato a godere dei risultati di questo percorso consapevole. E che hanno compreso il vero motivo per cui fanno tutto ciò che fanno.
Per approfondire questo argomento leggi gli articoli correlati:

Winner Group di Novembre


Credo che quello di ieri sia stato tra i Winner Group Emilia Romagna più importanti da quando esiste il nostro network. Importante perché c'era un clima di grande condivisione. Perché abbiamo parlato di un argomento complesso e vitale. Perché abbiamo avuto il coraggio di osservare le nostre maschere.

Consapevolezza o Ego. Mica robetta. Come dire "vita o farsa". E' stato solo un accenno, un piccolo squarcio di luce nella notte buia. Ma sufficiente a farci intravedere un percorso che può dare un significato all'esistenza di ciascuno.

Mi sembra ovvio dire che descrivere cià che abbiamo provato, come gruppo, sarebbe inutile e forse impossibile. Quindi non lo farò.
Ma vorrei esprimere la mia gratitudine a tutti coloro che ieri hanno messo da parte il loro "ruolo" mostrando la loro parte più fragile e più vera.
Eccoli gli eroi di cui il mondo ha sempre più bisogno.

Questi i titoli dei libri per approfondire gli argomenti di ieri:


Bauman Z. (2008). Consumo, dunque sono. Bari-Roma: Laterza

Bossolasco M. (2003). Stress, emozioni, immunità e malattia. Firenze: PsicoLAB

Buber M. (1990). Il cammino dell'uomo. Biella: edizioni Qiqiajon

Butto N. (1998). Il settimo senso. Roma: Edizioni Mediterranee

Carnegie D. (2001). Come godersi la vita e lavorare meglio. Milano: Bompiani

Dalai Lama; Cutler, H.C. (2009). L'arte della felicità. Milano: Mondadori

Daniela D. (1993). Chi è felice non s'ammala. Milano: Mondadori.

Diamond J. (2005). Collassi. Come le società scelgono di morire o vivere. Torino: Einaudi

Di Pietro M. (1999). L'ABC delle mie emozioni. Corso di alfabetizzazione socio-affettiva. Trento: Erikson

Freedman J. (2009). Intelligenza emotiva al cuore della performance. Milano: Il Sole 24 ore Pirola

Goleman D. (1999). Intelligenza emotiva. Milano: Rizzoli

Illich I. (1977). La Convivialità. Milano: RED Edizioni

Lo Presti C. (2007). L'alfabeto delle emozioni. Bari: La meridiana

Ouspensky P.D. (1974). La quarta via. Roma: Astrolabio

Martina R. (2000). Equilibrio emozionale. Milano: Tecniche Nuove Edizioni

Pancheri P. (1980). Stress, emozioni, malattia. Milano: Mondadori

Seligman M. (1991). Imparare l'ottimismo. Firenze: Giunti

Tolle E. (2008). Un nuovo mondo. Milano: Mondadori

Tribulato E. (2004). L'educazione negata. Messina: EDAS.


Migliorare di Novembre


Creatività e capacità di inventiva: ecco le due parole chiave che guidano tutti i contenuti del nuovo numero di Migliorare, il magazine che racchiude tutte le migliori strategie utili per una PMI.
Purtroppo ultimamente la crisi sembra aver atrofizzato quello che da sempre ha rappresentato il vero punto di forza di tanti piccoli e medi imprenditori: la loro fantasia.
Vedremo come e perché è necessario risvegliare questo talento, e di come svilupparlo nel caso non ci si senta particolarmente dotati di questa caratteristica.
Come sempre potrete leggere qualche anteprima direttamente sul sito di Migliorare: www.miglioraremagazine.it.
Se volete invece leggerlo per intero in forma cartacea potete cercarlo nelle migliori edicole dell'emilia romagna o richiederne una copia telefonando alla redazione di Migliorare (tel.0532 31 85 21).

La perfezione imperfetta


Una delle caratteristiche più affascinanti degli imprenditori di successo è che non si sentono mai “arrivati”. Ritengono di avere ancora tanto da imparare dagli altri e, sebbene abbiano aziende gestire in maniera eccellente, riescono ancora a vedere le aree di miglioramento.

Viceversa a volte capita di parlare con imprenditori dall’Ego molto sviluppato, i quali decantano la loro bravura e l’assoluta perfezione dell’azienda da loro gestita. Non si capisce se lo fanno per ricevere riconoscimenti esteriori, pur consapevoli di non raccontare la realtà, o se si siano davvero convinti di quanto affermano. Questo atteggiamento diventa ancora più problematico quando, a fronte di questa eccellenza, descrivono però risultati non ottimali, causati (dal loro punto di vista) da motivi esterni (la crisi, i fornitori, le banche).

Tale contraddizione non viene percepita come sintomo di qualcosa che stride, ma diventa addirittura la chiave con cui giustificare i fallimenti concreti di tutta quella perfezioni virtuale.

A questo punto tentare di aiutare la persona diventa molto difficile, poiché in realtà la persona non vuole essere aiutata, ma solo adulata. Si circonderà in questo modo di collaboratori e fornitori accondiscendenti e servili, i quali non tenteranno mai un contradditorio per paura di far impermalosire l’imprenditore. Salvo poi criticarlo alle spalle o boicottarlo appena se ne presenta l’occasione.

L’unica speranza, in questi casi, è una presa di consapevolezza forte, derivante da una situazione evidentemente grave o difficile. Per questo la crisi, per alcuni imprenditori, ha rappresentato l’ultima grande opportunità per cominciare a lavorare davvero su loro stessi.